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Lunedí, 7 Gennaio 2008

messaggio da Giuseppe Reina - 07/01/2008 23:17
In relazione alla composita risposta data da Francesco Manetti,in cui si afferma che Zagor è un fumetto preadolescenziale,vorrei fargli osservare che,da un sondaggio da me condotto,risulta che il lettore medio-tipo zagoriano è di 40 anni con cultuta medio-alta. Zagor è fumetto popolare con lettori in tutte le fasce d'età e con un prepotente ritorno di 20/30enni,grazie anche ai forums zagoriani,rintracciabili sul WEB. Invito pertanto,il Manetti in questione,a non dissertare su argomenti di cui non conosce l'esatta portata e su cui esprime una "improvvida" critica. Lo invito anche a conoscere piu' da vicino il mondo zagoriano ed i fans che ruotano attorno al fumetto che considero i piu' appassionati e fedeli d'Italia. Giusto per la chiarezza. Risponde M.Migliori, uBC Staff
Ho trovato sorprendente leggere queste risposte (vedi anche la successiva) per così dire "stizzite" a un innocuo passaggio di un sintetico ragionamento sul target dei prodotti bonelliani. Che Francesco abbia citato a titolo di esempio e non dispregiativo Zagor, mi sembra chiarissimo e lo potete (ri)leggere nella sua risposta.
Passata la sorpresa, ho invece apprezzato la passione che ancora anima i lettori zagoriani, pur dopo decenni di storie, non esenti da periodi bui. Che Zagor si sia evoluto in questi anni sembra indubbio a me (che ho lasciato Tex ma ho cominciato Zagor) come a Francesco.
Ma tutto questo mi sembra secondario e non deve certo far dimenticare o "disprezzare" lo Zagor degli esordi. Un prodotto che in versione aggiornata sarebbe quantomai opportuno anche oggi. Non capisco infatti perchè giudichiate offensivo un prodotto più o meno mirato a lettori "preadolescenti". Credetemi c'è un gran bisogno di lettori nuovi senza i quali se il fumetto non è morto, certamente non sta molto bene...
messaggio da Giuseppe Aymerich - 07/01/2008 23:15
Leggo con estrema sorpresa la frase di Francesco Manetti in merito alla testata di Zagor, che nella visione del solitamente competente critico, è visto come un prodotto destinato ai preadolescenti. Sono convinto che Manetti era in buona fede e non intendesse in alcun modo essere offensivo; ma piuttosto superficiale sì, mi consenta. Forse Manetti non legge Zagor dagli anni Sessanta, quando Nolitta infarciva le storie di Zagor di gag ingenue e personaggi strampalati; per noi fans quelle storie rappresentano una meravigliosa età dell'oro, ma agli occhi di un lettore d'oggi possono effettivamente apparire come un prodotto per preadolescenti. Ma sono anche passati quarant'anni, e Zagor si è evoluto parecchio da allora, mi sembra!! Senza voler entrare nel dettaglio, abbiamo avuto storie cariche di pathos e altre di genere horror a tinte forti, abbiamo visto il nostro eroe subire crisi esistenziali e - udite udite - persino andare a donne, abbiamo visto una progressiva evoluzione del personaggio e del suo mondo verso una direzione più adulta che tuttavia non tradisse lo spirito originario. Abbiamo visto approfondimenti storici e culturali, abbiamo visto una cura nel raccontare e disegnare le storie che raramente oggi riusciamo a riscontrare in casa Bonelli. Abbiamo visto tantissimi autori alternarsi nella scrittura delle storie, e abbiamo visto che tutti hanno dato il loro contributo ad una crescita del prodotto, che tuttora si mantiene come una delle pubblicazioni qualitativamente migliori del fumetto italiano, e proprio voi di UBC lo segnalate spesso con le vostre recensioni... Abbiamo visto, cioè, tutte quelle cose che quando ero preadolescente io non vedevo in "Geppo", "Felix" o "Braccio di Ferro", che - quelli sì - erano rivolti al pubblico under 14. E se Manetti venisse ad uno dei tanti raduni che noi zagoriani organizziamo nel corso dell'anno, scoprirebbe che - ahimè - l'età anagrafica media non è proprio freschissima; ma scoprirebbe anche che nessuno di noi lettori "anzianotti" ha intenzione di mollare la lettura, e difficilmente questo accadrebbe se la serie fosse davvero così infantile come manetti sembra sottolineare. Il problema della testata, anzi, è proprio quella di non riuscire più a fare presa sui giovani lettori, che anzi Zagor lo vedono spesso e volentieri come un prodotto "vecchio". Non è il termine corretto: Zagor è "cresciuto", come sono cresciuti i suoi lettori, e difficilmente Manetti troverà un preadolescente che metterà da parte le storie di Dragon Ball o delle Witch per leggere quelle di Zagor.

