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Solo un uomo

un'avventura con tanta carne al fuoco... in tutti i sensi
Recensione di  |   | tex/


Solo un uomo
Tex 613-615


Scheda IT-TX-613-615

Uno dei luoghi comuni più diffusi, e più falsi, su Tex Willer vuole che si tratti di un fumetto "in bianco e nero", laddove non ci riferiamo evidentemente al metodo di stampa, bensì a una sua presunta mancanza di profondità psicologica. Non c'interessa, ora, dimostare l'infondatezza di tale affermazione. Ci limiteremo a ricordare che più volte abbiamo dato atto con piacere a Mauro Boselli di essere stato capace di fondere il suo personale stile di scrittura con l'universo texiano senza tradirne l'essenza. Tuttavia, in Mondego il Killer non solo ne abbiamo avuto l'ennesima conferma, ma anche la sensazione che l'autore sia voluto andare consapevolmente oltre.

Vi domanderete che intendiamo dire. Che la storia abbonda di buoni-che-si-rivelano-cattivi e viceversa? Che nulla è come sembra? Che le apparenze ingannano e la verità si cela sotto una spessa coltre di inganni e reticenze? Non proprio. Non solo. Vero è che le cose stanno più o meno come il lettore può immaginarle fin da subito ma, come per la luce bianca attraverso un prisma, solo al termine gli è permesso discernere distintamente tutte le componenti cromatiche e cogliere appieno le sfumature di una vicenda complessa e oscura, che, anche se le cose vanno "come devono andare", lascia inevitabilmente un retrogusto amaro.

Ora: come può inserirsi in un tale prisma un fascio abbagliante di giustizia e integrità come Tex e uscirne puro e candido, violando ogni legge della fisica, dell'ottica e del buon senso? Non solo lo fa, ma ne esce più classico e "bonelliano" che mai, con una cura dei dialoghi che sembra migliorare di albo in albo e una memorabile sequela di gran mangiate al ristorante, immancabili le patatine e le bistecche alte tre dita, che dichiaratamente strizza l'occhio al lettore d'annata, ma con rispetto, senza prenderlo in giro. Non c'è niente che fa imbufalire un vecchio lettore di Tex più dell'accorgersi che i classici topoi della saga sono (ab)usati unicamente per blandirlo e mascherare la sottostante pochezza d'idee, come se un po' di bistecche, "peste", "beccaccione" e "satanasso" buttati a casaccio bastassero a fargli digerire anche il più sciapo brodino.

La "vittoria" di Bethanie Marsh
Tex 615, pag.104 - Disegno di Leomacs

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

La "vittoria" di Bethanie Marsh<br>Tex 615, pag.104 - Disegno di Leomacs<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Lungi dall'essere mero espediente, qui i richiami classici svolgono invece un'efficace funzione di contrasto con il realismo di una storia dove, per usare le azzeccate parole di Mondego, "nessuno è innocente", e dove quindi meno ci si attenderebbe di veder albergare l'adamantina integrità di Tex e Carson, i quali restano sì toccati dalle contraddizioni morali degli altri personaggi, ma riescono comunque a rimanere sé stessi e a far trionfare i loro valori e, dunque, la Giustizia vera. Sia pure con quel fondo di amarezza di cui parlavamo.

Un'atmosfera più vicina al revisionismo degli spaghetti-western che all'epica di John Ford

L'avanzamento della ferrovia negli Stati Uniti è stato, a un tempo, sia un fattore essenziale per il progresso del Paese, sia teatro di poco commendevoli speculazioni, traffici ed episodi di sfruttamento umano. Quale miglior palcoscenico, allora, per una vicenda dai contrasti così marcati, della feroce rivalità fra due compagnie ferroviarie impegnate nella costruzione di una linea transcontinentale e disposte a tutto, dal sabotaggio aperto fino al massacro di civili inermi, pur di accaparrarsi il primato di passaggio in una stretta gola lungo il fiume Arkansas: la Royal Gorge. Né può stupire l'atmosfera, più vicina al revisionismo degli spaghetti-western che all'epica di John Ford o Howard Hawks, con espliciti riferimenti leoniani - per quanto non manchi anche una palese citazione fordiana, cara all'autore.

Un inizio spettacolare di fuoco e fiamme introduce Xavier Mondego in tutta la sua umana contradditorietà: assassino prezzolato in panciotto e farfallino, abilissimo con le armi ma pronto a qualsiasi espediente, anche il più scorretto, per raggiungere lo scopo; capace di uccidere senza la minima emozione, ma anche di provare simpatia per i suoi "clienti"; pronto a eliminare una donna senza esitazioni, ma rigoroso nel suo personale codice d'onore. Se è vero, come abbiamo sostenuto ripetutamente, che la grandezza di Tex si riflette in quella dei suoi antagonisti, qui siamo sicuramente di fronte a uno dei più azzeccati, e non possiamo non ammirare, sia pure con una punta di rammarico, il coraggio di Boselli nel precludersi la possibilità di servirsene in futuro. Il fatale scontro finale fra i due, dall'esito scontato, lascia comunque una traccia nel cuore del nostro ranger, e non solo nel suo.

