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" Il ritorno di
Kandrax"



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Scheda 431/435

Il giorno del suo quarantesimo compleanno, Zagor ritorna a Darkwood e la trova sconvolta da quel simpaticone di Kandrax.

Cento di questi giorni!
recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

E' normale che ogni lettore di fumetti si affezioni ad una particolare interpretazione del suo personaggio preferito, solitamente la prima di cui si è "innamorato", ed è quindi doveroso, per ogni nuovo autore, accostarsi ad una serie con l'impegno di rispettarne le tematiche e le caratteristiche fondamentali già consolidate. D'altro canto, seguire in modo pedissequo le orme dei predecessori difficilmente porta a buoni risultati, ed il bravo autore dovrebbe essere in grado di adattare un personaggio alla sua propria sensibilità, cercando nel contempo di non tradire le aspettative dei lettori. E' ciò che, negli ultimi anni, ha fatto Mauro Boselli, introducendo nella serie del Re di Darkwood nuove tematiche e nuovi personaggi, offrendoci uno Zagor che a volte risulta distante dal fumetto originale creato quarant'anni fa da Sergio Bonelli, ma che, tuttavia, è indubbiamente Zagor. Storie come "Il terrore dal mare" (ZG 386/388) o "Il principe degli elfi" (ZG sp11) sono parzialmente estranee ai canoni nolittiani della serie, eppure in esse ritroviamo uno Zagor perfettamente valido e convincente.

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Kandrax si presenta
disegno di Ferri, (c) 2001 SBE
   

Boselli riesce a dare il meglio di sè quando usa i personaggi da lui stesso creati (come Andrew Cain, Marie Laveau, Nat Murdo, Ylenia Varga) ma mostra il suo tallone d'Achille quando si confronta direttamente con quelli la cui paternità si deve a Nolitta/Bonelli. I precedenti ritorni di Hellingen ("Ombre su Darkwood", ZG 376/379), Rakosi ("Vampyr", ZG 397/399) e Guitar Jim ("Veracruz", ZG 427/428) non hanno convinto completamente, e purtroppo anche l'atteso ritorno di Kandrax si rivela in parte deludente. Boselli, infatti, costruisce una storia eccessivamente lunga, di fatto una trilogia affidata a tre disegnatori diversi, senza però riuscire a riproporre il fascino, il mistero, e l'angoscia che caratterizzavano il brillante capolavoro di Nolitta/Ferri "Kandrax il mago" (ZG 129/133), con il quale un confronto è inevitabile, anche se magari non del tutto appropriato. Troppo lungo è sicuramente il primo episodio, che parte con una situazione inopportunamente simile a quanto già letto in "Incubi" (ZG 275/280): lì era Hellingen ad inviare allucinazioni a Zagor da una dimensione parallela, qui è Kandrax a farlo da un'altra dimensione parallela, ma il risultato non è molto dissimile. L'autore si lascia prendere la mano ingenerando disorientamento e confusione non solo nello Spirito con la Scure, ma anche nel lettore, per colpa di una sceneggiatura eccessivamente frammentata. Le cose peggiorano quando la storia si invischia nelle vicende di Morgast e Jamieson, trascurando completamente Kandrax, ancora esiliato a Dun Scaith, e per di più insistendo eccessivamente su alcune situazioni, come la ricerca del Quilombo, che andavano di molto snellite. La vicenda appare inutilmente complessa, anche perché Morgast e Jamieson agivano per permettere il ritorno nel nostro mondo di Kandrax, mentre poi il druido riesce a tornare in un modo completamente diverso, senza alcun bisogno di sacrifici di giovani vergini sotto la Luna piena.

