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Mercoledí, 28 Ottobre 2009

weblog/?4719
messaggio da P.Dionisio - 28/10/2009 12:00
Da giovedì 29 ottobre a domenica 1° novembre 2009 Lucca torna ad essere capitale del fumetto e del gioco con l'edizione 2009 di Lucca Comics & Games, stavolta dedicata all’Evoluzione della Specie per onorare il 150° anniversario della teoria di Charles Darwin e il bicentenario della nascita dello scienziato. Anche quest'anno tanti sono gli eventi, gli incontri, le mostre, gli showcase e le curiosità per gli appassionati di fumetti e non solo.
Tra le mostre spiccano quelle dedicate a Vittorio Giardino, al gruppo artistico giapponese CLAMP, a Pugacioff di Giorgio Rebuffi, a Super Spy di Matt Kindt e a Alan Ford di Max Bunker. E' possibile vedere alcune foto presso la gallery delle mostre su Flickr.
Veramente tanti gli autori di fumetti ospiti di questa rassegna: Vittorio Giardino, Matt Kindt, Enrico Marini, Marco Corona, Max Bunker, Giorgio Rebuffi, Paco Roca, Akemi Takada, Milo Manara, Eddie Campbell, Goran Sudzuka, Yuji Shiozaki, Brett Weldele, Luis Royo, Charles Vess, Hermann, Nate Powell, Leo Ortolani, Ethan Van Sciver e Robert Venditti.
Molte anche le novità che mettono in campo gli Editori insieme allo stuolo di autori nostrani e stranieri che le accompagnano, tra cui spicca la presenza di Jean-Claude Mézières. La pagina delle comunicazioni dagli editori può essere un valido aiuto per orientarsi tra i tanti titoli.
Tutto questo e molto altro in un ricchissimo programma per questa edizione 2009.

Domenica, 21 Giugno 2009

messaggio da José Carlos Francisco - 21/06/2009 22:05
Intervista a Mario Milano -disegnatore di Zona X, Nick Raider, Magico Vento e Tex- nel blog portoghese di Tex in versione italiana e portoghese.
La sua risposta alla domanda "In Italia il fumetto è considerato ancora un’arte minore. Com'è stato lavorare per la Bonelli e come giudichi la tua esperienza francese?":
Lavorare con la Bonelli é stata un’esperienza bellissima che mi auguro di ripetere, sarebbe fantastico disegnare ancora Tex curando le inquadrature, il tratto, il personaggio... Se è vero che il fumetto viene considerato da qualcuno un’arte minore, penso che per un disegnatore di fumetti ambizioso sia assolutamente fondamentale fare tutto il possibile e contribuire affinché il fumetto diventi un’arte a tutti gli effetti, perchè il fumetto è arte! Lavorare per il mercato francese mi sta dando molte soddisfazioni e le prospettive sono ottime: ho cominciato infatti a collaborare anche con un’altra casa editrice francese, la Glénat e la storia che ho cominciato a disegnare è bellissima. Magari se vorrete mi piacerebbe in futuro darvi qualche anticipazione.

Domenica, 22 Marzo 2009

messaggio da P.Dionisio - 22/03/2009 21:50
Nell'interessante articolo de Il Corriere della Sera Filippo Mazzarella ripercorre in maniera concisa e precisa l'intera storia della casa editrice Marvel, dalla post-depressione al '68:
Settant'anni fa, sul primo numero di «Motion Pictures Funnies Weekly», rivista destinata di lì a poco al fallimento, compariva una storia firmata Bill Everett con protagonista l'atlantideo principe Namor, meglio noto come Sub-Mariner.
Qualche mese dopo, le sue pubblicazioni ripresero per la Timely Comics di Martin Goodman in un nuovo magazine dal nome destinato a marchiarsi nell'immaginario collettivo: «Marvel Comics ».
Negli Usa postdepressione e preSeconda Guerra Mondiale si erano già fatti largo un annetto prima il duo Superman/Batman: era iniziata quella che gli storici definiscono «Golden Age» (Età d'Oro) del fumetto americano, e gli eroi erano pronti per lasciare noir e fantascienza e lanciarsi in avventure propagandistiche in cui i nemici erano rappresentati sovente dai nazisti. Nel 1941, la prosperante Timely rispondeva con una creazione di Joe Simon e Jack Kirby: Capitan America, il supersoldato patriota impegnato nella lotta all'Asse del Male.
(..)

