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"Cico paladino"


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Poema poco cavalleresco
recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Moreno Burattini    

Facciamo conoscenza con un altro antenato di Cico, che in quanto a strambi bisavoli farebbe l'invidia anche del disneyano Pippo. Protagonista della storia è Cicobrando, umile menestrello che gira la Francia dei tempi di Carlo Magno, incappando, naturalmente, in una serie di disavventure, che di solito finiscono a sganassoni. Nel corso della storia, lo sfigatissimo Cicobrando colleziona una quantità incredibile di sberle, randellate e calci nel sedere, viene abbrustolito da un drago, trasformato in ranocchio, e catturato e torturato dai feroci Saraceni, che in cerca di un supplizio consono al povero spagnolo, decidono di adottare un metodo vecchio, ma che funziona sempre: "Giù botte!" (a mio avviso, questa è la sequenza più divertente dell'intero albo).

La storia si può dividere in due parti. Nella prima, Cicobrando si spaccia per scudiero del paladino Gilfredo, e deve contemporaneamente sfuggire alle ire del vero scudiero, e dei mori che sono in cerca di Gilfredo. Questa è la parte più pregevole nella costruzione delle vicende dei vari personaggi, che si intrecciano come in una "commedia degli equivoci", e le situazioni divertenti non mancano. Trovandosi alle prese coi mori, lo scudiero di Gilfredo preferisce a sua volta farsi passare per menestrello, e l'inversione dei ruoli è completa.

"La storia si può dividere in due parti (..)"
   
Da qui comincia la seconda parte della storia, molto più lineare della prima. Gilfredo e Cicobrando devono raggiungere il castello di Carlo Magno, per consegnargli una "preziosa" missiva. Sarebbe stato sorprendente se la lettera fosse stata davvero di importanza capitale, invece non è così: si tratta di un messaggio totalmente futile, un classico della comicità ormai troppo sfruttato e facilmente prevedibile. Nel loro cammino verso Parigi, paladino e scudiero inciampano casualmente in tutti i temi classici della narrativa di tipo epico-cavalleresco: dalla damigella in pericolo, al mago fabbricante di mostri Rambaldo (che cita nel nome Carlo Rambaldi, altro creatore di mostri, stavolta per Hollywood), dal drago sputafuoco all'anello che rende invisibili. Le gag sono divertenti, ma slegate fra loro, e si sente un po' la mancanza dell'intreccio che c'era nella prima parte della vicenda.

Mi chiedo se non sarebbe stato divertente far parlare tutti i personaggi in una sorta di "italiano antico", ma Burattini ha scelto un dialogo di stampo moderno, spontaneo e scorrevole anche se anacronistico. Gilfredo è l'unico a esprimersi con un fraseggio aulico, che a volte risulta di scarsa comprensione per quelli che gli stanno intorno.



DISEGNI
Francesco Gamba    

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Dopo il Porcello Baffuto, eccovi il Ranocchio Baffuto
disegno di Gamba (c) 1998 SBE
   
Ci si potrebbe chiedere se, dopo tanti anni, Francesco Gamba non si sia ancora stufato di disegnare le avventure di Cico. Io credo invece che Gamba non abbia di che annoiarsi, ma che anzi sia uno dei più fortunati disegnatori della Sergio Bonelli Editore, data l'estrema varietà delle ambientazioni su cui deve lavorare. In questo caso, si è potuto sbizzarrire nella creazione dei mostri del mago Rambaldo, che insieme alla moglie Abelarda, sembra uscito da una storia Disney (in effetti i due ricordano Mago Merlino e Maga Magò della "Spada nella roccia"), per non parlare del mitico Ippogrifo, del cattivissimo Alì El Gradass (la cui malvagità è evidenziata dai denti acuminati), e dell'anello che rende invisibili. Tutte cose che, suppongo, possano divertire molto un disegnatore.

Gamba passa dal West americano al Vecchio Continente con naturalezza, nel suo consueto stile essenziale, chiaro, attento alle proporzioni e alle fisionomie, e di immediata comunicativa... anche se magari un po' troppo essenziale, e a volte un po' troppo rigido nell'anatomia dei personaggi. Purtroppo, è sempre assai insoddisfacente l'interpretazione di Zagor.



GLOBALE
 

"Cico paladino" non è il migliore degli albi dedicati alla spalla di Zagor, ma è pur sempre una lettura divertente e rilassante. Rimaniamo in attesa della prossima uscita cichiana, che si intitolerà "Cico giornalista".

Nella seconda di copertina, come nel precedente "Cico soldato", compare una presentazione dell'albo, firmata da mano ignota. Molto più interessante la terza di copertina, da cui fra l'altro apprendiamo che, dopo "Il Signore Nero", lo Spirito con la Scure vivrà una nuova avventura di stampo fantasy nel prossimo albo speciale di Boselli e Torricelli.
 

 


 
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