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" Il passato
di Ramath "


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Maledizione!
recensione di Daniele Alfonso

La maledizione di Jagannath, che colpì Wilfred Kellog, continua a fare vittime...



TESTI
Sog. e Sce. Moreno Burattini
e Stefano Priarone
   

In un'annata zagoriana nel complesso soddisfacente, ma tutto sommato priva di memorabili epopee, il ritorno di Dharma la strega e di Kubal Singh, due personaggi che hanno segnato la storia di Zagor e toccato il cuore di molti lettori (cfr. "Tigre!", ZG 136/138), costituisce senz'altro il momento clou. Moreno Burattini si fa affiancare da Stefano Priarone, che gli appassionati dell'Eroe di Darkwood conoscevano finora solo come puntuale e appassionato critico, nella costruzione di una storia che tira le fila su tutta la materia indiana della quarantennale saga dello Spirito con la Scure (e per una volta parliamo di indiani dell'India, e non di pellerossa), ricollegandosi non solo alla già citata "Tigre!", ma anche a "La dea nera" (ZG 53/54), a "L'ombra di Kalì" (ZG sp11al) e in ultimo a "L'isola dei demoni" (ZG al01). I due autori dimostrano una conoscenza della res zagoriana che non è seconda a quella di nessun altro, ma questo -francamente- non ci stupisce: dopotutto è il loro lavoro! Ciò che dispiace è che tutti i suddetti fili, una volta tirati insieme, e una volta sviluppati vecchi e nuovi personaggi, sembrano fare una matassa un po' troppo ingarbugliata per poter riuscire facilmente credibile, tanto che gli stessi autori si trovano costretti a mettere in bocca ai personaggi dialoghi che testimoniano come gli stessi protagonisti della vicenda facciano fatica a credere a ciò che sta loro capitando ("In questa storia tutto si incastra come in un gioco di pazienza" dice Zagor a p.89 del N.444, e ancora "Sono parecchie le cose singolari in questa storia", a p.6 del N.445). Malauguratamente, e proprio vero: le cose singolari sono un po' troppe, e anche se sappiamo tutti che la vita a volte riserva strane sorprese, e i fumetti ancora di più, non possiamo forzare la nostra suspension of disbelief al punto tale da credere facilmente che MacQuade possa essere amico proprio di Richard Kellog, il quale è casualmente fratello di Wilfred e Harry Kellog (vedi "Tigre!"), e sempre più casualmente ha preso alloggio proprio proprio nell'ex residenza del capitano Lean (vedi "La dea nera!"). Possiamo anche accettare che Dharma fosse stata la donna di Murrah, il quale era maestro di Ramath, questo sì... ma è già abbastanza: non esageriamo con le coincidenze!

"Il secondo punto nella lista delle perplessità è lo sviluppo di alcuni personaggi"
   

Il secondo punto nella lista delle perplessità è lo sviluppo di alcuni personaggi. Nulla da dire (se non i meritati elogi) sulla interessantissima parte del passato di Ramath, che sembra incastrarsi perfettamente con gli elementi che già avevamo a disposizione sulla storia del personaggio, ma qualche dubbio rimane su Dharma e Kubal Singh. In Pleasant Point (forum di discussione su Darkwood Online) i due autori hanno tanuto ad affermare (nella sostanza) che il character building è stato eseguito senza snaturare le iniziale idee nolittiane, e che nuovi dettagli sono stati aggiunti laddove Nolitta non aveva voluto approfondire. Sì e no. Attualmente Kubal Singh e Dharma risultano alleati, mentre in "Tigre!" pareva proprio che la strega fosse al servizio del Rajah di Jagdalpur, e questo è intuibile dal fatto che, nel momento in cui dev'essere lanciata la maledizione di Jagannath contro Wilfred Kellog, Kubal Singh chiama a sè la strega battendo le mani, così come potrebbe fare con una serva (da notare che questo particolare è candidamente ripreso proprio nel prologo di "Il passato di Ramath", e precisamente a p.11 del N.444). Un dettaglio da maniaci? Ebbene, allora siamo maniaci. E non è finita qui. Sebbene in "Tigre!" fosse evidente che Dharma fosse una cattiva (o quanto meno un tantino squilibrata), non si può dire con leggerezza la stessa cosa di Kubal Singh, che è uno di quegli affascinanti e misteriosi personaggi che Nolitta era abilissimo a creare. Ha ragione Moreno Burattini quando osserva che la puniziona inflitta a Wilfred Kellog non era commisurata alla sua colpa (una vita umana in cambio di una vita animale -la tigre dell'Orissa uccisa da Wilfred- è decisamente troppo) ma questo non fa automaticamente un cattivo di Kubal Singh. Il Rajah di Jagdalupr è un figlio dell'India misteriosa, di una cultura che noi occidentali non siamo in grado di capire, nè di giudicare. Kubal Singh non è cattivo, è imperscrutabile, il che è diverso: è proprio per questo che è un personaggio affascinante. Burattini e Priarone, purtroppo, hanno svilito il personaggio dandogli dei chiari connotati negativi, e peggio ancora lo hanno reso un cattivo della peggior specie, ovvero un cattivo idiota, monomaniaco e ingenuamente succube di Dharma, che lo sfrutta a suo piacimento per poi ucciderlo facilmente con una pugnalata al petto. Lui, un uomo uscito vincitore da mille battaglie, che muore per mano di una vecchietta macilenta? Che fine ingloriosa!

Questi sono i problemi in cui incorriamo noi lettori nostalgici, che ostinatamente continuiamo a chiedere a gran voce il ritorno dei personaggi che abbiamo tanto amato, e poi ci lamentiamo sempre quando gli autori non fanno esattamente quello che vogliamo noi (vedi i vari ritorni di Hellingen, Rakosi, Guitar Jim, eccetera). E' una specie di maledizione, peggio di quella di Jagannath. Teniamocela, e impariamo a conviverci, perché probabilmente nemmeno Nolitta e Ferri avrebbero pututo fare meglio di così.



DISEGNI
Raffaele Della Monica    

Raffaele Della Monica è ormai da molto tempo una colonna portante della serie Zagor, e a lui tocca il giusto onore di riportare graficamente alla vita due personaggi così importanti come Dharma e Kubal Singh, per non parlare di Ramath e MacQuade, quest'ultimo da lui stesso creato nell'albetto "L'ombra di Kalì" per i testi di Maurizio Colombo. L'autore svolge come sempre un ottimo lavoro nella caratterizzazione di tutti gli attori della vicenda, e pone la dovuta cura nella rappresentazione degli ambienti, trasportandoci con disinvoltura da Darkwood all'India al mondo onirico, e costruendo graficamente un non facile intreccio di magia, sparatorie, duelli all'arma bianca, lotte con tigri, agguati e inseguimenti. L'opprimente angoscia materializzata da Gallieno Ferri in "Tigre!" non viene replicata, ma del resto questa è un'altra storia, con un'impronta differente. Peccato che la figura di Kubal Singh sia meno incisiva e imponente rispetto all'originale matrice ferriana, e una buona sgridata ci sta bene per la terza vignetta di p.11 del N,446: Raffaele, cos'è questo scarabocchio???



GLOBALE
 

Una storia non brutta, ma che poteva andare molto meglio di così... o forse no!?

I nuovi lettori di Zagor potranno probabilmente apprezzarla meglio in sè e per sè, mentre ai vecchi nostalgici probabilmente resterà un po' di amaro in bocca.
 

 


 
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