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Yaaak!

i (ne)fasti dei fratelli Donegan rinverdiscono all'ombra del Ponte di Roccia
Recensione di  |   | tex/


Yaaak!
Tex 596-597


Scheda IT-TX-596-597

Alla sua terz'ultima storia per la serie regolare, il vecchio leone di Fiumalbo è capace ancora di sorprendere. Non però con un moto d'orgoglio, un possente ruggito che ci faccia ricordare le belle storie del primo periodo, bensì con un'altra picconata al mito di Tex. L'altro bersaglio stavolta è Cane Giallo, l'ultimo - per ora - di una nutrita schiera di personaggi di G. L. Bonelli che Claudio Nizzi si è premurato di recuperare e reinterpretare.

La rielaborazione degli elementi della storia precedente avviene nello stile dell'ultimo Nizzi: il primo albo è lento, infarcito dalle solite duplici/triplici spiegazioni/descrizioni/domande e da dialoghi in stile notiziario meteo; tuttavia, se (e solo se) si gioca a fare l'inevitabile confronto con altre recenti opere dello stesso autore, ci si sforza pure di accontentarsi di quel po' di azione che accompagna al traguardo di pagina centodieci.

Il ponte degli indiani cadenti
Tex 597, disegni di José Ortiz

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Il ponte degli indiani cadenti<br>Tex 597, disegni di José Ortiz<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

I problemi, quelli seri, iniziano a pagina centoundici.

Una narrazione diluita fino alle estreme conseguenze, un progressivo aumento delle incongruenze e un Kit che riesce ad essere persino peggiore dell'ameba vista nell'ultimo Almanacco del West, non preparano alla sorpresa che si svela al Ponte di Roccia. Cosa s'era andato a inventare quel diavolo di un Nizzi per indurre alla grande rentrée l'oltraggiato Cane Giallo? Nientemeno che un ex stregone Navajo, poco stregone ma molto truffaldino, addirittura un precursore della pistola con silenziatore, che inganna gli Utes fingendo di poter uccidere con il potere magico della sua voce - "Yaaak!", appunto. A dire il vero, un indizio Nizzi ce lo aveva fornito: la capigliatura da pagliaccio del sedicente "stregone". Tuttavia il prestigio svelato è talmente sorprendente nella sua ingenuità, evidentemente inaccettabile per una serie come Tex, da far crollare e risucchiare nel suo vortice il castello di carte costruito nella prima parte e quanto di buono (poco) vi era in esso.

Si assiste ad una netta virata verso il bambinesco, percepita chiaramente anche dal maestro Ortiz, che nelle pagine finali ritrae degnamente i duellanti. Per il resto, abbandonato il riferimento "ticciano" del primo albo, nella seconda parte il suo tratto s'ingrossa e si fa ancora più legnoso e frettoloso.

Cane Giallo il temerario e Tex l'intrepido
Tex 597, pagg.91-102, disegni di José Ortiz

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Cane Giallo il temerario e Tex l'intrepido<br>Tex 597, pagg.91-102, disegni di José Ortiz<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Tex resiste da più di sessant'anni, sopporterà anche questo ennesimo dileggio. Che lo si debba sopportare noi lettori affezionati è tutta un'altra questione.


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