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"Vampyr"


Pagine correlate:

Il vampiro Rakosi ha un brutto difetto, quello di voler fregare le fidanzate agli altri. Dopo averci provato con Aline Parkman, torna alla carica con Frida Lang. Può il principe delle tenebre andare sempre in bianco?

All'ultimo sangue
recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Con questa storia, Boselli si gioca ben due assi. Il primo è ovviamente Bela Rakosi, forse il più importante e carismatico nemico dello Spirito con la Scure, dopo Hellingen. Rakosi è un personaggio che è passato per tre diversi autori, e il risultato è che ne abbiamo tre versioni abbastanza diverse. Il Vampiro di Nolitta, che lo ha creato per "Zagor contro il Vampiro", è il più umano: capace di conversare amabilmente attorno a una tavola imbandita, di scherzare, di bere vino e perfino di rimanere vittima della goffaggine di Cico, in alcune gag realmente esilaranti. Il Vampiro di Castelli ("Il ritorno del Vampiro") è più simile al personaggio creato da Bram Stoker per il suo famoso romanzo "Dracula": un mostro crudele, spietato, megalomane, ma un po' ingenuo: si fa fregare dal suo servo, lo zingaro Molnar, che poi viene brutalmente punito in quella che probabilmente è la scena più violenta e agghiacciante dell'intera saga zagoriana. Infine, Boselli, sempre estremamente attento alla caratterizzazione psicologica dei personaggi, e evidentemente affascinato dal dualismo bene/male - si pensi alla parte "buona" di Hellingen manifestatasi in "Ombre su Darkwood"(ZG 376/379), o al conflitto interiore di Nat Murdo in "Il Clan delle Isole" (ZG 389/391) - fa di Rakosi un personaggio più complesso. Crudele sì e spietato pure, "come si conviene ad un monarca della notte" (come lui stesso dice), ma capace di provare un sentimento di gratitudine verso la donna che lo salvò dalla morte, di mostrarsi sensibile al fascino della bella Ylenia, e disposto a confessarle i segreti del suo animo. Ciò giustifica anche la teatralità di alcuni atteggiamenti del Vampiro. Se, vedendolo digrignare i denti, sibilare, e sghignazzare a più non posso, vi chiedete "ma ci è o ci fa?", la risposta è: ci fa. :-) In realtà, immaginiamo che Boselli sia combattuto tra la necessità di creare buoni personaggi, e la passione per i supercattivi come Hellingen, Wolfingham e Rakosi.

"Boselli è sempre estremamente attento alla caratterizzazione psicologica dei personaggi (..)"    

Il secondo asso è Frida Lang: più che un asso, la regina di cuori: la bella Frida è infatti l'unica donna che Zagor abbia mai amato davvero (nonostante i flirt con Virginia e Gambit), e pare che i due siano ancora innamorati. La presenza di Frida (che svela, per tutti gli amanti delle love story, cosa combinarono lei e Zagor mentre erano assediati dagli indiani di Winter Snake, tanti anni fa) è l'occasione per mostrare Zagor nelle vesti del classico paladino da heroic fantasy, che va a combattere il mostro per salvare la sua bella. Lo "Zagor innamorato", però, mi ha lasciato perplesso, così come il comportamento di Frida in alcune occasioni (cfr. la scheda della storia).

Non pago di questi due "assi", Boselli introduce nuovi e interessanti personaggi. La contessa Ylenia Varga, una bellissima vampira dall'astuzia diabolica, con un'insanabile nostalgia per la luce del sole e la vita da mortale. Il colonnello Ferenc Korasi, vampirologo, ammazzavampiri e pronipote di Bela Rakosi. Samish Pasha, amico, fedele braccio destro e indispensabile alleato di Korasi. Cane Pazzo, leale e sfortunato guerriero Mohawk. Eccetera... Boselli sembra far sua la famosa massima di Giancarlo Berardi, secondo cui "le buone storie sono quelle con buoni personaggi", il che è quasi vero: in realtà, i buoni soggetti e i buoni dialoghi non crescono come funghi.

In questo caso, il soggetto è ottimo, anche se alcune scelte mi hanno lasciato un po' dubbioso: forse la faccenda è un po' troppo intricata, forse ci sono troppi voltafaccia tra i personaggi, forse lo "Zagor innamorato" non è del tutto credibile, forse lo scontro nelle miniere è poca cosa rispetto al combattimento epico che ci si aspettava, forse alcune cose sanno un po' di già visto (la mongolfiera di Drunky Duck, ad esempio)... Forse. Ma è vero che ci sono anche tante ottime idee. I dialoghi hanno un andamento altalenante tra l'eccellente al poco più che discreto: sotto questo aspetto tutto il primo albo è ottimo, ma dal secondo si sconfina già nel manierismo.

Per ulteriori osservazioni, vi rimandiamo alla scheda della storia, che contiene anche un approfondimento sui vampiri.



DISEGNI
Raffaele Della Monica    

(17k)
La Ghost Town sui monti Superstizione
disegno di Della Monica, (c) 1998 SBE
   

Mi piace pensare che la stringente programmazione delle uscite zagoriane, unita al duro lavoro di dover disegnare quasi trecento tavole, abbia spinto Della Monica ad accelerare un po' i tempi, senza poter curare come avrebbe voluto tutte le tavole. Se così non fosse, siamo alla presenza di una involuzione stilistica non certo gradevole. Basta confrontare i disegni del recente Almanacco dell'Avventura, sempre di Della Monica, per rendersi conto della differenza. Lì le tavole sono armoniose, mediamente ben curate; qui disegni estremamente pregevoli (come nell'immagine a lato) si alternano a tavole tirate via rapidamente, senza troppa attenzione. E' buona la caratterizzazione dei personaggi, a partire da Bela Rakosi, pur dissimile dall'originale modello di Ferri, e in definitiva molto meno somigliante a Cristopher Lee. Peccato per i visi un po' troppo squadrati.

Niente male le copertine di Ferri, anche se un po' prive di fantasia: la terza è troppo simile alla prima.



GLOBALE
 

Per chi non lo sapesse, Boselli è un vero vampirologo come il colonnello Korasi, solo che lui invece di ammazzare i vampiri, li crea. In coppia con Maurizio Colombo, ha ideato la serie Dampyr, che uscirà nelle edicole tra pochi mesi (sempre per chi non lo sapesse, un dampyr è una sorta di mezzo-vampiro). Sarà interessante vedere in quale modo verrà affrontato il tema "vampiri", anche per fare un confronto con questa ultima storia zagoriana, che, pur essendo abbastanza buona, non regge il confronto con le ultime fatiche boselliane, come "Il terrore dal mare" (ZG 386/388) e "Il clan delle isole".
 

 


 
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