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" La grande invasione"

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Pagine correlate:

La fresca aria di quella notte di quasi estate gli
sussurrò di un temporale distante poche miglia.
Neri gendarmi imprigionarono la luna: la main
street accettò in silenzio il bacio del buio. Si strinse
nelle spalle e tirò fuori l'orologio dal taschino del
gilet. Il tondo meccanismo obbedì all'ordine del
pollice: le undici. Scosse la testa. Guardò verso la
baracca che dava il benvenuto ai forestieri:
dall'unica finestra filtrava il disarticolato
ondeggiare della fioca luce di una lampada a
petrolio: il vecchio Sam era ancora al lavoro.
Non era il solo ad essere sveglio: l'idea sembrò
rasserenarlo. Il vento diede l'impressione di arrestare
la propria corsa verso le case ormai vuote per
giocare con i bianchi peli dei suoi baffi. Le undici e
un minuto. Lo stesso orario, pensò. Rientrò in ufficio
salutato dal sinistro scricchiolio delle assi del
pavimento. Era vero: in quell'attimo di un tempo
lontano, l'uomo venuto dall'Arizona era sceso nei
sotterranei della memoria per raccontare di
eventi incredibili, di una storia che aveva avuto come
scenario i territori...

A nord del Rio Grande
recensione di Fernando Congedo



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

1861: nella cripta dell'antica missione spagnola di San Antonio - venticinque miglia a sud di El Paso -, accanto a resti umani rivestiti da un lacero saio, un archeologo irlandese trovò un libro recante in copertina la scritta: "Holy Bible". Sul frontespizio, parole vergate col sangue: "In nome di Dio, io lo confermo: chi beve l'acqua del Rio Grande assorbe il mistero della visione. Voi non...". Gli umidi sgherri degli anni avevano reso illegibile la conclusione.
Questa storia dal fascino inquietante erano soliti narrare i cowboy diretti ad Abilene nelle fredde notti trascorse intorno ai fuochi di bivacco.

Leggenda? Molto probabile. Ma le leggende altro non sono se non i muscoli e la pelle che avvolgono uno scheletro chiamato verità. E dal conteggio delle ossa un dato inconfutabile lo si acquisisce. Sempre.

(30k)
il commerciante di tessuti
(c) 2002 SBE
   
 

Il lungo e diglotta corso d'acqua che in un giorno disperso nei secoli venne incaricato di unire e dividere le due facce di una medaglia appesa al collo di un continente immenso, forse non ha il potere di donare visioni, ma, è certo, alimenta e nutre il fiume della fantasia di chi, dopo essersi in esso immerso, siede sulle terre che lambisce.

Cullata da piccole onde pigre, ecco galleggiare una perla dal colore latteo e dalla superficie trasparente e levigata: con la complicità del sole occidente è agevole penetrarvi e, sospesi, assistere all'epopea di un pugno di uomini cui un fausto destino diede l'occasione di vivere due volte.

Tutto tace. I cannoni hanno smesso di tuonare... La Guerra Civile è finita. Le bandiere polverose ed insanguinate del Sud e del Nord non danzano più al ritmo del vento: ora coprono pietose i propri figli caduti sull'altare di un modo opposto di leggere il Nero ed il Bianco. I Comanche hanno seguito la vicenda con vivo interesse. Il perchè dello scontro fratricida non è affare loro: hanno davanti una casa dalla porta d'ingresso non chiusa a chiave e mal custodita. Sul campanello, cinque lettere: Texas! Quanah Parker, Tonkawa e Buffalo Chief non hanno alcuna intenzione di suonarlo.

Mille guerrieri rossi circondano l'ultima freccia nella faretra della civiltà: Fort Quitman...

"... c'è un quid che dà alla pietanza una sapidità eccezionale..."
     
