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Lunedí, 20 Novembre 2006

weblog/?2794
messaggio da C.Di Clemente - 20/11/2006 09:20
Adnkronos ospita un'intervista ad Alfredo Castelli in cui il papà del BVZM parla del fumetto a ruota libera, dalle origini agli sviluppi. Alcuni estratti:
"...il segreto dei fumetti ever green è quello di avere ''uno stile senza tempo''. ''I Peanuts - osserva - raccontano storie di crescita ancora attuali, problematiche universali che appartengono a tutti, usando uno stile senza tempo, solo apparentemente semplice. Il fumetto che regge - sintetizza - è quello che mantiene un'aderenza con la realtà.
''Internet è una fonte utilissima per documentarsi, ma ha influito negativamente sulle vendite perché navigando si legge di meno''. E' vero che il web apre nuovi orizzonti, ma i prodotti che circolano on line sono ''qualcosa di diverso dai fumetti''. ''Il fumetto per me - conclude il creatore di Martin Mystère - è legato alla carta stampata''.

Lunedí, 23 Ottobre 2006

weblog/?2728
messaggio da C.Di Clemente - 23/10/2006 00:31
TGcom pubblica l'intervista "Sono la balia di Dylan Dog!" a Paola Barbato in occasione del ventennale dell'indagatore dell'incubo. Un estratto sulla questione se il personaggio sia ancora allettante per i lettori più giovani:
... ci sono moltissimi lettori adolescenti. La differenza è che Dylan Dog per la generazione che adesso ha superato i trent'anni era una specie di evento perché era atipico, anomalo, davvero nuovo, era un eroe debole in cui ci si poteva riconoscere. Sclavi, come dico sempre, ha creato una persona, non un personaggio. E nella metà degli anni '80 questo rappresentava davvero qualcosa di inedito rispetto a quello che proponeva il mercato del fumetto. Finalmente c'era un eroe che, come dire, si poteva toccare con mano. I giovanissimi di oggi non se lo trovano come una novità, ma come qualcosa che già c'è, anche perché nel frattempo c'è stata un'evoluzione nel mondo dei fumetti, e di personaggi più umani oggi ce ne sono certamente di più. In passato l'eroe era l'eroe e il lettore era il lettore, c'era distanza tra i due. Oggi, anche grazie a Dylan, non è più così.

Domenica, 25 Giugno 2006

weblog/?2319
messaggio da R.Giammatteo - 25/06/2006 09:02
Giancarlo Berardi, creatore di Julia, ed il disegnatore Valerio Piccioni sono stati ospiti della puntata del 22 giugno di "Tempi dispari" di RaiNews24, dedicata ai fumetti (videointervista).

Lunedí, 12 Giugno 2006

messaggio da C.Di Clemente - 12/06/2006 16:16
Fantasy Magazine ospita un'intervista al disegnatore Sergio Toppi, uno dei pilastri del fumetto italiano. Un estratto:
Credo che ci siano molti giovani di talento impegnati in forme molto diverse, anche grazie ai nuovi strumenti a cui accennavamo prima, per esempio il computer. Io lavoro con la matita in mano ma che è uno strumento abbastanza raro per chi cominica adesso. Le cose mutano, ed è giusto che sia così. Solo, mi auguro che la seduzione tecnica del mezzo non finisca con il sostituire la creatività. Credo che ci sia questa possibilità, in effetti, ovvero che la tecnica si sostituisca in parte alla ricerca personale: non è un grido di allarme, ci mancherebbe, più che altro una riflessione personale che mi capita di fare ogni tanto. I nuovi strumenti di lavoro sono indubbiamente mezzi affascinanti ma forse c'è il rischio che ci si perda un po' nel gusto di cambiare, rivedere, allungare un disegno (occupazioni che, manualmente, sono molto meno attraenti) perdendo di vista il lavoro che si suppone ci sia dietro. Personalmente mi auguro che, di fondo, la pietra di volta rimanga sempre la creatività del singolo autore. Si vedrà. Noi, e parlo dei disegnatori della mia generazione, la nostra parte l'abbiamo fatta. Adesso auguro buon lavoro ai giovani e soprattutto auguro loro tutte le possibilità per esprimersi al meglio.

Sabato, 3 Giugno 2006

messaggio da C.Di Clemente - 03/06/2006 07:41
Komix.it ospita un'intervista a Paolo Parisi, autore della recente graphic novel "Chernobyl, di cosa sono fatte le nuvole". Un estratto:
La cosa più difficile è stata trattare un argomento così delicato come quello del disastro al reattore nucleare di Chernobyl senza cadere nella retorica e banalità. È stata una scelta difficile, ma ben calcolata e riuscita. Il lettore va saputo trasportare. Deve riuscire a entrare nel mondo che stai raccontando. Deve distaccarsene solo dopo aver finito il libro. Io riesco a fare questo usando un segno estremamente sintetico e scegliendo lunghe sequenze "mute", senza dialoghi né didascalie, lasciando che il silenzio diventi narrazione autonoma, pura.

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