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" Nei territori del Nordovest"

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Dawn

Pagine correlate:

L'uomo dall'occhio d'oro
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Di tutti gli archetipi narrativi, il più suggestivo è senz'altro quello del viaggio verso l'ignoto, tipicamente verso terre inesplorate. Se poi il motivo che spinge gli eroi del caso verso l'ignoto è la necessità di risolvere un mistero, un enigma, il lettore raggiungerà senz'altro l'apice del godimento.

Le premesse di questo quarto maxiTex (o quinto, se, come fa Sergio Bonelli, contiamo anche "Oklahoma!" di Berardi) sono di quanto di più allettante si possa immaginare: un cadavere, abbandonato, su una canoa, alle correnti di un fiume; appuntato sul suo petto, un messaggio sibillino destinato al colonnello delle giubbe rosse Jim Brandon (nostra vecchia conoscenza), il quale, una volta letto il messaggio, abbandona la divisa e si inoltra, solitario, verso le distese del nord. Un bel rompicapo da risolvere per il lettore, così come per Tex, Carson e Gros-Jean che, mettendosi sulle tracce dell'amico, non possono fare a meno di interrogarsi su che cosa, in quel messaggio, possa aver giustificato una partenza così improvvisa. Ma non finisce qui: a questi misteri se ne aggiungeranno presto altri, legati ad esempio alla figura di Dawn, la mezzo sangue che guida Tex, Carson e Gros-Jean sulle piste innevate del Canada settentrionale.

(19k)
Chi minaccia la bella Dawn? - Disegno di Alfonso Font
(c) 2001 SBE

Ma quando, pian piano, i misteri vengono svelati, le attese suscitate nel lettore vengono perlopiù frustrate. Delude, ad esempio, il fatto che il tanto atteso Golden Eye, lungi dall'avere il benché minimo legame col mondo del soprannaturale (per le prime 200 pagine Boselli era riuscito a farci credere che in lui si fosse incarnato Wendigo, demone che i lettori bonelliani già hanno visto in uno dei primi numeri di Magico Vento), sia di fatto un banditello come tanti altri, a dispetto della sua bizzarra peculiarità (l'avere una pepita d'oro al posto di un occhio).

L'albo resta comunque di piacevole lettura, sia perché ben scritto e ben calibrato nella successione delle sue parti, sia per lo spessore di altri personaggi, Dawn in testa (anche se pure Dawn delude un pochetto quando da ambigua gatta selvaggia si trasforma in micetta).



DISEGNI
Alfonso Font    

Ovviamente, l'albo risulta imperdibile anche per la qualità dei disegni di Font, altro disegnatore col quale Boselli sembra aver instaurato una perfetta intesa (cfr. anche i precedenti "Gli assassini" TX g12 e "La legge del deserto" TX al00). Il suo fine tratteggio fa sì che la ripetitività dei paesaggi (perlopiù foreste innevate...) non annoi mai. Ogni volta che può approfittarne (interni, scene di vita nella cittadina di Skagway...), Font cura quasi maniacalmente i dettagli degli ambienti e/o inserisce figure di contorno, cercando sempre di aggiungere qualcosa alla narrazione o di gratificare comunque quanto più possibile l'occhio del lettore.

A campeggiare sulla scena sono, in ogni caso, i personaggi, grazie ai loro volti sempre espressivi. A questo proposito, credo che alcuni personaggi abbiano ricevuto spessore proprio grazie all'incisività del disegno di Font più che alla caratterizzazione fornita dallo sceneggiatore (penso ad un personaggio come Ghost, ad esempio). Peccato che, al contrario, Dawn sia l'unico personaggio dal volto non sempre convincente (Font riesce a dare il meglio di sé, mi pare di poter dire, con i volti maschili, o con volti che abbiano comunque qualcosa di "particolare").



GLOBALE
 

Si prospetta, ogni tanto, sia fra i lettori che fra gli addetti ai lavori, l'ipotesi di rendere la collana dei MaxiTex un'operazione speculare a quella portata avanti nella maggior parte dei Tex gigante: come in quest'ultima collana si affida Tex a disegnatori estranei alla serie, nei Maxi si potrebbero far scrivere di volta in volta delle storie di Tex a sceneggiatori che si confrontino per la prima volta con questo personaggio. Ma, si sa, i bravi sceneggiatori sono merce più rara rispetto ai bravi disegnatori ...e certamente è difficile confrontarsi col Berardi di "Oklahoma"...

Beh, per quel che mi riguarda, un MaxiTex ben scritto e ben disegnato come questo risponde perfettamente, malgrado i suoi limiti, alle mie esigenze di lettore texiano "esigente".
 

 


 
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