La lama che scolpisce sul calcio della "45" il ricordo della vittoria, morde il legno in profondità: il successo è straordinario, ottenuto da Tex in condizioni disperate. Non è soltanto questo che rende luminosa l'avventura: c'è un quid che dà alla pietanza una sapidità eccezionale: Aquila della Notte vola alto perchè strappa dalle mani dell'arcigno, grigio guardiano degli oggetti scivolati nella ragnatela della desuetudine un'arma di primaria importanza, una delle qualità essenziali del proprio codice genetico: il carisma.
Tale liquido colloso soffia un'anima nel vacuo involucro dell'onore che quell'uomo perduto, quel jayhawker che sembrava aver tradito, portava come puro ornamento.
In Glenn di ritorno da El Paso con le giacche azzurre vedo Tex intento a cogliere i frutti del suo lavoro stacanovista.

Boselli manovra con la consueta abilità il bus all'inglese che costituisce il telaio narrativo della storia; sul quadro, tasti e spie si piegano e si accendono: nessuno dei numerosi passeggeri trasportati dall'automezzo fantastico è ignorato dal conducente, che dispensa, in quantità variabile ma proporzionata, gocce di luce che vivificano i singoli personaggi tramutandoli in piccoli e grandi satelliti necessari per rendere fertile la terra sul leggendario pianeta che un indimenticabile Osservatore scoprì nel settembre del 1948.

"Fort Quitman è il punto d'arrivo di un processo lungo e complesso..."
     
A nord del Rio Grande, Fort Quitman è il punto d'arrivo di un processo lungo e complesso, è il tribunale che emette la sentenza definitiva: il giudice Willer, applicando la propria giustizia sostanziale, mai irretita dagli schemi di un illogico formalismo, mai meramente equalizzatrice, ma, al contrario, perennemente ispirata ad un principio meritocratico, decreta la rinascita morale degli anelli della "chain-gang". Tra i muri arroventati si consuma il lento rito della vestizione di individui non più accomunati dai non cicatrizzati tagli che decorano orrendamente polsi e caviglie, bensì dall'impetuoso scorrere nelle vene di un nobile sostantivo - dignità - il cui significato, sconosciuto per alcuni, tintinna dolcemente familiare nella mente di altri.
Riflettendo sull'accaduto, nessuno di essi si interroga sulla provenienza dell'intenso odore di colla che profuma l'aria: la risposta sarebbe fin troppo semplice.

Rinchiudere in una definizione il Tex de "La grande invasione" equivarrebbe ad imprigionare un'aquila reale.
Egli torna ad essere quello indicatoci dalla sapiente mano del Grande Genitore.
All'esibizione di un repertorio finalmente completo si associa la continua e tenace ricerca dell'essenza che si cela oltre le immediate e facili apparenze, il costante desiderio di decodificare i connotati deformati dalle maschere quotidiane distribuite ed assegnate da un caso travestito d'ineluttabilità.

"... Tex conquista sul campo il rispetto e la devota ammirazione dei prigionieri..."
     
Dopo quelli di Terence Carradine e delle altre famiglie di coloni, Tex conquista sul campo il rispetto e la devota ammirazione dei prigionieri: è sorpreso Glenn nel vederlo sudare al suo fianco, intento a demolire la serpeggiante, granitica certezza di non avere via di scampo. Colpo dopo colpo, il piccone, sgraziato arnese, sgretola l'ingombrante e fasullo avviso di taglia affisso nella loro testa e raffigurante il capo bianco dei Navajos nelle vesti di un nemico da combattere. E nel momento in cui è squarciato il velo che gli impediva di vedere il reale aspetto del ranger, questi è già in viaggio lungo le nere strisce orizzontali che abbigliano Jethro ed i suoi amici, lungo i binari che conducono al pulsante centro vitale: il luogo dove la ricerca avrà fine.
"Siete uno strano tipo di ranger, voi!... Non vi basta sapere che sono tutti dei criminali riconosciuti colpevoli?". Firmato: sergente Houck.

A sud di Fort Quitman: il Rio Grande. Le stelle hanno ascoltato e deciso: si spegneranno per favorire la fuga.
Più forte del richiamo della libertà è, però, il legame vischioso con l'uomo venuto dall'Arizona, con l'Aquila capace di regalare una seconda opportunità...