Venerdí, 21 Dicembre 2007

messaggio da Mauro Fradegradi - 21/12/2007 11:05
ciao, sono di milano 29 anni e ho letto con piacere (anche se non è poi un vero piacere) l'articolo sulla difficile reperibilità del romanzo a fumetti di Luigi Simeoni. Io l'ho trovato subito... waaa!
Parlo all'autore dell'articolo. Francesco, non sei in minoranza! Io sono con te. Perchè anch'io non capisco che diavolo sta combinando il Bonelli con le sue scelte conservatrici che stanno affondando il fumetto storico italiano. Tex non è più quello di una volta, e ok. Dylan Dog, che non leggo, leggo nel tuo articolo che è bolsissimo. Leggevo Gregory Hunter e l'hanno cancellato. Ho letto Demian, mi è piaciuto, ma dici che è strombazzatissimo (dei 18 episodi se ne salvano 4 o 5). Apprendo che serie che io non ho mai letto, come Gea, sono state cassate dal Bonelli perchè troppo sovversive. Odio la manichea divisione bene/male e giusto/sbagliato, tanto quanto odio i benpensanti, i moralisti e i politicamente corretti. Leggevo Dampyr e l'ho mollato al numero 60, troppo patetico e confuso. Fortunatamente leggo Magico Vento e Volto Nascosto (Gianfranco Manfredi, coincidenza????). Ho apprezzato "Bandidos" e "Il Legionario". Ovviamente mi è piaciuto Gli Occhi e il Buio.
Ma Francesco: che fine faranno? Dico i veri personaggi alla Ned Ellis, alla Volto Nascosto che è già un semidio pagano per me. Affascinante! Quando Mr. Bonelli la smetterà di infarcire le storie di moralismi nauseanti? Tra l'altro ho saputo che lui ha sempre detestato lo spaghetti-western! Ecco dove origina il difetto, l'inferiore.
Che possibilità ci sono di rivivere una grande stagione del fumetto popolare italiana.
Mi sai dire quali sono le testate Bonelli che vendono di più?
Ma Bonelli è un monolite o c'è modo, partendo dal basso, magari da noi lettori, di cambiare le cose? E poi cos'è sta storia che non si possono mandare email, ma solo lettere "come si faceva una volta"? E' forse per evitare il grosso delle critiche?
Io vi appoggio tutti, ma illuminatemi e illuminateci sullo stato di salute di Casa Bonelli (vogliamo i numeri!) e sul futuro.
Qual'è il lavoro di Stefano Casini di cui parli?
Cmq i disegni dei fumettisti Bonelli restano i migliori, su quello non c'è dubbio, e non c'è bisogno di sperimentare o cambiare.
Grazie e accettate il mio sfogo. Risponde F.Manetti, uBC Staff
Ciao Mauro, oltre a rispondere alle domande che mi poni, approfitto di questo tuo messaggio per fare qualche precisazione.
  • 1) Grazie per la solidarietà :-). Ovviamente so bene che non siamo in pochi ad apprezzare "Gli occhi e il buio" e le altre pubblicazioni SBE che, anche all'interno di pubblicazioni seriali, si distaccano dalla norma, ma è probabile che la categoria di lettori alla quale apparteniamo resti comunque classificabile come "pubblico di nicchia", non certo rappresentativo del più diffuso - e meno esigente - lettore che "si accontenta" di mezz'ora di puro intrattenimento.
  • 2) Riguardo le affermazioni categoriche sulle varie testate, ovviamente mi assumo in prima persona (e senza coinvolgere minimamente, di conseguenza, i miei colleghi di uBC) il peso di quel che dico. Quando è stato possibile, ho citato articoli di uBC, anche scritti da altre persone, nei quali viene argomentato quel che io ho espresso in poche righe sommarie. In altri casi, potrei modulare scrivendo io stesso degli articoli... se avessi il tempo di parlare di tutto ciò di cui mi piacerebbe parlare. Mi preme solo sottolineare che definisco "bolsa" la testata Dylan Dog dal punto di vista di chi, come me, ha letto o per lo meno sfogliato tutti i numeri della testata regolare e dei vari speciali da "L'alba dei morti viventi" ad oggi. Riguardo Brad Barron e Demian, facevo riferimento al fatto che due serie non particolarmente esaltanti abbiano goduto, per così dire, di una "sovraesposizione mediatica" e siano state sovrastimate (penso, ad esempio, alla scelta, da parte della rivista XL, di mettere Demian al sesto posto nella classifica dei migliori fumetti del 2006).
