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Lunedí, 24 Novembre 2008

messaggio da José Carlos Francisco - 24/11/2008 21:15
Intervista a Corrado Mastantuono -disegnatore per Tex, Magico Vento, Nick Raider, Topolino- nel blog portoghese di Tex in versione italiana e portoghese!
La sua risposta alla domanda "Cosa significava, prima, Tex per te? Nel frattempo è cambiato qualcosa nella tua percezione del personaggio?":
Tex mi ha dato più volte l’idea di un personaggio difficile da avvicinare. La vastità delle tavole prodotte e dei disegnatori impegnati rendeva l’eventuale sforzo di aggiungere qualcosa di nuovo come un’utopia irrealizzabile. Col tempo mi sono dovuto ricredere. Tex, proprio perchè personaggio forte e dall’indubbio carisma, permette ogni possibilità. Oggi posso dire, a distanza di cinque anni e mezzo dalla prima vignetta, che disegnare Tex è sicuramente la cosa più divertente che mi sia capitata nella mia vita professionale. Gli scenari, le pistolettate, l’azione profusa a ogni occasione, mi permette un approccio mai annoiato e mai di maniera.

Giovedí, 20 Novembre 2008

messaggio da Il Team di Collezioneggio - 20/11/2008 22:00
Il sito Collezioneggio propone un'intervista a Vittorio Giardino realizzata da Raffaele Garcea durante l'edizione 2008 di Lucca Comics & Games.
La sua risposta alla domanda "Cosa è il fumetto per Vittorio Giardino?":
Il fumetto può essere tante cose diverse, ma per me è un linguaggio che per raccontare una storia si serve di parole e immagini. Non è solo disegno, ecco, per intenderci, ma c'è sempre una storia da raccontare, sotto.

Venerdí, 31 Ottobre 2008

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messaggio da José Carlos Francisco - 31/10/2008 11:15
Intervista esclusiva a Marco Bianchini -disegnatore di Mister No, Tex e non solo- nel blog portoghese di Tex in versione italiana e portoghese!
La sua risposta alla domanda "Dopo molti anni come disegnatore di Mister No sei approdato a Tex. Per te si tratta di un ritorno al western dopo l’esperienza di "Kerry il trapper" di diversi anni fa. Qual è il tuo pensiero sul genere western e su Tex in particolare?":
Penso che Tex mi darà molte soddisfazioni professionali. Quando 30 anni fa cominciai questo lavoro Tex era una meta INARRIVABILE. Adesso quella di disegnarlo è una soddisfazione enorme, che mi spinge ad impegnarmi per lasciare un bel ricordo del mio lavoro. Pur avendo una grande passione per la fantascienza, negli anni ho imparato ad apprezzare il genere western come occasione per raccontare storie di uomini e di avventure.

Lunedí, 27 Ottobre 2008

messaggio da P.Dionisio - 27/10/2008 22:55
Da un articolo su Repubblica.it di Matteo Tonelli, corredato di galleria fotografica:
Ha trasformato la sua matita in una telecamera puntata su mondi in cui la censura ha imposto un controllo ferreo sulla vita di tutti i giorni. Ha raccontato, parlando di se stesso e della sua famiglia, cosa significa vivere nell'orwelliana Corea del Nord e nella Birmania della repressione contro i monaci. E' quello che fa Guy Delisle, 42enne canadese che vive in Francia, uno degli esponenti più importanti del filone della graphic novel (in pratica un vero e proprio romanzo grafico). Dopo aver disegnato la vita in una megalopoli cinese in pieno sviluppo economico (Shenzen. Edizioni Fusi Orari. euro 16) e aver dato vita all'angoscia dell'esistenza in Corea del Nord (Pyongyang. Edizioni Fusi Orari. 176 pagine. euro 16), racconta, a colpi di vignette, la Birmania (Cronache Birmane. Edizioni Fusi Orari. 262 pagine. euro 18,50). Quella del regime, quella dei monaci e del premio nobel Aung San Suu Kyi da anni segregata in casa dai militari.
Potremmo chiamare i suoi libri "cronache da una dittatura". Da cosa nasce l'idea di raccontare questi paesi?
"Non ho scelto intenzionalmente di raccontare questi Paesi, ci sono capitato, anche a causa del mio lavoro. L'animazione si fa in outsourcing, in pratica dove costa meno la manodopera, e va da sé che i Paesi meno costosi sono proprio la Cina, il Vietnam, la Corea del Nord. Per la Birmania è diverso: seguivo mia moglie che lavora in una Ong e le Ong operano raramente a Roma o a New YorK, purtroppo..."
(..)
Ci sono state reazioni ai suoi libri da parte dei regimi? Ha subito censure? "In Birmania non so, lì non sono stato pubblicato. Anche se quando in Francia è uscito un mio articolo sulla Birmania ho davvero capito cosa significhi vivere in un regime. In Corea, invece, so che hanno pubblicato il mio album e so che non è piaciuto. Non è piaciuto ai capi dell'azienda per cui ho lavorato e non è piaciuto alle persone che ho conosciuto. Da quel momento mi è stato vietato l'ingresso in Corea, potrebbe succedere la stessa cosa con Birmania, chi lo sa..."
(..)
Le graphic novel stanno prendendo sempre più piede, secondo lei perché? "Secondo me tutto inizia in Francia quando delle piccole case editrici hanno avuto molto successo attirando un nuovo segmento di pubblico che prima non leggeva i fumetti. Il fenomeno da quel momento si è espanso a macchia d'olio".