"Nella prestigiosa galleria dei personaggi (...) spiccano gli sciacalli del Kansas..."
     
Nella prestigiosa galleria dei personaggi nati dal matrimonio - che definisco felice nonostante un finale che priva il lettore del gusto di immaginare un intrecciarsi meno scontato dei fili esistenziali dei sopravvissuti alla scorreria indiana - di soggetto e sceneggiatura ed incastonati nella preziosa cornice di dialoghi splendidi, trasmittenti autentica atmosfera western, secchi come lo sparo di una Colt e asciutti come la polvere delle lande di frontiera, spiccano gli sciacalli del Kansas, ritratti durante il viaggio verso la stazione di posta sul Rio Concho.

(15k)
e due suoi clienti
(c) 2002 SBE
   
 
Sul palco dell'Improvvisato Teatrino, Kirby è l'inseparabile pard di Glenn, disposto a seguirlo fino all'inferno nella convinzione ferma ed assoluta di poterne uscire senza grossi danni. Le scottature? Saranno guarite col balsamo tratto dalla coda tirata a messer Satanasso!
Il sipario, tuttavia, presto o tardi riunisce le sue metà ponendo termine alla commedia.
Dietro le quinte, uno spettacolo di maggior interesse in quanto vero: un sasso abbrustolito dalle frustate dell'infuocato astro d'oriente docile si abbandona all'impeto di un torrente biondo, nel quale rotola senza sosta con rassegnata grazia. Era scritto che dovesse farlo: eppure, riflesso per un attimo insignificante negli occhi di una donna, egli non riesce ad impedire l'irrompere maleducato di una domanda: "Come avrebbe potuto essere la mia vita se non ti avessi conosciuto, Glenn?".

Collocò lo Stetson in cima ai suoi pensieri. La tomba di Glenn Corbett lo fissava con fare interrogativo. Il brontolio di un tuono infranse l'assordante quiete. Si strinse nelle spalle e tirò fuori l'orologio dal taschino del gilet. Scosse la testa: era ora di andare...

DISEGNI
Carlo Raffaele Marcello    

(19k)
Tex e Jamie
(c) 2002 SBE
   
 
Il pennello dell'autore ligure, col suo agitarsi "sporco", nervoso, consente alla narrazione per immagini di assecondare il ritmo assunto fin dall'inizio dallo sceneggiatore. L'uso di onomatopee "giganti" incrementa l'effetto realistico che si sprigiona dalle tavole coinvolgendo il lettore nel rovente clima dell'avventura.
Magistrale nelle scene notturne, dove il bianco ed il nero non invadono le reciproche sfere di competenza, Marcello è efficace nella gestione delle vignette zeppe di attori: in questo caso, tuttavia, lo stile si rivela spesso una scure che si abbatte sulla esatta definizione delle anatomie.

Ottima la caratterizzazione dei personaggi, elemento chiave per la corretta estrinsecazione dei testi: in un'avventura dove l'azione si muove lungo il fil rouge di un'accurata analisi psicologica dei protagonisti, era indispensabile che i disegni riuscissero ad evidenziarne le multiformi sfaccettature. Il lavoro è eseguito nel migliore dei modi con Tex ed i componenti la squadra dei forzati, al cui interno è netta la diversa scelta cromatica effettuata per dipingere i due jayhawker come specchi opposti riflessi.



GLOBALE
 

Da segnalare la prima delle tre cover di Claudio Villa: seguendo la ricetta del "suggerire senza mostrare troppo", egli cattura nell'illustrazione l'ansiogena emozione prodotta dall'attesa di un'incombente minaccia.

Quando nel tamburino si leggono i nomi di Boselli e Marcello ( autori di alcune delle più belle storie dell'intera saga texiana: "Il passato di Carson"; "Gli invincibili" ) nasce la gradevole sensazione di avere tra le mani un nuovo, piccolo capolavoro: finita la lettura, è appagante constatare che la sensazione oltre ad essere gradevole è anche e soprattutto veritiera.

 

 


 
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