  • 3) Riguardo Gea, Bonelli è stato indubitabilmente spiazzato, una volta stampate le tavole, dalla dirompenza delle tematiche trattate da Enoch. Va però detto che si è limitato ad "abbreviare" la vita di Gea, eliminando un paio di episodi autoconclusivi pre-saga finale. NON ha chiuso Gea, né ha licenziato Enoch (autore al quale continua infatti a dare credito avendogli affidato un nuovo personaggio).
  • 4) Questo ci porta a Bonelli non aperto al nuovo. Di fatto proprio nel mio articolo dico che Bonelli si è, di anno in anno, MOLTO aperto al nuovo. Certamente non ha il coraggio di andare oltre un certo limite, per scelta editoriale che potrebbe facilmente essere modificata: basterebbe trovare una veste editoriale (anche un diverso formato, ad esempio) che permettesse di distinguere bene fra prodotti più tradizionali - fra i quali quelli rivolti soprattutto a preadolescenti, come può essere Zagor - e prodotti "sperimentali" e/o destinati ad un pubblico più maturo, come possono essere Gea, one-shot come "Gli occhi e il buio", un'ipotetica Julia più dark così come la voleva Berardi, etc. In ogni caso, non credo che la mancata possibilità di scrivere alla SBE tramite posta elettronica possa essere vista come un tentativo di frenare l'ondata di lettori che chiedono qualcosa di diverso rispetto alla solita zuppa standardizzata. A parte il fatto che qualche autore, come Manfredi, offre la possibilità di contattarlo anche tramite e-mail, penso che la scelta di Bonelli di rispondere solo per via cartacea sia, oltre che il vezzo di chi ama poco la modernità, anche un modo per essere rispettoso nei confronti dei lettori, dandosi la possibilità di poter effettivamente rispondere a tutti quelli che gli scrivono (che sono in numero relativamente limitato, visto che si fa più fatica a scrivere con carta e penna per poi imbustare e spedire con tanto di francobollo una lettera che a digitare un'e-mail per poi inviarla con un clic).
  • 5) Che fine faranno, quindi, i Magico Vento, i Volto Nascosto, ma anche le Gea e i romanzi a fumetti? Io sono fiducioso. Come dico nel mio articolo, la SBE mi ha dato la Storia del West, Ken Parker, Un uomo un'avventura, il primo Mister No, dei Nathan Never stilisticamente innovativi come Dirty Boulevard e La storia di Kathy Teller, e poi i due speciali di Bonvi e Cavazzano, il Napoleone di Bacilieri, Magico Vento, Gea e tanto altro ancora fino ad arrivare a questo recentissimo "Gli occhi e il buio". Molti di questi fumetti non avranno mai la tiratura di Tex e Dylan Dog, le serie SBE di maggior successo (serie che, malgrado capolavori del passato, sono oggi un po' appiattite su schemi prefissati), ma Sergio Bonelli non trascurerà mai le esigenze di lettori come noi (di quelli, per dire, che ai Tex di Nizzi preferiscono di gran lunga quelli di Boselli). Poi, certo, se Bonelli avesse stampato e distribuito qualche copia in più de "Gli occhi e il buio" non sarebbe stato male... ;-)
  • 6) Il romanzo a fumetti scritto da Paola Barbato e disegnato da Stefano Casini è ancora, per quel che ne so, nella fase di lavorazione e dunque è troppo presto per averne anteprime o notizie dettagliate. Per il momento si sa soltanto che sarà un thriller fantascientifico. Ma anche se parlasse di una guerra fra topi e rane, i nomi dei due autori sarebbero per me più che sufficienti a farmi guardare con fiducia e interesse a quel che potrebbe venirne fuori.
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Sabato, 31 Dicembre 2005

