ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" Missione a Sierra Vista"

In questa pagina:
TESTI
Claudio Nizzi
DISEGNI
Andrea Venturi


Pagine correlate:

Tex Willer in: "Caccia al tesoro nel regno di Morfeo".

L'intuito di Kit Carson
recensione di Fernando Congedo


Chi credeva che, in più di cinquanta anni di gloriosa vita editoriale, Tex avesse ricevuto dai suoi autori - padri creatori, figli innovatori, eredi conservatori e progressisti - tutti gli incarichi possibili ed immaginabili, si è sicuramente ricreduto dopo aver terminato la lettura delle centodieci pagine di "Missione a Sierra Vista". "Non ne ha forse già viste di tutti i colori?", mi direte. No. Gli mancava il colore tenue e delicato di un' amena caccia al tesoro, la cui meta è la costruzione di un puzzle dai pezzi non troppo numerosi. La sensazione che si ha leggendo la storia è, infatti, quella di avere sotto gli occhi una missione-mosaico da portare a termine e comporre con le tessere che, in piccoli mucchi, sono nelle mani dei personaggi che compaiono nella vicenda. L'unica difficoltà è iniziare, trovare colui che ha i primi tasselli, quelli che consentono di muovere i primi passi. Per il resto è tutta discesa, che Tex percorre agevolmente.

Nizzi cura la regia di un film di seconda visione, in cui telecamere e riflettori sono puntati quasi esclusivamente sul ranger che si muove per le strade di Sierra Vista svolgendo la propria indagine; la nizziana visione Tex-centrica impedisce che i vari personaggi possano attirare su di sè una luce sufficiente ad evidenziarne le caratteristiche fino in fondo, a darne uno spessore, una personalità ben delineata. Jerry Banyon, il giornalista, Ettie Endicott, la povera moglie di Rex Marriott, e, soprattutto, il dottor Benten, sono solo figure, comparse che si muovono nella penombra degli angoli del set in attesa di essere chiamati a recitare la piccola parte loro assegnata: in queste occasioni, ben attento a non rubare la scena alla primadonna, Nizzi tenta con pochi tratti di penna di delinearne anima e corpo. Il risultato? Molto spesso si cade nella trappola di clichè abusati ( lo sceriffo dormiglione che rifiuta i guai "d' importazione", il giornalista ossessionato dall'esclusiva, et cetera... ), che fanno sorgere in chi legge domande destinate a morire nel buio di un oblio senza risposta: perchè Juanita è l'unica a non voler parlare dell' ispettore Martin? Perchè Tex non insiste, con le "buone" ovviamente, dopo essersi reso conto che la ragazza dice il falso? Perchè il dottor Benten, conoscendo la verità, non ne ha mai parlato al sia pur poco sveglio sceriffo, o al segugio Banyon che già si era occupato della vicenda delle ragazze uccise? E perchè, dopo aver portato Tex sulla pista giusta, continua a mostrarsi disinteressato ed apatico? La soluzione del caso, per lui, poteva significare, con Marriott fuori gioco, riavere la donna amata, Ettie, e, con lei, una nuova vita... Perchè Ettie, saputa la verità sulla morte del padre, non denuncia il fatto ed, invece, aspetta di essere rintronata dagli psicofarmaci? E Rex Marriott, il serial-cattivo? Ha indubbiamente più spazio rispetto alle altre comparse, ma questo non basta a fare di lui un personaggio da ricordare.

Film di seconda visione, si diceva: in effetti, il fil rouge - trascuratissimo in questa storia - delle ragazze uccise da un maniaco che, sentendo sul collo il fiato dei poliziotti, cambia identità e luogo d'azione, non è affatto una novità per Tex ( vedi Tex Gigante nn.301-302 e nn.410-411 ). Prevedibile il finale, con Ettie che ritrova la lucidità necessaria per uccidere Hans Keefer e consentire a Tex di sbarazzarsi del killer di Baltimora. Il vero mistero, poi, è e sarà sempre il perchè Nizzi voglia spiegarci anche le cose più semplici ( pagg.125-127 ). Mi sorge l'atroce dubbio che non abbia, di noi texiani, un'alta concezione...

Domanda: in centodieci pagine, si poteva fare di più? Probabilmente si, perchè, credo, il problema non è la lunghezza della storia - "La ballata di Zeke Colter", bella avventura scritta dallo stesso Claudio Nizzi, ne aveva solo novantaquattro - , ma la tecnica narrativa scelta dall'autore, secondo la quale tempi e ritmi dell'azione devono essere scanditi dal mostro sacro Tex Willer. E quando, come in questa occasione, il ballo è troppo lento, anche intorno a noi lettori, seduti sulle nostre comode poltrone, si respira l'aria dell'eterno aprile di Sierra Vista.

(10k)
Tex!, disegno di Venturi
(c) 2001 SBE
   
 
Buona la prova ai pennelli di Andrea Venturi, sempre più a suo agio con il genere western e con l'universo texiano. Ben curati, in particolare, i primi piani di Tex e degli altri personaggi, così come la loro resa anatomica. L'autore bolognese conferisce alle figure espressioni e mimica sempre adeguate, pur cadendo, talvolta, in una sorta di teatralità di maniera. Bravissimo, poi, nel rendere l'atmosfera sonnolenta dell'avamposto messicano. Con il passare del tempo, acquisendo una maggiore maturità tecnica e narrativa, Venturi diverrà una colonna portante nello staff dei disegnatori texiani.

Continua a non soddisfarmi, con le sue copertine ( sento già le vostre critiche nei miei confronti! :-) ), Claudio Villa: l' illustrazione, che riprende quasi fedelmente una vignetta della storia ( il "quasi" è giustificato dalle labbra rosso-fuoco della donna e dagli abiti borghesi di Marriott ), contiene due piccoli errori ( vedi la scheda della storia ) ed è fin troppo rivelatrice; inspiegabile, poi, è l'espressione assente, distratta, con gli occhi rivolti verso il pavimento, di Marriott mentre spara contro Tex. Villa è un grande e da lui mi aspetto sempre opere degne della sua fama. Non sarà che è impegnato su troppi fronti?

(38k)
il fuoco, vero pericolo del West
di Venturi (c) SBE

Titoli di coda. Come si può non apprezzare lo straordinario intuito di Carson? Il volpone, intuendo che i suoi veri nemici sarebbero stati il calore e la polvere e che, per risolvere e comporre la suddetta missione-mosaico, sarebbe stato più che sufficiente un esperto puzzler come Tex, accampa scuse e se ne rimane a poltrire beatamente nella riserva navajo. Un sentito grazie a Nizzi per averglielo permesso: abbiamo, così, evitato le solite domande banali dello scolaretto dai capelli d'argento al maestro Willer, che il soggetto tutt' altro che complicato avrebbe potuto rendere ancor più banali. La veneranda età dell' anziano ranger è stata rispettata e, d' altra parte, c'era troppo caldo e troppa poca acqua a Sierra Vista per soddisfare la sete di avventura del Vecchio Cammello!
 
 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §