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Prova del fuoco, La

quel confine sottile che separa uomini di legge e delinquenti
Scheda di  |   | tex/


Prova del fuoco, La
IT-TX-598-599


uBCode: ubcdbIT-TX-598-599

Prova del fuoco, La
- Trama

Durante uno scontro a fuoco tra un gruppo di rangers - tra i quali anche Tex e Carson - e una banda di rapinatori guidata dallo scaltro Tom McDormand, rimane ucciso il giovane Michael Loman, figlio di Jack, ranger e vecchio amico di Tex. Per inseguire la sua vendetta, Loman non esita a macchiarsi di sangue innocente e a Tex non resta che mettersi sulle sue tracce per tentare di fermarlo.

Valutazione

ideazione/soggetto
 3/7 
sceneggiatura/dialoghi
 5/7 
disegni/colori/lettering
 6/7 
 60

Recensione

data pubblicazione Ago 2010 - Set 2010
testi (soggetto e sceneg.) di ubcdbPasquale Ruju
copertina di ubcdbClaudio Villa
disegni (matite e chine) di ubcdbErnesto Garcia Seijas
copertine
Tex 598<br>copertina di Claudio Villa<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i> Tex 599<br>copertina di Claudio Villa<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>
tavole o vignette
Un magnifico Carson tra lampi e tuoni<br>Tex 598, pag.82, disegni di Ernesto Garcia Seijas<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i> Una scena un po' troppo sopra le righe, almeno per Tex<br>Tex 599, pag.64, disegni di Ernesto Garcia Seijas<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>
tavole o vignette
Uno sguardo val più di mille parole<br>Tex 598, pag.86, disegni di Ernesto Garcia Seijas<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Annotazioni

