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" Il villaggio del mistero"

TESTI
Moreno Burattini
DISEGNI
Marco Torricelli

Strage

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Gente strana
recensione di Cristian Di Clemente

Ci sono alcuni elementi d'interesse, sulla carta, in questa seconda tappa del nuovo viaggio di Zagor: i temi, attuali e scottanti, dei "viaggi della speranza" e della difficile convivenza tra popoli diversi -che la Storia insegna essere causa di tensioni e guerre- e presenze soprannaturali in un villaggio abbandonato (degno della Blizzard di un altro protagonista bonelliano).

La narrazione dell'impatto dei moldavi con il contintente americano è, tuttavia, marginale, mentre l'aspetto del contatto tra culture diverse e della convivenza è saltato di netto, per esigenze di suspense narrativa e non anticipare la soluzione del mistero: i cajun -"gente strana", come la chiama il tenente- passano direttamente all'attacco. Resta qualche rammarico, da un lato, per il modo semplicistico in cui questa comunità è stata caratterizzata e, dall'altro lato, per la spiegazione data alle loro azioni: sono rappresentati come dei "macellai" armati di machete e sterminano un intero villaggio perché "non vogliamo estranei nella nostra palude!", e questo chiude il discorso.

"Moreno Burattini sceglie di fare pendere la bilancia in netto favore degli elementi misteriosi e delle atmosfere"    

Tra i possibili spunti, quindi, Moreno Burattini sceglie di fare pendere la bilancia in netto favore degli elementi misteriosi e delle atmosfere, e la storia funziona proprio nelle sequenze dedicate all'esplorazione del villaggio deserto, alla macabra scoperta del segreto del pozzo e al racconto del suicidio del prete. Le "oscure presenze" si rivelano essere qualcosa di diverso da quello che ci si poteva attendere: non minaccia ma aiuto, in verità un pò fiacco, essendo efficaci solo con persone capaci di provare sensi di colpa -come lo sfortunato prete-, mentre ai cajun, cattivissimi e insensibili, non fanno un graffio.

L'episodio regge dal punto di vista del ritmo e delle atmosfere ma manca una qualsivoglia caratterizzazione nei singoli: i vari Theodor, Stephan, Grigore e Nicolae della comunità moldava non lasciano alcun segno, Miron si differenzia ma è l'immancabile fifone di un gruppo.

La struttura narrativa si rivela classica e atipica allo stesso tempo nel contesto zagoriano. Da una parte abbiamo il trio Angela, Grigore e la vecchia Hanu, figure tipiche nelle storie dello Spirito con la Scure: sono i comprimari che vengono introdotti subito con una sequenza dedicata solo a loro, rendendo immediato che rivestiranno un ruolo più o meno determinante nella storia (anziché svelarsi un poco alla volta interagendo con il protagonista, come invece capita più spesso in altre serie come Magico Vento). Dall'altra parte manca, invece, un'altra figura ricorrente delle storie di Zagor: il capo dei nemici, il bersaglio che, se abbattuto -magari al termine di un avvincente duello- spesso segna l'esito delle battaglie. Questa assenza dà un tocco di maggiore drammaticità e realismo -sia pure in un contesto dalle forti tinte sovrannaturali- alla minaccia cajun: il nemico è superiore alle possibilità di Zagor, sempre importante ma non determinante (serve un intervento esterno per salvare la buccia) e a tratti un pò troppo disinvolto nello spiegare gli eventi misteriosi di cui sono testimoni.

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L'orrore... l'orrore
disegni di Marco Torricelli (c) 2004 SBE

Marco Torricelli, come aveva anticipato in una intervista per uBC, sta evolvendo il proprio stile traendo, in parte, ispirazione dalla lezione di Wrightson. La prova che ne consegue in questo doppio episodio è, tuttavia, discontinua e a tratti "schizofrenica": anche nell'eccellente sequenza delle pag.38-45 nel n.472 (esplorazione del villaggio abbandonato), di spessore grafico troppo superiore alla piattezza che domina in buona parte del resto dell'episodio, c'è un primo piano di Grigore (a pag.40) che appare di stile estraneo, ricordando il tratto da heroic fantasy dello Speciale 11, dei n.433-434 ma anche di DP 17 (si veda a tale proposito il "caso" del conte Magnus alternativo). Sebbene espressivi, la resa di vari personaggi è altalenante: oltre al già citato Grigore (cfr.il primo piano di cui sopra con quello di pag.73 del n.472), anche il pauroso Miron appare spesso con lineamenti diversi (nel n.473, l'ultima vignetta a pag.43, la terza a pag.51, la quarta e la quinta a pag.54, la seconda a pag.62). La prova è poi indebolita da alcune fastidiose incongruenze (vedere la scheda della storia), così grossolane che non si comprende come siano potute sfuggire ai controlli redazionali.

Molto efficace la sequenza finale (pag.88-91 del n.473) con lo scatenarsi alla Creepy degli Spiriti dei morti. Questi ultimi sono agili e sinuosi come lo stesso Spirito con la Scure che, in vignette come quella a pag.34 del n.473, richiama frequentemente la parentela con il "figlio delle scimmie" di E.R. Burroughs.
 

 


 
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