Giovedí, 19 Febbraio 2009

weblog/?4299
messaggio da P.Dionisio - 19/02/2009 17:55
Da un articolo di Repubblica di Silvana Mazzocchi:
Nel centenario del manifesto sul futurismo, Pablo Echaurren pubblica una sofisticata graphic novel sull'artista.
Fu Filippo Tommaso Marinetti, nel 1909, a spargere i semi del Futurismo e a fecondare tutto quel che verrà nella moda, nel cinema, nella pittura , nella poesia e in molto altro. Il creatore di una eccezionale avanguardia, colui che Pablo Echaurren, scrittore, pittore e il più grande collezionista di libri futuristi, definisce "il grande rimosso", per sottolineare la scarsa attenzione che in nostro paese gli ha da sempre dedicato. Un disinteresse antico, oggi appena riacceso dalle celebrazioni per il centenario del manifesto con cui Marinetti, fin da quei"formidabili anni Dieci", condizionò ogni genere di arte.
(..)
La sua vita raccontata a fumetti. Perché una scelta che, se non sbaglio, è di 25 anni fa?
"Fu una sorta di dichiarazione di poetica. L'intenzione era quella di immettere nel fumetto il gene dell'avanguardia, contaminarlo in modo da sdoganarlo dalla condizione di arte minore, di arte Cenerentola. E poi Marinetti fu colui il quale non faceva differenza tra alto e basso. Gramsci aveva capito la sua funzione di rivoluzionario e diceva ai suoi compagni che Marinetti era avanti a tutti nella rivoluzione artistica. Marinetti non si spaventava se una poesia zoppicava e un quadro assomigliava a un cartellone, sosteneva e scriveva Gramsci nel 1921. Questa sua assoluta visione democratica dell'opera permetteva alle classi subalterne di avvicinarsi all'arte moderna senza timore reverenziale, permetteva di sottrarla all'egemonia di accademie e élite dominanti.
Quindi il fumetto mi parve lo strumento più idoneo per mettere in contatto la sensibilità giovanile (allora potevo considerarmi giovane di diritto) con gli esperimenti cruciali del primo dei movimenti artistici della storia. Raccontare un'avventura intellettuale senza uguale.
Costruii così questo mio pastiche di parole e immagini, come una betoniera che impasta colori e mezzi espressivi.

Martedí, 3 Febbraio 2009

weblog/?4297
messaggio da P.Dionisio - 03/02/2009 14:45
Continua la guerra per Asterix in casa Uderzo dopo le notizie dei giorni scorsi [cfr. news del 15 gennaio 2009 e del 13 gennaio 2009] tra Albert Uderzo e la figlia Sylvie.
Di seguito un estratto dall'articolo apparso su Il Messaggero:
Per la prima volta, il creatore di Asterix spiega, nell'intervista a «Le Figaro» i motivi della vendita della casa editrice Albert-Renè al gruppo Hachette e risponde alle invettive della figlia, che a metà gennaio ha accusato il padre di aver «svenduto» la sua creatura a fumetti per vile denaro, rinnegando i suoi ideali di libertà e di indipendenza.
Albert Uderzo definisce Sylvie «acceccata» dal denaro e ritiene che la figlia non sia «più padrona delle sue decisioni», in preda com'è ai «desiderata» di suo marito, che il disegnatore definisce «Iznogoud», con un gioco di parole all'inglese che sta per «non buono». Uderzo accusa tra l'altro suo genero Bernard Boyer de Choisy di aver venduto delle tavole originali di Asterix che gli aveva regalato per il matrimonio per fare un'affare, lucrando almeno 60.000 euro.
(..)
Così, non fidandosi più della figlia e del genero, Albert Uderzo ha deciso di vendere il controllo della sua casa editrice Albert-Renè ad Hachette per «eternizzare» il personaggio di Asterix da lui creato con Goscinny nel 1959. «Inizialmente pensavo che Asterix sarebbe morto con me. Ma poi questa scelta mi è sembrata un po' idiota. Alla fine mi sono reso conto che Asterix è più forte di me e che mi sopravviverà. Così ho voluto assicurare il futuro al mio personaggio», afferma nell'intervista. E per impedire che alla sua morte l'archivio privato possa cadere nelle mani del genero, Albert Uderzo ha confidato: «Sono dell'idea che donerò tutti i miei disegni originali alla Biblioteca Nazionale di Francia per mettere al sicuro tutte le avventure di Asterix. Io non voglio che dopo la mia scomparsa i miei disegni vengano disseminati o venduti ai collezionisti!» Nella stessa pagina in cui Le Figaro pubblica l'intervista a Albert Uderzo, il giornale ospita anche una replica del genero. «Mio suocero vive in una bolla», afferma Bernard, che rivendica la sua buona fede e ritiene che Albert sia «manipolato».

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