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Il sanguinoso dramma della follia

quando i sensi di colpa trasformano un valoroso ranger in assassino
Recensione di  |   | tex/


Il sanguinoso dramma della follia
Tex


Scheda IT-TX-598-599

Chissà se Pasquale Ruju aveva immaginato che, gettando le fondamenta di questo suo ultimo lavoro, si sarebbe inoltrato in un terreno minato. Far commettere a Tex un errore nel valutare una persona, pur con tutte le possibili e immaginabili attenuanti, e poi far sì che questa persona muoia anche in conseguenza di tale errore, costituisce una forzatura netta delle caratteristiche di un personaggio che si è sempre distinto nel saper inquadrare infallibilmente chiunque a colpo d'occhio. Ripetiamo, le attenuanti ci sono, né si può negare che da queste premesse sia stata imbastita una trama che, impiegando i classici ingredienti western (vendetta, caccia all'uomo, rapinatori di banche, indiani, soldati...), si sviluppa in modo discretamente interessante. E tuttavia questo Tex a tratti dubbioso, emotivo, quasi in preda al rimorso, più che alla tradizione del creatore, Giovanni Luigi Bonelli, sembra rifarsi alla versione del figlio Sergio, alias Guido Nolitta, il quale nella ventina di storie da lui firmate in passato aveva sempre infilato Tex in situazioni per lui inedite, con risultati spesso ottimi dal punto di vista narrativo, ma spesso pure discutibili riguardo l'integrità del protagonista. Ruju, va detto, non "esagera" come Nolitta e si mantiene più entro canoni tradizionali, con il risultato però di darci una storia discontinua, piacevole da leggere e di buon ritmo, ma anche con incongruenze e imperfezioni di cui avremmo fatto certamente a meno.

Un magnifico Carson tra lampi e tuoni
Tex 598, pag.82, disegni di Ernesto Garcia Seijas

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Un magnifico Carson tra lampi e tuoni<br>Tex 598, pag.82, disegni di Ernesto Garcia Seijas<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

L'intreccio funziona. La spietata vendetta del ranger che scivola progressivamente nella follia, trasformandosi da amico in antagonista, non solo è in sé una buona trovata ma ben si amalgama con le sottotrame che insaporiscono la storia, frutto di una sceneggiatura sostanzialmente solida e adeguatamente articolata. Buona la cura dedicata ai personaggi secondari, a cominciare dai componenti della banda McDormand che si rivelano, chi più chi meno, tutti dotati di personalità e spessore. Una menzione speciale la merita Due Corvi che, da apparente anonimo comprimario, diventa il fulcro di buona parte del secondo albo e porta nelle pagine di Tex una non comune, e non disprezzabile, dose di crudezza.

Però, a un Kit (Carson) che fa poco ma quel poco lo fa bene, c'è un altro Kit (Willer) che ormai sembra buono solo per farsi sparare addosso e far invariabilmente schiattare chi abbia la sventura di stargli accanto. Poiché su questo episodio si è ambiguamente giocato addirittura con la copertina del secondo albo, è lampante quanto tale evento sia stato infelice e gratuito. Pensiamo alla scena del ritrovamento di Kit da parte del padre: le grida disperate, la fronte imperlata di sudore, gli occhi sgranati, l'urlo di rabbia con il figlio in braccio... un'intera sequenza costruita per creare un climax melodrammatico ma che, con Tex protagonista, diventa artefatta, posticcia, irritante. Quel che è peggio, da tutto ciò non si è tirato fuori praticamente nulla. La rabbia di Tex è confinata a una lapidaria frase indirizzata a Carson; il parallelismo fra lui e Loman, entrambi violentemente "privati" di un figlio, rimane sulla carta ma non sfruttato ai fini della narrazione; l'atteso confronto finale con Loman, infine, è deludente sotto tutti i punti di vista, soprattutto perché a fronte dell'ostentata risolutezza di Tex ("prova solo a sfiorare quel grilletto") egli riesce comunque a portare a termine la sua folle vendetta, proprio sotto i suoi occhi. Resta l'amaro retrogusto per aver visto sprecare in pochi mesi, e in due distinte occasioni, un evento epocale come la quasi-morte di Kit Willer, che avrebbe meritato ben altra considerazione e sviluppo narrativo.