Col ritorno di Kandrax sulla Terra, sembra che le cose comincino a diventare davvero interessanti, ma nello stesso tempo lo Spirito con la Scure viene trasportato a Dun Scaith, il dominio di Donn The Dark, per il secondo episodio della saga, in cui Kandrax non compare per niente. E' proprio qui, però, che Boselli riesce ad esprimersi al meglio. Svincolatosi completamente da ogni legame "nolittiano", l'autore costruisce una bella storia di heroic fantasy, splendidamente incastonata nella mitologia celtica e senza dubbio molto affascinante e visivamente potente, grazie al bravo Torricelli che ne ha curato la parte grafica. La trama del breve episodio è -se vogliamo- semplice, ma niente affatto semplicistica, e questo agevola la lettura, soprattutto facendo un rapido confronto con le complicazioni del precedente capitolo. L'autore manovra al meglio i molti personaggi, delineandone i tratti essenziali, e sfoderando una delle migliori frecce del suo arco: la vena epica, che qui certo non manca.

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I Guerrieri del Ramo Rosso
Disegno di Ferri, (c) 2001 SBE

Il terzo e conclusivo capitolo è interessante, anche se è evidente una certa accelerazione dei ritmi narrativi verso la conclusione della vicenda, che ci porta a recriminare le lungaggini dei primi albi. In più, Boselli abusa della suspension of disbelief dei lettori, proponendo una morte troppo plateale per i Mohawk, e addirittura proiettando il corpo astrale di Zagor in giro per il mondo, dall'Austria alla Scozia, grazie ai poteri mistici di Morrigan. Le fugaci apparizioni di alcuni vecchi personaggi, dal semidimenticato Scure Rossa al cacciatore di vampiri Ferenc Korasi, più che risultare gradite appesantiscono ulteriormente una storia già fin troppo ricca di personaggi, luoghi e sottotrame varie.



DISEGNI
Gallieno Ferri, Marco Torricelli, Carlo Marcello    

Tre disegnatori diversi per tre diversi capitoli di un'unica, lunga saga. Apre il sipario un Gallieno Ferri in forma smagliante, che ci regala un ottimo Kandrax, sinistro e minaccioso proprio come 25 anni fa. L'autore ricrea perfettamente le atmosfere tenebrose e inquietanti di una vicenda che vede lo Spirito con la Scure vittima dei poteri ipnotici del malvagio druido, e realizza anche alcune copertine veramente ottime e di notevole impatto visivo, ad eccezione dell'ultima, completamente anonima.

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Un drago
disegno di Torricelli, (c) 2001 SBE
   

Quando si parla di fantasy, non può che scendere in campo Marco Torricelli. Tra draghi, guerrieri e mostri di ogni tipo, l'autore ha modo di scatenarsi dando una brillante prova di sè, pur rimanendo un gradino al di sotto dell'impressionante prestazione già fornita in "Il principe degli elfi" (ZG sp11). Sono comunque memorabili molte scene, dalla battaglia contro i Fomhoir a quella contro i guerrieri-ombra, dallo scontro contro un drago all'apparizione dei "destrieri del re del mare".

Si chiude non in bellezza come si poteva sperare, con un Carlo Marcello leggermente sottotono, sempre elegante interprete di scenari western, ma come un pesce fuor d'acqua quando si tratta di disegnare Kandrax, che appare addirittura ridicolo in alcune vignette. Nel complesso, tuttavia, la sua prova è sicuramente buona, pur se non del tutto all'altezza dei due disegnatori che l'hanno preceduto.



GLOBALE
 

La grande saga del quarantennale di Zagor delude in buona parte le aspettative riposte nel ritorno di Kandrax. Il che è davvero un peccato, considerato che il compleanno del Re di Darkwood avrà sicuramente attirato vecchi e nuovi lettori, grazie anche al bel libro di Graziano Frediani "I mille mondi di Zagor", allegato al N.431. C'è il rischio che i vecchi zagoriani si convincano (erroneamente) che la serie sia oggi ben lontana dai fasti del periodo nolittiano, e che i nuovi lettori prendano sottogamba una serie dalle infinite potenzialità. Possiamo solo sperare che tutti gli zagoriani leggano uBC, che è qui a testimoniare la qualità del sempreverde eroe di Nolitta&Ferri... :-)
 

 


 
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