Venerdí, 17 Ottobre 2008

messaggio da P.Dionisio - 17/10/2008 22:35
Dall'intervista di Claudio Brovelli su Punto Informatico a Daniele Caluri, autore di Don Zauker (e non solo), riguardo alla creatività e al diritto d'autore:
Claudio Brovelli: Allora Daniele, il nostro "incontro" è dovuto ad un commento che ho lasciato nel tuo blog: avevo notato una somiglianza tra Don Zauker ed un personaggio minore comparso sulle tavole di altri autori e tu, subito e con molta cortesia mi hai risposto chiarendo che questi autori tu li hai amati.
Daniele Caluri: (..) la somiglianza con padre Muster, il personaggio che effettivamente somiglia a Don Zauker, è non intenzionale, nel modo più assoluto; e d'altra parte - come noti tu stesso sul commento - trattasi solo di un personaggio che agisce nell'arco di poche vignette e poi muore. Semmai, intenzionale dal quarto-quinto episodio in poi, è la somiglianza con Torpedo stesso: se lo invecchi d'una quarantina d'anni, gl'infoltisci le sopracciglia e gl'imbianchi i capelli, otterrai Don Zauker. E il bello sai qual è? Che sia Abuli che Bernet conoscono il mio esorcista, e gli è pure piaciuto!
(..)
CB: Per cui partiamo con la prima domanda: Quanto è importante per una persona creativa la possibilità farsi ispirare da altre opere creative?
DC: È una domanda posta male. Primo per quanto riguarda il concetto di ispirazione, che prende le mosse dallo Sturm und Drang, si sviluppa lungo il romanticismo ed è storicamente superato. La creatività, che si esprime attraverso un linguaggio grafico, letterario, cinematografico e via dicendo, è invece un flusso continuo di esperienze in cui s'inseriscono gli autori: i precedenti influenzano i successivi, i quali a loro volta svilupperanno una propria chiave d'espressione che, proporzionalmente alla sua efficacia, influenzerà parte di quelli che verranno dopo ancora. È una costante di tutta la storia dell'arte, e molto più prosaicamente il meccanismo è lo stesso per i mezzi di espressione e comunicazione moderni; per rimanere in tema, lo stesso Bernet parte dalle premesse di autori come Milton Caniff.
O, per estremizzare, che mi dici di Marcel Duchamp e dei suoi baffi alla Gioconda?
(..)
CB: Credi che sia possibile per un creativo vivere delle proprie opere senza blindarle con licenze d'uso tanto restrittive come le attuali? In sintesi, l'autore (o il suo editore) che non si riserva TUTTI i diritti è destinato a finire sotto un ponte povero e derubato?
DC: Ecco, hai centrato il punto. È chiaro che il prodotto d'ingegno deve portare un guadagno all'autore, altrimenti l'autore smette di farlo e per pagarsi il pane si dedica alla panificazione, alla carpenteria, alle missioni di pace con l'UZI, all'uncinetto, a qualcos'altro. Ma da lì a bloccare un'opera per 70 anni (è esatto?), coinvolgendo spesso anche gli eredi, e nell'ottica di alimentare un leviatano onnivoro come la SIAE ce ne passa.
Il problema sono la tutela e il compenso del lavoro d'ingegno, in Italia davvero scarsi. Ma il tema è gigantesco e in così poco spazio si banalizza troppo; resta inteso che si potrebbe aprire un bel dibattito, ipotizzando chessò, forme a scaglioni, per cui oltrepassando tetti prestabiliti di compenso percepito si passa al regime Creative Commons. Ma si entra nel campo dell'utopia, credo.
CB: Tu sei un disegnatore, che licenze usi?
DC: Dipende dal tipo di contratto che mi viene proposto, quindi difficilmente le decido io. Quando invece sono l'editore, oltre che l'autore, adotto il copyleft. Come nell'esempio del sito di satira donzauker.it, che curo personalmente insieme ad Emiliano Pagani.

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