messaggio da Ciro Andreotti - 31/12/2005 10:40
Salve e complimentissimi per il Vs.sito che per me appassionatissimo di comics, di ogni latitudine e grado, è una vera miniera.
Volevo porvi una domanda in merito ai Crossover di casa Bonelli: ovvero, sapreste dirmi ove reperire i diversi numeri ove appare "l'incontro" e in quale testata?
In particolare sono interessato a quelli con Mr.No (che in qualche occasione ha incontrato il professor Mystere) e (eventualmente) Nick Raider, ma non sono certo che questi sia mai stato protagonista di qualche crossover.
Aggiungo un doveroso PS: per Crossover intendo nella fattispecie non il mini - cameo come ogni tanto accade in MM ove (esempio) Mr.NO appare occasionalmente, ma altresì - dove i diversi personaggi si dividono equamente la scena. Esempio Lo Speciale Di Mr.NO N°8 "Fuga Da SKYNET" con MM e MR.NO. Risponde M.Migliori, uBC Staff
uBC si è occupata dell'argomento qualche anno fa con questo articolo, a cui ti rimando per un approfondimento. Vista la naturale avversione dell'editore per questi incontri, si tratta di occasioni sporadiche. E forse questo ne aumenta il fascino aldilà dell'effettivo valore delle singole storie.

Lunedí, 14 Novembre 2005

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messaggio da C.Di Clemente - 14/11/2005 00:00
Dopo i primi tre episodi dell'epico ritorno (e contemporaneo addio) di Guido Nolitta su Mister No e la conclusione del primo di vari racconti (una cruda variante del logorato tema del "cliente che nasconde qualcosa") legati tra loro dal cambiamento, è già tanta la malinconia, la saudade, l'amarezza e la durezza di questa Amazzonia. Sta cambiando, e con essa i suoi abitanti: chi insegue una nuova ricchezza, chi patetiche e strampalate rivoluzioni, scontrandosi con una realtà feroce e con la real politik. Jerry è un testimone impotente di quello che vede, urla con forza e rabbia i suoi "no" facendo onore al suo soprannome ed al suo carattere ma non può nulla di più. Nolitta si è preso tutto il tempo (due albi) per riprendere confidenza con luoghi e persone: è lui, e non Mister No, quello che, sornione e sorridente, veniva festeggiato nel locale notturno delle garotas nel n.365. Sempre abile nell'introdurci personaggi che rappresentano un aspetto diverso di questa nuova realtà, sia pure con dialoghi che a volte suonano d'antico o troppo prolissi o situazioni che oggi appaiono un pò "ingenue", Nolitta prosegue l'affresco crepuscolare di un'Amazzonia che sta scomparendo, in compagnia di un Tucano narratore (curioso che debba motivarne la presenza in posta) ed inizia ad affondare la lama dove fa più male...

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