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L’insostenibile pesantezza delle tenebre(s)

Chef, il gumbo* non sa di molto!
Recensione di  |   | tex/


L’insostenibile pesantezza delle tenebre(s)
Tex 576-578 "Omicidio in Bourbon Street"


L’insostenibile pesantezza delle tenebre(s)

Scheda IT-TX-576-578

M’illumino di esiguo

Il ritorno sulle pagine di Tex delle amate tematiche del sovrannaturale ha suscitato in rete parecchio entusiasmo, che una lettura scremata della lunga attesa per tale ritorno non porta a condividere: la montagna ha partorito un topolino. Resta inteso che a paragone delle perle di Claudio Nizzi non c'è appunto paragone, ma ora che la stagione del "degno erede" è avviata al tramonto è ben più difficile accontentarsi di prove sotto tono.

E’ la prima volta, perfino rispetto a storie peggiori di questa, che la verbosità boselliana si rivela in pieno come un reale difetto. Forse perché i dialoghi, sebbene anche meno cialtroni di altre volte, suonano enfatici e posticci: forse proprio quella cialtronaggine (si intende in un senso positivo), quella prosopopea, erano a

Manca il Tex guascone e al contempo simpatico
ben vedere un mezzo per colorirli di una guasconeria che finiva per essere simpatica: cifra e forza dello stile di Mauro Boselli su Tex; così, invece, il tono resta a metà: né simpaticamente eccessivo, né sobrio e duro. Non è soltanto questo a suonare stonato. Il Tex boselliano, per solito un mastino dalla testa fine, capace di prevedere ogni mossa del nemico, qui si fa sorprendere almeno 2-3 volte come il piccione nizziano. Tex non è un superuomo, e deve anche essere fallibile, ma i lustri di stupidità ai quali è stato sottoposto invocano che per lungo tempo il suo lato più da infallibile superman venga spinto all'estremo: è davvero una necessità narrativa per non continuare a deludere i lettori.

Nessun personaggio buca la pagina, tranne forse il Carson duettante con Mercedes. Tex è avulso spesso dall'azione, ma soprattutto dalla sua pianificazione: è in balìa degli eventi; Tex può tranquillamente essere presente anche solo in dieci pagine su trecentotrenta, ed essere tuttavia il fulcro che risolve la narrazione: qui non appare mai determinante. Gaston Lagrange non attinge mai al livello di tanti simpatici mariuoli boselliani, salvo forse nelle primissime scene in cui è protagonista; alla fin fine è solo un boss della mala che galleggia tra delinquenza e rapporti pericolosi con la Legge: l'ondivaga rappresentazione da Clark Gable invecchiato certo non aiuta. Carfax/Ténèbres è una figura patetica: sia nel senso buono, perché da lui arrivano alcuni autentici sprazzi di una caratterizzazione forte e carismatica; sia nel senso peggiore: la sua fine è talmente telefonata, banale e anodina da cancellare ogni residua traccia di mistero, di thrilling, di emozione. E sì che questa storia doveva appunto essere una rentrée delle tematiche horror su Tex, ma a ben vedere il tutto si risolve in un lezioso dampyreggiare sulle tracce di libri ammuffiti e improbabili segreti alchemici in salsa nativa (Robinson/Delouches è un cattivo che non stonerebbe alla corte del Mefisto nizziano, e i Choctaw tutti insieme non valgono un singolo Hualpai).

Tex 577
copertina di Claudio Villa

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Tex 577<br>copertina di Claudio Villa<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Cose poco preziose

E il vero problema di questa storia è proprio il dampyreggiare.
E il vero problema di questa storia è proprio il dampyreggiare
Ossia quel compiaciuto riflettersi boselliano in un'impostazione artatamente dottissima, che in realtà si sostanzia in un sovraccarico di dettagli nozionistici il cui solo valore narrativo è scenico: gettare fumo negli occhi. Il Tex di Boselli era finora immune dalla deriva narcisistica del suo autore, ma questa volta, complice probabile l'argomento, vi affonda dentro. Tex, Carson e Nat MacKennet si affannano in giro senza capire molto di quel che fanno, mentre Boselli frulla insieme, mal assortite, suggestioni di storie di fantasmi, racconti di pirati, cacce al tesoro, oscuri segreti e delinquenti tutti di mezza tacca. Si diluisce in tutto ciò, senza che un vero brivido horror si concretizzi e dia corpo alla storia, il nerbo texiano, quell’essenzialità che anche nelle storie più complesse riflette nella narrazione la personalità del protagonista.

I disegni non aiutano. Bianchini e Santucci sono al loro esordio texiano, e confrontarsi con il personaggio più letto e più longevo del fumetto italiano non è davvero facile, quindi avranno certamente modo di riscattarsi e acquistare maggiore fluidità; li attendiamo a prove più convincenti.

Bastano sovrabbondanza di china e frequenza di scene notturne per creare l'atmosfera di una vera storia dell'orrore?
Il dinamismo si avvicina pericolosamente alla staticità, anche se nelle pose più illustrative il loro lavoro è accuratissimo e innegabilmente sontuoso: vi sono grandi vignette e anche tavole dove questo aspetto funziona al meglio, grazie a tale minuziosità, ma se una successione di pose non è ottimale in generale, tanto meno lo è su Tex. La fissità dei volti toglie ogni residua speranza di ricavare autentico pathos dal Boselli allo specchio di questa storia; e dulcis in fundo in più di una occasione le proporzioni di volti e corpi, le posture e i gesti appaiono non corretti. Se poi è sufficiente la sovrabbondanza di china e la frequenza di scene notturne adatte alla bisogna per creare nere atmosfere cariche di magia e arcani misteri allora è possibile dichiararsi soddisfatti ;-).

Tex 578
copertina di Claudio Villa

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Tex 578<br>copertina di Claudio Villa<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Sette personaggi hanno trovato un autore

A salvare la storia e renderla leggibile resta l'impianto solido di un soggetto che altrimenti sceneggiato e dialogato - e disegnato - poteva mutarsi in un racconto dal potente fascino retrò; e sprazzi di talento incastonati qui e là nella storia, a testimonianza del comunque notevole sforzo manovriero di Boselli, che utilizza con competenza una sfilza di comprimari. Il delizioso fil rouge di Carson e Mercedes, come si diceva, e in generale un Carson pimpante e risoluto anche nelle azioni sconsiderate; Jean il cieco, delizioso caratterista da film d'antan; Chabrol e Folsom: poche ma ottime scene per due sbirri tosti e ben pennellati; un laido Diamond Johnny, forse il lestofante più di mezza tacca, ma alla fine quello caratterizzato meglio, anche di Doudou, delizioso nel suo mescolare Arsenio Lupin e più concreti bassifondi di New Orleans. L'abilità di Boselli nel tratteggiare personaggi in rilievo e autentici riemerge dunque dagli interstizi del racconto, quelli dove non si atteggia e si limita a fare quello che, quando vuole, sa fare ottimamente: scrivere bene.

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* Il gumbo è un piatto molto saporito della cucina cajun della Louisiana.

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