Note e citazioni

  • Il titolo del primo albo si riferisce alla prova a cui viene sottoposto Michael Loman, che affronta la sua prima missione da ranger.
  • Questa è la terza storia scritta per Tex da Pasquale Ruju dopo Nella terra dei Klamath Almanacco del West 2004 e La palude nera Almanacco del West 2008. Sceneggiatore di punta dell'Indagatore dell'incubo Dylan Dog e creatore della miniserie Demian, l'autore sardo (o meglio barbaricino, di Nuoro) è attualmente in edicola con Cassidy, una miniserie di diciotto episodi.
  • Si tratta invece della quarta storia realizzata per Tex da Ernesto R. Garcia Seijas dopo Polizia Apache Almanacco del West 2007 e Il Killer n.571-572, per la serie regolare. La sua opera prima è un Texone realizzato tra il 2002 e il 2003, sceneggiato da Claudio Nizzi, che per decisione redazionale non è ancora stato pubblicato. Il maestro argentino è attualmente in lavorazione su una storia di tre albi scritta da Mauro Boselli (segnalazione di Carlo Monni).
  • Si è molto discusso, in rete, circa la presunta responsabilità di Tex nella morte di Michael. Nelle circostanze in cui si viene a trovare (o meglio, in cui viene posto dallo sceneggiatore), con Michael implicitamente affidatogli dal padre (cfr. il dialogo di pag.25), Tex compie l'unica scelta possibile: escludendo l'alternativa di far partecipare il ragazzo alla sparatoria, lo lascia nelle retrovie, dove teoricamente avrebbe dovuto essere al sicuro, se solo Michael avesse seguito gli ordini di Tex o, semplicemente, si fosse comportato da ranger. Che Tex non abbia molta stima del ragazzo è evidente non solo da come lo tratta nel dargli ordini (cfr. pag.26-27), ma anche dalla riflessione fatta a Kit Carson ("Ne ho visti tanti, di pivelli in preda all'entusiasmo come lui. Finirebbe per beccarsi una pallottola, e non voglio averlo sulla coscienza!", pag.29). Tuttavia Michael era un ranger - giovane, inesperto, inadeguato, magari anche sbruffone - ma pur sempre un ranger; per evitare di fargli correre qualsiasi rischio, Tex avrebbe dovuto rispedirlo a Fort White a rifare l'addestramento. Detto questo, è evidente che la situazione viene gestita dallo sceneggiatore in modo tale da dare adito a dubbi ed è altrettanto evidente il fallimento di Tex, nonostante la rivelazione finale sulla morte di Michael. Tex fallisce perché con il suo comportamento sconfessa uno dei capisaldi del suo mito: quello di essere un punto fermo, una certezza, una garanzia di protezione e sicurezza; chi si affida a lui non deve temere alcun male, tanto meno la morte, che invece colpirà - come giustizia vuole - solo i malvagi.
  • Altro argomento dibattuto è stato il comportamento di Tex nei confronti di Jack Loman: Tex si comporta da Tex nel rispettare la decisione dell'amico di cercare da solo la sua vendetta, o piuttosto avrebbe dovuto imporsi e accompagnarlo, o seguirlo, contravvenendo alla sua volontà, impicciandosi quindi in una questione strettamente personale? Secondo chi scrive, la risposta sta in questa precisazione di Gian Luigi Bonelli circa il carattere di Tex, tratta da Ferruccio Alessandri (a cura di), "Anatomia di un cow-boy", Man Only, N.3-4, marzo-aprile 1974, s.l., pag. 27: "Ecco! Tu hai detto una grande parola: ottimismo. Ossia, gratuitamente lui attribuisce all'uomo la capacità di scindere tra il bene e il male. Lui pensa ottimisticamente che la gente debba saper capire dov'è il bene e saper condannare dov'è il male. Ciò non avviene nella realtà, però lui cerca di aiutare una certa tendenza contro un'altra tendenza...". Il discorso cambia quando Tex e Loman si affrontano nel saloon di Silver City; proviamo ad immaginare che al posto di Loman ci fosse stato Carson e chiediamoci se Tex, invece di guardare alle prove, non avrebbe affrontato l'amico in maniera decisa, magari facendolo rinsavire a suon di pugni, in un combattimento virile tra uomini che hanno dedicato la vita a combattere in nome della giustizia.
  • A pag.54, fa specie vedere Tex e Carson scherzare nel saloon dopo avere seppellito da poco il figlio di un loro amico, un giovane probabilmente della stessa età di Kit (e al quale somigliava molto, forse non a caso). Più volte nel corso della storia Tex dice di capire cosa prova Loman, ma il suo atteggiamento verso la morte di Michael è decisamente indifferente.
  • La frase pronunciata da Tex a pag.69 del n.598 "Venite avanti, cuccioli di sciacallo! Aquila della Notte è qui che vi aspetta!" è un'evidente citazione tratta da La carica dei Navajos (n.169, pag.46, la seconda parte è identica, mentre nell'incipit Tex diceva: "Forza, cuccioli di cane Hualpai!"), come pure l'uso che fa Tex del fucile scarico come clava (pag.75). In entrambi i casi Tex avrebbe potuto usare le colt: nella storia in oggetto le ha tutte e due, mentre in quella degli anni Settanta gli rimaneva la pistola nella fondina sinistra (cfr. pag.45).
  • A pag.86 un'avvenente giovane indiana sorride maliziosamente al lettore dopo aver portato da mangiare a quel marpione del vecchio Carson. A tale proposito riportiamo quanto precisato dallo stesso Ruju in http://texwiller.forumfree.org (Le domande a Pasquale Ruju, pag.1): "Non c'è alcun mistero particolare. Nella prima stesura della sceneggiatura Carson rivolgeva una battuta alla giovane squaw che gli serviva la cena (un "Oh, grazie tesoro!", se ricordo bene). In seguito ho eliminato quella battuta per questioni di spazio, e anche perché mi pareva un po' fuori luogo, nel contesto. Garcia Seijas, però, ci ha messo un sottotesto (anzi, un "sottodisegno") da par suo, di qui l'espressione della fanciulla." (segnalazione di Carlo Monni).
