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Il mistero che non c'è

atmosfere d’altri tempi per un Tex galleppiniano
Recensione di  |   | tex/


Il mistero che non c'è
Tex 603


Scheda IT-TX-603

Un giallo-western cittadino, con lieve spruzzata di Zagor. Così potremmo sintetizzare questa storia monoalbo dove, accantonati per una volta Kit e Tiger, Mauro Boselli cala l'inossidabile coppia Tex-Carson in una doppia vicenda investigativa, che tuttavia non si fa mancare i principali ingredienti della tradizione western e texiana: il furto di bestiame, lo stampede, i pregiudizi razziali, l'assalto all'ufficio dello sceriffo, la rissa nel saloon, gli indiani. Al posto del consueto signorotto della città, qui ne abbiamo ben due, entrambi macchiati dallo stesso, inconfessabile, "peccato originale", ma d'indole completamente diversa, e di cui uno rischia seriamente di lasciarci le penne per mano di un misterioso attentatore. In verità il mistero non è propriamente tale, poiché il mandante del delitto è abbastanza lampante e lo stesso autore non fa nulla per nasconderlo. Lo stesso "faccia di cuoio", che dà il titolo all'albo, è tutt'altro che misterioso. E allora? Storia da buttare? Un passo falso da dimenticare?

Sacramento
Tex 603, pag.42, tavola di Marco Torricelli

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Sacramento<br>Tex 603, pag.42, tavola di Marco Torricelli<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

No, non proprio, perché se l'intreccio giallo è poco più di un pretesto per combinare una trama western con tutti gli elementi che abbiamo ricordato, è pur vero che la combinazione funziona, e non si tratta di puro e semplice mestiere, di cui peraltro Boselli non è certo privo. La sensazione è stata di leggere una storia "di riempimento" come quelle di una volta, prive del respiro epico e della complessità delle sorelle maggiori, ma comunque piacevoli, capaci di farci trascorrere un'ora piacevole senza sentirci presi in giro al termine della lettura. I personaggi sono tagliati con l'accetta ma funzionano; Tex e Carson fanno la loro parte senza infamia e senza lode, ma anche senza tradimenti, onorando pienamente il "contratto con i lettori". La trama, solo apparentemente semplice, è ben costruita, priva di smagliature, ricca nonostante le 110 pagine; insomma, sostanzialmente efficace. E tanto per gradire, la quasi totale prevedibilità di situazioni e comportamenti non impedisce un piccolo, apprezzabile, colpo di scena a poche pagine dalla fine.

Galep redivivo?
Tex 603, pag.113, disegni di Marco Torricelli

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Galep redivivo?<br>Tex 603, pag.113, disegni di Marco Torricelli<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

L'effetto straniante dei disegni di Marco Torricelli, incredibilmente simili a quelli dell'inimitabile Galep, rafforzano la sensazione di "storia da serata uggiosa", di quelle di una volta, senza troppe pretese, che il grande Gianluigi Bonelli ogni tanto sfornava tra un capolavoro e l'altro, sempre comunque capaci di regalarci piacevoli momenti in compagnia del nostro ranger preferito. Tuttavia, somiglianza con Galep a parte, i personaggi sono anche ingessati, poco espressivi e dinamici, smorzando un coinvolgimento che il tratto fortemente retrò di Torricelli avrebbe potuto evocare con ben maggiore efficacia.

Dicevamo che non si tratta di solo mestiere. Lo confermiamo. Come quasi sempre riesce a fare, anche stavolta Boselli infonde al suo lavoro quella scintilla di passione che fa la differenza. Pur con tutti i suoi limiti, Faccia di cuoio è qualcosa di più di una sfilza di scene e topoi texiani messi in fila per appagare gli appetiti del famigerato lettore-tipo, come altri tendono invece (purtroppo) a fare. Non fosse che per un evitabile spiegone di due pagine e un eccesso di melassa finale, ci sarebbe ben poco da imputare a questa storia, leggibile e onesta.

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