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L'inarrestabile forza di un sogno

natura e culture a confronto nel nascente parco di Yellowstone
Recensione di  |   | tex/


L'inarrestabile forza di un sogno
Tex 611-613


Scheda IT-TX-611-613

Ecologia, melassa e buoni sentimenti. Potrebbe essere la perfida sintesi di una lettura a caldo dell'ultima opera di Mauro Boselli e Alessandro Piccinelli. Perfida, ma non completamente infondata.

Che la travagliata vicenda del parco di Yellowstone, un sogno realizzato e difeso dal tenace Nathaniel Langford, fosse "a lieto fine", era già scritto nella Storia con la "S" maiuscola. Ma il finale a tarallucci e vino fra pellirosse e ricconi bianchi, condito, oltre che da un'evitabile gragnuola di dialoghi zuccherosi, anche da scenette e personaggi, come la coppia di indiani non troppo svegli, che ci si aspetterebbe di trovare su testate più adolescenziali, rischiava di stendere una pesante cappa di disappunto sull'intero lavoro. Il problema, peraltro, non è solo nel finale. In generale la storia soffre di un sovrappiù di verbosità che non si limita, come già visto in passato, a dialoghi barocchi o didascalici, ma che sembra proprio discendere da quello "spiegazionismo bonelliano" che affligge, purtroppo, altre testate della casa editrice. In altre parole, in più di un'occasione Boselli sembra volersi assicurare che il lettore colga ogni minima sfumatura della complessa trama da lui articolata, sceneggiando dialoghi e pensieri artefatti che raccontano la storia invece di limitarsi a mostrarla o lasciarla intravvedere.

Altamente sconsigliato ai diabetici
Tex 613, pag.42

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Altamente sconsigliato ai diabetici<br>Tex 613, pag.42<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>
Fatta la tara a un difetto evidente e sicuramente rilevante, per il resto la storia funziona. E funziona bene

Il sentore che ci ha colti alla fine della lettura è stato perciò di prolissità, pedanteria dei dialoghi e retorica buonista fuori posto. Ma se di sentore si tratta, è anche giusto provare a scavare più a fondo e a forare quella spiacevole cappa. Perché, fatta la tara a un difetto evidente e sicuramente rilevante, per il resto la storia funziona. E funziona bene.

Già l'idea iniziale di fondere la genesi del parco nazionale dello Yellowstone con una texianissima vicenda di cacciatori di frodo e indiani in rivolta, assesta un bel colpo ai cantori del "su Tex non c'è più niente di nuovo da dire". La trama è complessa, articolata su un bel numero di trovate e colpi di scena tali da renderla gradevolmente imprevedibile. Ancora una volta riscontriamo con piacere come Boselli si sforzi di non seguire mai la strada più scontata per risolvere una situazione, e che lo faccia stando sempre attento a non violare la coerenza della trama e l'integrità dei personaggi, da quelli principali ai comprimari apparentemente (ma solo apparentemente) più marginali. Diciamolo: depurato dal già deprecato eccesso di zuccherosa retorica, il capovolgimento del rapporto fra i ricconi dell'est e i loro carcerieri, contagiati da una sorta di sindrome di Stoccolma in salsa texiana, è stata una gradita sorpresa. Dopo un'infinita sequela di industriali e banchieri corrotti, trafficoni e dediti a ogni genere di turpe mercimonio, l'esistenza di facoltosi galantuomini che rompono l'equazione fra ricchezza e malvagità è una piacevole variazione sul tema.

Anche i pards funzionano. Se sul fronte dell'azione non avevamo dubbi, rileviamo con soddisfazione che anche i dialoghi del quartetto sono generalmente azzeccati, e che perfino Tex si concede qualche misurato motto di spirito. Boselli si sta sicuramente impegnando sotto questo aspetto e, per quel che può valere il nostro parere, non possiamo che incitarlo a proseguire.

Verso una promessa mancata
Tex 612, pag.61

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Verso una promessa mancata<br>Tex 612, pag.61<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

Impossibile non dedicare qualche parola ai personaggi secondari, croce e delizia delle storie di questo autore, che stavolta s'integrano bene nella storia e ne costituiscono il valore aggiunto. Tra questi, merita ricordare non solo i già citati rapiti e rapitori, ma il rude e coraggioso guardaparco Harry Yount e, soprattutto, le figure controverse di Randy e Brent. Boselli ama le caratterizzazioni ambigue, in chiaroscuro, in continua tensione fra bene e male, ma è anche conscio dell'estrema cautela richiesta nell'utilizzarle all'interno del manicheo universo texiano. Non sempre, in passato, l'operazione gli è riuscita, ma stavolta il risultato è decisamente apprezzabile. Pur nella loro diversità, si tratta di due "cattivi" che danno spessore alla storia, e anche se i tormenti di Randy sono parte integrante di quei dialoghi artefatti di cui ci lamentavamo inizialmente, nel complesso il personaggio può dirsi riuscito.

Harry Yount e il suo regno
Tex 611, pag.23

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Harry Yount e il suo regno<br>Tex 611, pag.23<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>
Piccinelli è alla seconda prova su Tex, ma già si muove come un veterano

La storia è servita da disegni che la valorizzano oltremodo. Piccinelli è alla seconda prova su Tex, ma già si muove come un veterano. Le sue notevoli capacità di caratterizzazione trovano terreno fertile nella nutrita schiera di personaggi che Boselli mette in scena, e aiutano a rendere maggiormente convincenti anche certi discutibili passaggi di sceneggiatura. Grande cura dei particolari, pulizia del tratto, varietà di pose e inquadrature, capacità di rendere affascinanti e carichi d'atmosfera scenari e ambientazioni, sono i punti di forza del trentaseienne autore comasco che, forse anche per ragioni di mera prossimità geografica, si pone come il più convincente "erede" del grande Claudio Villa.

Last but not least, stavolta non abbiamo avvertito la sgradevole sensazione di una sceneggiatura sbilanciata nei tempi. Niente lungaggini intermedie o chiusure affrettate, nessun sospetto di forzatura legato a esigenze redazionali. La lettura scorre piacevole e tutto pare incastrarsi e svolgersi nei tempi e modi dovuti. Sarà forse per il fatto che, eccezionalmente, la storia termina a pagina 73 invece che 114?



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