Una scena un po' troppo sopra le righe, almeno per Tex
Tex 599, pag.64, disegni di Ernesto Garcia Seijas

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Una scena un po' troppo sopra le righe, almeno per Tex<br>Tex 599, pag.64, disegni di Ernesto Garcia Seijas<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Come tacere, poi, di fronte al "quien sabe?" conclusivo? Davvero qualcuno potrebbe pensare che Tex sarebbe capace di provocare la morte di gente innocente per vendicare chicchessia, foss'anche il suo unico figlio?

Tutto ciò, più altre sbavature di cui diamo conto nelle annotazioni, getta un'ombra di approssimazione su una storia che per altri versi potrebbe essere definita più che positivamente. L'impegno di Ruju, la cui colpa principale è probabilmente la scarsa dimestichezza con il mondo di Tex, è comunque evidente. La storia è tecnicamente ben costruita, senza buchi logici, con dialoghi e sequenze efficaci, ed è apprezzabile l'intento di non essere prevedibile e suscitare, per quanto possibile, sopresa nel lettore. Il Tex di Ruju, e non a caso lo abbiamo definito "discontinuo", è anche scaltro, risoluto ed eroico - forse perfino troppo, come quando affronta a pié fermo una banda di Apaches infuriati al fine di proteggere un manipolo di "poveri" soldati che lo osservano allibiti, ma se si tratta di esagerare in senso positivo non saremo certo noi a lamentarcene!

Un contributo non indifferente arriva anche dall'ottimo lavoro di Ernesto Garcia Seijas, al quale, se proprio dobbiamo trovare qualche difetto, addebitiamo una certa innaturalezza di alcune pose dinamiche, più un paio di svarioni riguardanti l'armamentario di Tex (vedere le annotazioni alla sezione incongruenze). Tuttavia Seijas, che molti conoscono principalmente per la sua abilità nel tratteggiare la leggiadria femminile in serie come Bruno Bianco ed Helena, dimostra di cavarsela benissimo anche nel West duro e misogino di Tex, pur concedendosi qualche fugace distrazione (notevoli le sue donnine da saloon e, soprattutto, il volto furbesco dell'indiana che esce dalla tenda di Tex e Carson nel primo volume). Seijas caratterizza luoghi, eventi e personaggi in modo eccellente, infondendovi con il suo innato senso del "bello" una piacevolezza che purtuttavia nulla toglie né alla loro espressività, davvero magnifica, né tantomeno alla credibilità di rozzi, duri e talvolta spietati uomini del selvaggio West. Soltanto il compianto Erio Nicolò, in passato, riusciva nella medesima impresa, e se si considera quanto l'artista fiorentino sia rimasto nel cuore dei lettori di Tex, crediamo con tanto paragone di rendere giusto omaggio al grande disegnatore argentino.

Uno sguardo val più di mille parole
Tex 598, pag.86, disegni di Ernesto Garcia Seijas

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Uno sguardo val più di mille parole<br>Tex 598, pag.86, disegni di Ernesto Garcia Seijas<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Ruju sembra aver attinto a piene mani da tutte le principali fonti di texianità: oltre, ovviamente, al patriarca Bonelli, troviamo tracce di Nolitta (emotività, introspezione e dubbio), Mauro Boselli (eroicità esageratamente ostentata) e, ahinoi, perfino una spruzzata di Claudio Nizzi (errori gratuiti e dabbenaggine degli antagonisti). C'è però anche parecchio Ruju in questi due albi, e quel che abbiamo visto non ci è dispiaciuto. Se l'autore nuorese dovesse continuare a lavorare su Tex, ci auguriamo che prosegua lungo la strada della buona tradizione ma con il suo stile personale, senza rifarsi troppo ai successori di GLB che, almeno in questo caso, sono stati più fonte d'errore che di proficua ispirazione.

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