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"Darkwood anno zero"

TESTI
Moreno Burattini
DISEGNI
Gallieno Ferri

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Scheda 1/2

Vi siete mai chiesti il significato dell'aquila che Zagor porta sul petto? Nemmeno io, ma vogliono dircelo lo stesso...

Aquila del mattino
recensione flash di Daniele Alfonso


Raramente le storie retrospettive incontrano il mio favore. Spesso e (mal)volentieri si tratta di avventure posticce, alla stregua di veri e propri fill-in, che si ostinano a voler svelare al lettore retroscena inediti che dovrebbero arricchire la figura del protagonista di nuove sfaccettature, ma che, di fatto, non aggiungono e non tolgono niente a ciò che è importante sapere. Anzi, spesso viene inutilmente sciupata quella preziosa aura di mistero che avvolge taluni personaggi, minandone il fascino. Naturalmente esistono le eccezioni, come ad esempio la meravigliosa "Zagor racconta..." (ZG 55/56), o la celebre "Batman: year one" di Miller/Mazzucchelli, che questa "Darkwood anno zero" sembra voler richiamare, almeno nel titolo. Sfortunatamente, qui non siamo in presenza di un'eccezione, ma di una storia ben al di sotto degli attuali standard qualitativi di Moreno Burattini, tanto da far pensare che l'autore toscano l'abbia tenuta nel cassetto per chissà quanti anni, aspettando il momento opportuno per tirarla fuori. Momento che si è presentato solo ora, allo scoccare del quarantesimo anno di età di Zagor. Nel passare dal cassetto dell'autore ai nostri scaffali, "Darkwood anno zero" non ha fatto del bene a nessuno, tantomeno allo Spirito con la Scure, che si ritrova a vivere (o meglio a rivivere, visto che l'intera storia è un flashback) una storia insipida e banalotta, quasi del tutto priva di mordente. Non mancano alcuni intensi momenti di lirismo, e tutto sommato il personaggio della maga Shyer è ben sviluppato (grazie anche al tratto retrò di Gallieno Ferri, che qui svolge davvero un buon lavoro) e perfino commovente, anche se la sua retorica new-age si fa talvolta stucchevole. L'intento celebrativo della storia è evidente e, se vogliamo, perfino lodevole, peccato che il risultato non sia all'altezza delle buone intenzioni.
 
 


 
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