ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" La vita perduta"


Pagine correlate:

Si muore solo due volte
recensione di Francesco Manetti

Povero Napoleone! Dopo esser morto di vecchiaia nell'albo "Nel cerchio del tempo" NP 19, scritto da Diego Cajelli, eccolo crepare per strada, con un proiettile in fronte, per mano di un sicario (con Ambrosini nel ruolo di mandante ;-))!

Battute a parte, è da rilevare, innanzitutto, proprio il fatto che Ambrosini sia riuscito, pur partendo da uno spunto già utilizzato da Cajelli pochi mesi fa, a costruire una storia del tutto diversa (malgrado i risvolti siano, in un caso come nell'altro, metafisici). Diversa, ma, quel che più conta, altrettanto suggestiva.

Le premesse filosofiche di questa nuova storia sono fornite nelle prime tre pagine dell'albo tramite la conversazione fra Napoleone e il suo amico François Vallotton. Quest'ultimo teorizza, a partire dalle riflessioni sulle abilità innate della farfalla della yucca, un'indipendenza della "vita" rispetto ai viventi. La vita sarebbe un'essenza autonoma, mentre i viventi (la farfalla della yucca così come un essere umano) sarebbero meri "portatori di vita". Il presupposto della storia è dato dall'ipotesi che questa essenza, questa "pura energia" (pag.12), possa trasmigrare da un corpo all'altro - così come una farfalla si sposta da un fiore all'altro - depositando in ogni nuovo ospite tracce del vivente appena abbandonato.

Assistendo per caso alla morte del veterinario ungherese Filippo Felpback, Napoleone viene per così dire "occupato" dalla "vita" di quest'ultimo. Il cadavere di Felback diventa dunque il cadavere di Napoleone, con conseguente funerale di quest'ultimo e altrettanto conseguente fallimento dei piani di chi aveva commissionato l'omicidio di Felpback.

"Accanto al consueto intrigo poliziesco si ha un suggestivo noir metafisico..."
   
L'aspetto più interessante della storia è dato dal fatto che parte della coscienza di Napoleone opponga resistenza alla trasmigrazione della "vita" di Felback. Accanto al noir vero e proprio (un intrigo riguardante il tentativo, da parte di un allevatore, di spacciare per sani i propri capi di bestiame, in realtà affetti dal cosiddetto "morbo della mucca pazza"), si ha così una sorta di noir metafisico in cui Napoleone (ovvero quella parte di Napoleone che ancora resiste in Felpback...) indaga sull'omicidio per cercare di recuperare la propria identità perduta.

Lo scioglimento della vicenda si potrà avere, però, solo con una nuova morte di Napoleone, a seguito della quale si ha una sorta di azzeramento di tutto quel che è accaduto. Il finale assomiglia dunque, per certi versi, a quei finali in cui il protagonista, dopo aver vissuto le più incredibili avventure, si sveglia scoprendo di aver semplicemente sognato.

Di fatto, il trasferimento della vita di Felpback in Napoleone crea una sorta di "alterazione del flusso del tempo" (pag.26), più propriamente una sospensione del tempo che consente alla vita di Felpback di trovare un nuovo ospite in cui non sia già presente una "vita". Tutto quanto accade al Napoleone-Felpback finisce dunque per costituire una realtà alternativa, al termine della quale Napoleone, il cui corpo è stato "occupato abusivamente" (pag.91), può essere nuovamente occupato dall'identità originale come nulla fosse accaduto (la storia riprende dal momento in cui Felpback giace cadavere e Napoleone - il vero Napoleone - insegue Lucas, il sicario).

"Restano alcuni punti oscuri..."
   
Restano alcuni punti oscuri. Innanzitutto, perché la "vita" di Napoleone non ha opposto resistenza alla "vita" di Felpback? E perché questa dovrebbe curarsi di restituire a Napoleone il proprio corpo e la propria identità? Perché non lasciarlo cadavere nella capanna in cui si era rifugiato Lucas? Ancora più rilevante la contraddizione finale. La vita di Felpback, autonominatasi "vita" (pag.12), chiama "vita" anche il feto racchiuso nel grembo di Rosetta. In realtà, coerentemente con le premesse date, il bambino di Rosetta dovrebbe essere un semplice contenitore vuoto da riempire. Sorge però a questo punto un ulteriore paradosso: se l'essenza che risiedeva in Felpback è, di fatto, portatrice dell'identità dello stesso Felpback (cosicché Napoleone diventa, per così dire, Felpback), il bambino di Rosetta e Lucas non dovrebbe, assurdamente, diventare a sua volta un "piccolo Felpback"?

Malgrado questi interrogativi, la storia resta comunque affascinante. Aldilà della tematica dell'identità perduta con tutto quel che ne consegue (ad esempio il progressivo "incarognimento" di Napoleone, dato che Felpback non era meno carogna di chi ne aveva voluto la morte...), sono ad esempio molto accattivanti e ben delineati i vari personaggi, in particolar modo Lucas, gitano costretto a compiere un omicidio per il bene della propria comunità, e Ghast, ricco possidente disposto a tutto pur di non veder crollare il suo "impero".

Quanto ai disegni, Ambrosini - più attratto, in questa fase della sua carriera, dalla scrittura che dal disegno - continua per un verso a dimostrare una certa fretta di esecuzione che lo porta magari a dare un'espressione un po' bolsa a Napoleone (quarta vignetta di pag.24) o, banalmente, a dimenticare di far uscire un po' di sangue dalla ferita alla spalla di Lucas (pagg.86-90). Per altri versi, a volte gli basta un niente per confermare il proprio talento: interessante, ad esempio, nell'ultima vignetta di pag.26, la versione dechirichiana del cavallo filosofo...

 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top