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Tanto rumore per nulla

nel titolo c'è già tutto, e non è niente di che
Recensione di  |   | tex/


Tanto rumore per nulla
Tex 629-630


Scheda IT-TX-629-630

Molta azione, poche emozioni. E’ il poco commendevole risultato che si ottiene quando ci si concentra sul contorno e si trascura la portata principale. O, fuor di metafora, quando ci si preoccupa di sistemare elementi, varianti, particolari necessari a una storia che si vorrebbe avvincente e ben scritta, dimenticandosi però dell’elemento più importante. La storia, appunto.

I due albi che compongono l’ultimo lavoro di Tito Faraci si risolvono in una sequenza di agguati, inseguimenti, sparatorie e botte in testa, variamente intrecciati nel tentativo di spremere il massimo di vitalità da una lunga caccia all’uomo, con Tex e Tiger sulle tracce di un delinquente specializzato nel cascare continuamente in trappola e poi venirne fuori in modi più o meno fortunosi.

L’essenzialità della trama non è, in sé, negativa, specie nel Western, a patto però...

L’essenzialità della trama non è, in sé, negativa, specie nel Western, a patto però di contare su ottimi personaggi, dialoghi brillanti e una sceneggiatura con i controfiocchi. Purtroppo, non c’è niente del genere. I comprimari sono privi di spessore, a cominciare dal biondo antagonista che, sviluppato diversamente, avrebbe forse potuto conquistarsi un angolino nel Pantheon dei "cattivi" texiani. I dialoghi sono freddi e non traggono giovamento dall’innesto (artefatto) delle tipiche circonlocuzioni texiane, anche perché Tiger, su questo fronte, offre una sponda meno efficace di Carson. Nemmeno la sceneggiatura funziona, costretta com’è a puntare su lunghe sequenze di riempimento, a frazionare anche brevi dialoghi su più vignette, a ripetere e ripetersi in continuazione (vedere la scheda), a dilatare l’azione puntando su soluzioni tipiche del linguaggio cinematografico ma che, trasposte in fumetto, ottengono il risultato di appesantire la lettura.

E che dire dell’opprimente spiegazionismo, che sconfina in un anticipazionismo capace di bruciare anche i buoni colpi di scena (come quello di Stanton con i suoi vecchi complici), e che costringe Tex addirittura a "raccontarsi" quel che sta succedendo, con tanti saluti alla plausibilità e alla naturalezza dei dialoghi. Il tutto, evidentemente, a uso e consumo di un lettore dotato di un quoziente intellettivo la cui stima, all’interno della Sergio Bonelli Editore, dev’essere in crollo verticale.

Radio Willer informa i lettori tardi di comprendonio circa i recenti sviluppi
Tex 630, pag.51

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Radio Willer informa i lettori tardi di comprendonio circa i recenti sviluppi<br>Tex 630, pag.51<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

Certo, Tex e Tiger sono eroici, massicci, infallibili, sprezzanti del pericolo e del dolore, in modo finanche eccessivamente ostentato. Ma questo, nel 2013, è dato per scontato. Sarebbe stata una nota di merito ai tempi bui del nizzismo, ma oggi si chiede, legittimamente, qualcosa in più.

Anche il comparto grafico sembra risentire dei limiti della storia. Un segno sporco, nervoso, eppure di facile leggibilità, è la caratteristica di Corrado Mastantuono, che ben si presta alla narrazione per immagini del vecchio West e non stona con lo stile "classico" di Tex. Se la capacità descrittiva di Mastantuono è fuori discussione e si rivela, generalmente, all’altezza della situazione, non va però oltre una "corretta" esecuzione, scevra di virtuosismi o di soluzioni originali. Inoltre, abbiamo trovato le caratterizzazioni dei personaggi non sempre azzeccate. In particolare questo Tex, spesso a metà fra l’inespressivo e l’ingrugnito, non aiuta ad apprezzare una storia che già di suo non brilla per calore e coinvolgimento.

Onestamente, non si può negare che Faraci le abbia provate tutte per movimentare la scena: banditi, carcerieri, belve feroci, indiani, coloni, altri banditi... le cui vicende s’intrecciano intorno a quelle dei due pards, influenzandosi vicendevolmente. C’è anche qualche buona trovata. Una per tutte: l’ultima pagina, forse la migliore delle 220 di questi due albi. Ma è poco, troppo poco. A riprova che quando manca una trama solida, quando non c’è affinità con il personaggio, quando ci si affida unicamente agli espedienti narrativi, qualsiasi sceneggiatore non potrà che ottenere un risultato molto al di sotto delle sue capacità.



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