  • Nel flash-back di pag.91-92 viene impiegata un'interessante soluzione narrativa: i disegni mostrano quanto avviene nella realtà, mentre la didascalia riporta il racconto fatto da Carson, secondo il falso rapporto scritto da Loman.
  • E' interessante anche la rappresentazione di un Carson indipendente da Tex e che frequenta con maggiore assiduità gli ambienti militari, cosa d'altronde normale considerato il suo grado di Colonnello.
  • A pag.29 e 39 del n.599 Tex e i Navajos che sorvegliano i confini della riserva si scambiano dei segnali di fumo, tuttavia è la prima volta - quantomeno a mente di chi scrive - che il messaggio non viene trascritto nelle nubi, bensì riassunto attraverso il pensiero di Tex.
  • Chi è amico di Kit o se ne innamora, generalmente muore di morte violenta: dopo Mauro Boselli (Morte nella nebbia n.556-557) e Tito Faraci (L'uomo di Baltimora n.591-592, sua terza prova), nemmeno Pasquale Ruju (anch'egli solo alla sua terza storia) ha inteso sfuggire a questa trappola, arrivando bensì a consolidare la fama di iettatore affibbiata al povero Kit. Purtroppo è stato lo stesso Gian Luigi Bonelli a scrivere le prime infelici pagine (La gola della morte n.40-41 e Sinistri presagi n.70-72), tuttavia forse era ben lontano dall'immaginare che sarebbero diventate un cliché ripreso da Guido Nolitta (Il solitario del West n.250-252), poi da Claudio Nizzi (Il massacro di Kalabah n.341-343, L'uomo senza passato n.423-425 e Il lupi del Colorado n.428-429) e quindi dagli sceneggiatori successivi.
  • A brevissima distanza da L'uomo di Baltimora (n.592 cit.), Kit viene nuovamente ferito in modo molto grave, rischiando di morire. Ci auguriamo che al ventennio nizziano, che ha visto evolvere Kit da custode dell'allevamento dei bovini Navajos ad ameba, non succeda ora una fase in cui Kit viene usato in modo grossolano esclusivamente per far risaltare l'elemento affettivo in Tex. "Tex" è l'unica serie, perlomeno nel panorama del fumetto europeo, in cui agiscono (agivano) insieme padre e figlio. C'è un mondo intero da scoprire all'interno di questo rapporto. Non gettiamo via tutto così.
  • Come per la sequenza a pag.26-30 de L'uomo di Baltimora (n.592 cit.), ci siamo chiesti se davvero Tex avrebbe abbandonato Kit in fin di vita, lasciandolo nelle mani di Nuvola Rossa, secondo il quale la vita di Kit "è nelle mani del Grande Spirito... non ci resta che aspettare e pregare." (pag.68). Dopo essere stato assente alla morte del padre, a quella del fratello e a quella della moglie, veramente Tex avrebbe lasciato da solo il figlio in una circostanza tanto grave? Il lettore sa che Kit ce la farà, ma Tex no: quando affronta Loman, Tex teme ancora per la sua vita ("Mio figlio non è morto. Potrebbe morire, questo sì.", pag.103). Se invece Kit non fosse stato morente (cfr. ad esempio il comportamento di Tex nel Texone Gli assassini n.g12, pag.46-50 e successivamente in Terra di confine n.469, pag.99-102, entrambe storie di M. Boselli), ovviamente la priorità di Tex sarebbe stata quella di mettersi subito alle calcagna di Loman.
  • A pag.71 Tex esce dal villaggio Navajo in tenuta indiana; a pag.76, giunto sul luogo del ferimento di Kit, compare in tenuta western: s'è forse cambiato per strada? (segnalazione di Massimiliano Petrelli).
  • L'evoluzione del dolore di Loman in pazzia è testimoniato dalle apparizioni di Michael, che ricompare al padre in più occasioni (cfr. pag.40-42, 60-61, 82-84, 100 e 110) come una voce interiore che lo sprona a completare l'azione vendicatrice e a superare l'ultimo scoglio, quello di affrontare un suo vecchio amico.
  • Gino d'Antonio aveva scritto una storia molto simile nella Storia del West ("L'ultimo duello", Collana Rodeo n.25, 1969), quando il ranger Daniel Ross, psicologicamente provato dalla tragica morte della giovane moglie, si trasforma progressivamente in un giustiziere sempre più assetato di sangue, fino a perdere la vita in un confronto con il collega e amico Pat MacDonald. (segnalazione di Giorgio Loi).
  • A pag.91-93 McDormand sbaglia un tiro col Winchester da breve distanza e manca Loman. Letale nell'uccidere a bruciapelo complici ed informatori (cfr. pag.22 e 52 del n.598), con un avversario di diversa caratura il capobanda si lascia tradire da tremore alle mani, nervosismo e spavento.
  • Lo scontro finale, anticipato più volte nel corso della storia, alla fine avviene e Tex uccide Loman, cioè un suo collega nel corpo dei rangers, nonché vecchio amico, un uomo distrutto dal dolore e in preda alla follia. Nemmeno Guido Nolitta ne Il volto del traditore n.252 lascia che sia Tex ad uccidere il suo vecchio amico, il "traditore" Phil Turner, che viene invece freddato dall'indio Boruca (cfr. pag.107). Le circostanze sono diverse, ma proprio per questo la morte di Loman per mano di Tex ci sembra un evento improprio: certo Loman uccide degli innocenti, tra cui anche Dente di Volpe, e ferisce gravemente Kit, ma è il dolore che lo ha fatto impazzire, mentre Phil Turner sabota la spedizione a Panama, causando molte vittime, all'interno di uno sporco intrigo politico.

