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"Il mercante francese"

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Il mercante di . . . noia
recensione di Giorgio Loi

I quattro pards cavalcano di nuovo insieme per far trionfare la giustizia nel Montana, l'ambientazione ideale per inserire una guerra fra compagnie di pellicce e tribù indiane alleate. Finalmente una bella storia? No, non ancora.



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

Che ne direste di una lunga avventura ambientata tra i verdi boschi del nord America che vede in azione i quattro pards al gran completo, due compagnie di pellicce in lotta, due tribù indiane rivali; un susseguirsi di agguati e scontri a fuoco, il massacro di una delle due tribù perpetrato dall'altra, un dramma familiare e un rapimento, la cattura di Tex. Non sembrano le premesse per una grande storia? Niente di nuovo, per carità, ma nell'ambito angusto dei famosi "dieci canovacci" bonelliani ci sembra che di carne al fuoco ce ne sia più che a sufficienza. Peccato che Nizzi, per l'ennesima volta, sia riuscito a trasformare un buono spunto nel solito noioso polpettone.

Teniamo subito a precisare che questo "Mercante francese" si colloca una buona spanna al di sopra delle ultime storie, ivi compreso il deludente ritorno di Mefisto e, per questo, siamo stati tentati di attribuire un voto superiore, ma non l'abbiamo fatto per una questione di rispetto. Rispetto verso Nizzi, poiché considerare buona una storia solo meno scadente della media comporterebbe un implicito "poveretto, non può darci di più, accontentiamoci" che ci rifiutiamo di pronunciare. E rispetto verso Tex, un personaggio storico del fumetto italiano che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, si meriterebbe un impegno maggiore da parte dei suoi autori. Assegnare un buon voto vorrebbe dire essersi rassegnati allo stravolgimento caratteriale che è in corso da anni e che in questo "Mercante" è pienamente confermato.

"Fra Tex e i pards sembra essersi instaurato un perverso processo di vampirizzazione"
   
In questo caso il sistema di votazione di uBC mostra una lacuna. Per valutare correttamente una storia contemporanea di Tex occorrerebbe aggiungere alle voci "soggetto" e "sceneggiatura" anche "rispetto per il personaggio", perché è qui che solitamente casca l'asino. Non neghiamo che vi siano alcuni spunti pregevoli, che abbiamo apprezzato. Il primo albo ci mostra un Tex vecchia maniera, spaccone, presuntuoso, come non si vedeva da tempo. Nel n.510 assistiamo a un incendio doloso "di rappresaglia" perpetrato da Tex e Carson in puro stile GLB, con un colpo d'ala persino nei dialoghi. Ma già per questi piccoli contentini c'è un prezzo da pagare, e salato, perché a un Tex (almeno inizialmente) rinvigorito si affiancano tre pards sempre più sbiaditi, come se fra il primo e i secondi vi fosse un curioso e perverso processo di vampirizzazione. E infatti Nizzi, per dar loro più spazio, ricorre all'unico espediente che gli resta, ossia far scomparire Tex dalla scena per un po', purtroppo con esiti non propriamente eccelsi (il famigerato "ci bagneremo", di cui trovate conto nella scheda, ha sollevato un autentico polverone fra la comunità telematica texiana).

(22k)
La resa
(c) 2003 SBE

Che dire del resto? I soliti difetti nizziani, purtroppo. Tempi dilatati, dialoghi poco ispirati, linearità totale della trama, mancanza di suspance, trovate narrative elementari, antagonisti incolori. E sì, permettetecelo, da uno Charbonne che assurge all'onore del titolo ci saremmo aspettati qualcosa di più di un ridicolo panzone caratterizzato in stile EsseGesse. E' vero che spesso anche i cattivi bonelliani portavano stampato sul volto, lombrosianamente, il marchio di Caino, ma qui siamo di fronte a un personaggio degno più dei pupi siciliani che di Tex. Analoga delusione per il "terribile" Snake Bill, anch'egli indegnamente omaggiato di un titolo, mentre Volto sfregiato è il più riuscito: carogna, ubriacone e un po' cialtrone, è l'unico che prende iniziative degne di tale nome riuscendo a impensierire i quattro pards (tutt'altro che invincibili, va detto) e la stessa banale fine che fa, in linea con la caratura della sua figura, ne costituisce un equilibrato suggello. Per contro, il ben più ambizioso "scontro finale" fra Tex e Charbonne scade nel ridicolo involontario.

Va detto, per correttezza e completezza d'informazione, che stavolta il delitto si è consumato con l'attiva complicità del maggiordomo, ossia la redazione della SBE. In una storia non certo ricca di tensione, l'albo che presentava il maggior numero di avvenimenti (il n.509) è stato completamente massacrato dalle anticipazioni in quarta di copertina del numero precedente, che hanno rivelato tutto ciò che sarebbe poi effettivamente avvenuto. E' vero che Nizzi nel n.508 non aveva saputo creare quel clima di attesa necessario a invogliare la prosecuzione della lettura, ma questa "cura" si è rivelata di gran lunga peggiore del male!



DISEGNI
Fernando Fusco    

(22k)
Guerre tribali
(c) 2003 SBE

Fusco è una delle colonne storiche di Tex, per il quale il pubblico si suddivide equamente fra chi lo apprezza e chi lo detesta. Indubbiamente non si tratta di uno stile di facile digeribilità; è perfettamente comprensibile che le sue pose legnose e innaturali, i suoi volti segnati da nasi e orecchie enormi risultino ostici a tanta gente. Eppure il suo tratto approssimativo ma nel contempo ricco si adatta perfettamente alle ambientazioni nordiche, di cui sembra ormai diventato un interprete privilegiato.

Gli anni passano per tutti e lo scorrere del tempo si avverte soprattutto nella definizione dei volti, che sta lentamente ma inesorabilmente peggiorando. Tuttavia, va riconosciuto, l'età per questo talentuoso e prolifico autore sembra pesare assai meno che per altri, come abbiamo avuto modo di constatare amaramente non molto tempo fa su queste pagine.

Una prova complessivamente buona, di qualità omogenea dall'inizio alla fine della storia (che è poi una delle caratteristiche che più si apprezzano in Fusco).



GLOBALE
 

Anche il "Mercante francese" entra nel lungo novero delle storie dimenticabili. Il giudizio finale è risollevato da tre eccellenti copertine di Claudio Villa che però poco possono fare per migliorare la qualità complessiva di questo lavoro.

Una storia comunque migliore di quelle del recente passato, ma che non fa trasparire indizi di quella rinascita texiana che attendiamo ormai da molti, troppi anni.
 

 


 
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