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Lunedí, 26 Marzo 2007

weblog/?3034
messaggio da Vale - 26/03/2007 20:00
Salve, ho letto sul vostro sito che il numero 23 di Nausicaa, edito dalla Granata Press e' stato abilmente piratato, ma che vi sono comunque delle piccole differenze: potreste dirmi quali sono queste differenze e come si riconosce il 23 autentico?
Grazie mille della risposta. Risponde P.Dionisio, uBC staff
Quel particolare numero differiva per 1mm in altezza e riportava una "sgranatura" sul simbolo che fa da numerazione alle pagine.

Venerdí, 2 Marzo 2007

weblog/?2928
messaggio da Davide - 02/03/2007 07:00
In un epoca che non apprezza molto i fumetti, volevo fare i miei auguri al mitico Zagor, compagno già delle mie prime letture. Possa il tuo "ayaaaak" risuonare per altri 500 numeri nella tua palude di Darkwood e per tutti noi sognatori. Ayaaaak, amico mio, e auguri per il tuo 500° numero.
messaggio da Gennaro - 02/01/2007 00:04
Salve, mi rivolgo a voi perchè sicuramente molto più esperti di me riguardo Superman.
Sto traducendo dall'inglese un cartone animato dove usano spesso la frase "Up up and away" che ho scoperto è la frase che usa Superman quando "decolla". Non riesco a trovare la frase usata nei film-fumetti italiani. Letteralmente potrebbe esser qualcosa tipo "Su, su, nel cielo" ma immagino che ci sia una frase ben definita.
Avete per caso idea di quale sia? Grazie mille. Rispondono M. Gremignai e C.C.Trigona, uBC staff
Si tratta della celebre frase "Via, più veloce della luce", che cerca di rendere il meglio possibile l'originale americano. "Up up and away" viene ripresa affettuosamente anche nella versione cinematografica di Spiderman, diretta da Sam Raimi, nella quale Peter Parker cerca di trovare la "frase" adatta per "attivare" le sue ragnatele esclamando, tra le alte frasi, anche "Up up and away web".

Domenica, 31 Dicembre 2006

messaggio da Fabio - 31/12/2006 00:17
Che anno sta per finire!
Se da un lato il mondo delle nuvole parlanti ha visto svilupparsi nuove tendenze (i film tratti da fumetti su tutto), la conferma di alcuni punti stabili (come il ventennale di Dylan Dog) e l'accrescersi della "crisi", dall'altro il 2006 è stato un anno pieno di lutti: quattro grandi maestri ci hanno lasciato.
Prima Ferdinando Tacconi, il "re del volo" e Alex Toth, un grande americano; poi Luciano Bottaro e adesso, alla vigilia di Natale, il Maestro D'Antonio. Com'è triste venirlo a sapere...com'è triste, forse, questo stesso mio elogio, questo tentativo di ricordare... "Amarcord", diceva Fellini e io appunto mi ricordo le sue tavole originali degli anni '60, viste in casa di un disegnatore, con gli sfondi sul foglio e i personaggi disegnati su un altro tipo di cartoncino e in seguito incollati sopra..,mi ricordo Bella & Bronco e la "Storia del West"...Gino D'Antonio era nato nel mio stesso giorno, il 16 Marzo, e non l'ho mai conosciuto di persona. Nonostante questo, voglio parlargli da amico, come devono sentirsi tutti quelli che, anche per una volta, si sono sporcati le dita di inchiostro leggendo un suo fumetto o ammirando la sua arte.
Ciao Gino.

Venerdí, 1 Dicembre 2006

messaggio da Andrea Cascioli - 01/12/2006 00:01
Salve uBC. intanto auguri. Ho letto e risposto al vostro sondaggio.
Tuttavia in esso trovo (in sintesi) la solita domanda: da chi dipende la crisi? Dal medium? Dal lettore? Dalla sua (presunta) giovane età?
Amici miei, il problema sta nel fatto che come medium siamo ancora l'equivalente del cinema muto e in bianco e nero, niente da eccepire su Charlie Chaplin o Griffith, ma oggi l'intrattenimento é un universo di suoni e colori. Tutto qui. La moda del momento é Internet? Forse la cura sono i fumetti sulla rete... forse sul telefonino...?
Non credo.
La verità é che noi Autori siamo costruttori di diligenze; nel fare la narrativa disegnata siamo assai specializzati, ma al di fuori della veste cartacea siamo difficilmente riciclabili; non credo ai fumetti su Internet tanto quanto non credo che all'inizio del '900 le prime aziende automobilistiche si siano mai avvalse della collaborazione dei migliori artigiani specializzati nelle carrozze di allora. Molto più semplice (e meno dispendioso) insegnare a dei giovani senza preconcetti radicati a fare le automobili, creare una serie di specialisti ex-novo che con disinvoltura montassero gonfi pneumatici senza aver mai montato prima alcuna ruota di stagionato legno. Perché in effetti non c'era bisogno che l'avessero mai fatto.
Alcuni costruttori di carrozze (forse i più bravi) hanno comunque continuato a costruirle e curarle per moltissimo tempo, ad esempio ancora oggi, per un mercato rivolto ai turisti, al centro di Roma circolano almeno 100 carrozze, e chi sa curarne la costruzione e la riparazione si fa davvero ben pagare. Questo non significa però che costoro non possiedano un'automobile. Sarebbe impensabile altrimenti, perché i tempi cambiano e basta, non c'é altro; é il momento dell'auto, non delle carrozze.
Nei fumetti é lo stesso, tutto il resto delle filosofie trasversali é dato dall'attaccamento di chi, nostalgico ed affezionato, non vuole credere a questo cambio di medium, perché anche solo il pensiero lo fa soffrire.
Ne incontro a centinaia all'anno, che scoprono oggi che la loro testata preferita ha chiuso da cinque, sette, nove anni, e se ne dolgono, dicendosi enormemente appassionati di narrativa disegnata. Dimostrando, nel contempo, di non aver più comprato il loro fumetto "preferito" da almeno quel numero di anni (se non più).
Sono loro, i "grandi appassionati", quelli che dicono che di Asterix ce li hanno proprio tutti tutti, dal primo al quinto; quelli che "Sclavi disegna proprio bene", quelli di "Jack Kirby era un supereroe Marvel" (che in un certo senso era anche quasi vero), sono loro, dicevo, che quando si sentono dire come stanno le cose tirano fuori che forse la striscia disegnata si salverebbe con le avventure di Paperino e Tex sulla rete, che é proprio un peccato, che bisognerebbe proprio che gli sceneggiatori scrivessero storie migliori, come una volta, non come oggi.
Però ai figli ogni anno comprano due lettori DVD, due telefonini e due abbonamenti al satellitare.
E anche due fumetti.
Finché li facciamo.
Finché ci sono i costruttori di diligenze.
Un saluto da Andrea Cascioli.

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