Incongruenze

  • A pag.31 il ranger con i baffi viene ferito al braccio sinistro, ma a pag.37, quando lo stesso viene colpito a morte, il braccio non presenta traccia della ferita.
  • A pag.40, dopo la fuga a cavallo dei cinque banditi superstiti, nel recinto sono rimasti diversi cavalli e non si capisce perché Tex e Loman debbano inseguire i banditi a piedi (segnalazione di Mauro Mihich). La situazione sarebbe stata ben diversa se i banditi, al momento di scappare, avessero fatto fuggire tutti i cavalli, mossa d'altronde logica proprio per impedire ai ranger di inseguirli.
  • A pag.43 Tex impugna entrambe le colt mentre sta inseguendo a piedi i banditi; a pag.45 invece le colt sono rinfoderate e spunta un Winchester nella mano sinistra; a pag. 46 impugna di nuovo le colt.
  • A pag.106 Loman dice a Tex: "Anche tu hai un figlio. Come ti sentiresti se qualcuno ti avesse fatto quello che hanno fatto a Michael?" Con la frase posta in questi termini, Loman sta chiedendo a Tex come si sentirebbe da morto; sostituendo "gli" a "ti" (riferendo quindi il discorso ai figli) oppure - eventualmente - "me" a "Michael" (riferendo il discorso ai due padri), la domanda risulta corretta.
  • A pag.18 del n.599 Due Corvi ha la bisaccia sulle spalle; nella prima striscia di pag.19 la bisaccia scompare, per ricomparire nella striscia successiva, quando il mezzosangue lega la bisaccia alla sella del cavallo.
  • Nel n.599, pag. 29, Tex usa i segnali di fumo per avvertire i suoi Navajos di intercettare Due Corvi, senza pensare nemmeno per un istante che lo stesso Due Corvi è un mezzo Navajo, perfettamente in grado di interpretarli e quindi agire di conseguenza. Cosa che, infatti, accade esattamente una pagina dopo. Una bella stupidaggine da parte del ranger! (segnalazione di Giorgio Loi)
  • Kit viene raffigurato con il volto da ragazzino sedicenne (cfr. in particolare pag.47 e pag.59), molto simile al Kit degli esordi.
  • Kit indossa gli speroni (cfr. pag.48 e 50), che poi svaniscono a partire da pag.59.
  • Kit viene colpito al fianco destro (pag.59), tuttavia a pag.63-64 non c'è traccia della ferita.
  • A pag.82, nella didascalia della striscia centrale figura "Jackal Creek" invece che "Jackal's Creek".
  • A pag.106 durante la ricostruzione che McDormand fa a Loman circa la morte di Michael, il bandito racconta che uno scarto del cavallo lo ha quasi fatto cadere e si vede chiaramente che gli sfugge la Colt dalla mano destra, mano con cui poi stringe la gamba ferita. A pag.44-45 dell'albo precedente, invece, dopo che la pallottola ha centrato Michael, McDormand impugna la colt nella mano destra e la si vede ancora distintamente impugnata dal bandito mentre si aggrappa al collo del cavallo (pag.45 in fine).
  • Era da un bel po' che non si vedeva Tex sudare per qualcosa che non fosse il caldo (cfr. I cacciatori e la preda n.244 pag.35): in quella storia di Guido Nolitta, Tex sudava perché non aveva il coraggio di porre fine alle sofferenze di un Navajo torturato da Cruzado; qui suda alla vista del figlio colpito (pag. 63-64 del n.599). In entrambi i casi è segno di debolezza e Tex non è un debole, al di là di quello che sta provando nelle situazioni prese in considerazione. E' un uomo di profondi sentimenti, spesso volutamente celati, un uomo che soffre e ama, capace di gesti di tenerezza inaspettati, ma non è un debole. Può sudare Loman, che era un buono, ma non l'eroe; può sudare anche McDormand, che è il cattivo, anche se sembrava più tosto: Tex no.
  • Sono assolutamente fuori luogo sia l'espressione terrorizzata di Tex, con tanto di occhi sgranati, mentre solleva il figlio ferito, sia il suo grido disperato ("Non lo permetterò!", (pag.64). Vale il discorso fatto alla nota precedente.
  • A pag.92 Tex estrae il fucile dalla custodia e si avvia verso il luogo della sparatoria. Impugna ancora il fucile quando lo si vede nel bosco (pag.96), ma quando raggiunge Loman gli punta contro la pistola e il fucile scompare (pag.102) (segnalazione di Stefano David).
  • La vicenda si conclude in maniera infelice a pag.113 con quel "Quién sabe, vecchio mio?" detto da Tex in risposta alla fiduciosa affermazione di Carson: "Ma so che tu, al suo posto, non ti saresti mai comportato nello stesso modo." L'essere stato vicino a perdere Kit non può far vacillare il nostro ranger. Il lettore affezionato sa che Tex non si comporterebbe mai come Loman ed è bene che lo lo dica anche Tex, senza che questo sia segno di arroganza o presunzione.