Il codice di Xavier Mondego
Tex 615, pag.109 - Disegno di Leomacs

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Il codice di Xavier Mondego<br>Tex 615, pag.109 - Disegno di Leomacs<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Ma Mondego non è che il primo di una vasta schiera di personaggi ben delineati nella loro generale ambiguità. Salutiamo dunque con gran piacere l'arrivo di una nuova Dark Lady di prima grandezza, commediante abilissima e affarista spietata come sarebbe piaciuta a papà Bonelli, capace di irretire qualsiasi uomo con il suo fascino letale ma che, a sua volta, non rimane indifferente a Tex - elemento, questo, che consideriamo azzeccatissimo e che non ci spiacerebbe rivedere più spesso: Tex potrà anche essere (apparentemente) insensibile al fascino femminile, ma non è affatto vero il contrario!

Senza dilungarci nella descrizione di una lunga galleria ottimamente popolata, giova tuttavia sottolineare che persino i caratteri minori riescono a lasciare un segno: dalla commovente devozione del vecchio Sam per la sua affascinante padrona all'onesta indignazione dello sceriffo Dugan, che per caratterizzazione fisica e morale non può fare a meno di ricordare l'indimenticabile sceriffo di Cedar City di Terra promessa (nn.146-149).

Risultato dovuto anche all’apporto decisivo dei disegni di Leomacs

Ma il migliore dei personaggi potrebbe ben poco, se non agisse all’interno di una trama ben strutturata, bilanciata nei tempi, ricca di azione, intessuta di dialoghi piacevolmente vivaci fra i due ranger mattatori, dialoghi che fungono da lubrificante per un complesso ingranaggio narrativo che, pur non essendo né semplice né lineare, risulta avvincente e scorrevole. Risultato, sia chiaro, dovuto anche all’apporto decisivo dei disegni di Leomacs, qui al suo esordio effettivo sulla serie regolare. Un tratto non troppo facile e immediato, quello del disegnatore romano, con evidenti ispirazioni a Giovanni Ticci (un passaggio quasi obbligato per gli esordienti texiani), eppure adeguato tanto al West e a Tex in generale, quanto all’interpretazione della complessa sceneggiatura di Boselli e dei numerosi personaggi, ben resi con la giusta espressività. Leomacs è convincente nei primi piani come nei campi lunghi, con varietà di pose, inquadrature, giochi di luci e "polverosità" tipicamente western - d’altronde, da un disegnatore che si era precedentemente cimentato sulle pagine di Magico Vento e Volto Nascosto era lecito attendersi che sapesse validamente misurarsi con l’avventura classica, oltre che con sceneggiature articolate e cariche di umanità. Forse Kit Carson appare, in qualche vignetta, eccessivamente caratterizzato, al limite della caricatura, ma, alla luce degli ottimi dialoghi di cui è protagonista, se la prendiamo come una compensazione dell’eccessiva ingessatura di Tex, possiamo facilmente passarci sopra.

Un tranquillo pranzo al ristorante
Tex 614, pag.28 - Tavola di Leomacs

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Un tranquillo pranzo al ristorante<br>Tex 614, pag.28 - Tavola di Leomacs<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

In conclusione, questa di Boselli e Leomacs è senza dubbio un’ottima prova; dura, impegnativa, distante dai sapori dolciastri della precedente avventura nel parco dello Yellowstone, a conferma della poliedricità di un autore che continua a stupire per prolificità, varietà e qualità delle storie, nonché per il coraggio con il quale trova sempre nuove sfide da affrontare. Quell’oltre, menzionato a inizio articolo, faceva riferimento al voler calare un Tex classicamente infallibile e invincibile in un contesto popolato da personaggi così realisticamente sfaccettati da far temere un risultato pasticciato, e ottenere invece l’esatto opposto. Il rapporto fra Tex e Mondego sarebbe potuto facilmente scadere in un eccesso di buonismo o di impassibile durezza, entrambi scorretti, mentre l’autore riesce a mantenersi felicemente in equilibrio lungo un crinale insidioso, senza tradire né l’essenza di Tex né quella del suo avversario. Un avversario la cui complessità può trovare una sintesi nelle parole di Frank, lo spietato killer protagonista del film di Sergio Leone C’era una volta il West al quale Boselli ha vagamente ispirato questa storia: "solo un uomo".



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