Frase

  • Tex: "Jack ha passato il segno. C'è un confine che ci divide dai fuorilegge a cui diamo la caccia. Un confine sottile, a volte. Ma quel confine non deve essere mai superato."
    n.598, pag.112

Personaggi

Tex, Carson, Kit, Tiger Nuvola Rossa stregone Navajo Jack Loman [+] ranger amico di Tex Michael [+] figlio di Jack Tom McDormand [+] capo di una banda di rapinatori Kevin Mason [+] complice di McDormand, ucciso da Loman Jason Rooker [+] complice di McDormand, ucciso da Tex Rhett Durham complice di McDormand, finisce in prigione Due Corvi [+] mezzosangue Navajo, complice di McDormand Bud Farrell complice di McDormand, ferito durante la sparatoria a Jackal's Creek Dreyer [+] complice ucciso da McDormand Charlie Green [+] informatore ucciso da McDormand Sergente di Fort White Caporale Murray [+] di Fort White donna Navajo Dente di volpe [+] giovane indiano Navajo Craig Mason [+] padre di Kevin Tim Mason [+] fratello di Kevin Rick, Ward, Gene [+] giocatori uccisi da Tex sceriffo di El Paso Ned bandito di guardia ai cavalli durante la rapina a El Paso Harry Madigan [+] stalliere ucciso da Due Corvi

Locations

Territorio a sud del fiume Gila Jackal's Creek rifugio della banda Tucson saloon di Tucson Fort White infermeria di Fort White villaggio centrale della riserva Navajo fattoria dei Mason Silver City saloon di Silver City El Paso stazione di posta di El Paso ufficio dello sceriffo di El Paso capanno di caccia dove si rifugia Due Corvi territorio della riserva Navajo capanna di Tex

Elementi

banda di rapinatori giovane ranger ucciso vendetta due padri a confronto ferimento di Kit resa dei conti

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