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" L'isola del tesoro"

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Long John Silver meets Captain Harlock
recensione di Daniele Alfonso

Una mappa, una nave, i pirati, un tesoro... tutto questo mi ricorda qualcosa!



TESTI
Sog. e Sce. Bepi Vigna    

Non è la prima volta che gli autori di Nathan Never dimostrano la loro passione per il capolavoro di Stevenson; un esempio è dato da alcune citazioni nel primo speciale di Legs. Stavolta, Vigna ha costruito un'intera storia dichiaratamente ispirata al romanzo da cui prende il titolo, e questo ha inevitabilmente portato ad un grosso problema. Quasi tutti conoscono "l'Isola del Tesoro", e una fedele trasposizione, seppure in chiave fantascientifica, avrebbe privato i lettori di tutta la suspense. Bisognava quindi inventarsi qualcosa di nuovo, e questo è stato fatto "contaminando" il classico di Stevenson con elementi tratti dai cartoni giapponesi. Il pirata Rockhal è chiaramente una citazione di capitan Harlock e il robottone che compare nel finale ricorda uno dei tanti mega-robot nipponici, molto in voga una decade fa.

"Trovo stridente questo contatto tra due culture così diverse (..)"
   
Trovo stridente questo contatto tra due culture così diverse, e il soggetto, seppure ben costruito, mi appare poco uniforme e scarsamente originale. L'inizio della storia è veramente molto simile al romanzo, ma la conclusione, con una spettacolare battaglia spaziale, è rovinata dalla presenza dell'insulso robot gigante, dotato di un sistema in grado di interpretare i pensieri del pilota, sulla cui plausibilità non mi pronuncio.

Ottima, invece, la sceneggiatura. I dialoghi rivelano una cura superiore alla media, sono molto approfonditi (a costo di diventare pesanti), e la costruzione della vicenda è brillante.

Gli interessati possono trovare una breve analisi tecnica seguendo questo link, e altre considerazioni nella scheda della storia.



DISEGNI
Andrea Cascioli    

(23k)
Una scena spaziale, disegno di Cascioli
(c) 1997 SBE
   
 
Ottimo lavoro di Cascioli, che migliora notevolmente il suo stile, soprattutto nel disegno dei volti dei personaggi, su cui ci eravamo espressi negativamente nella recensione del n.71. A parte un brutto primo piano di Link a p.124, le fisionomie dei personaggi sono realizzate ottimamente. Notevoli le sequenze di ambientazione spaziale (ne vedete un esempio qui a lato), anche se c'è una grave caduta di stile a p.115, in cui l'ombreggiatura di un'astronave è stata maldestramente eseguita con una colorazione uniforme, che priva di profondità la scena. Scarse le ombre anche nella splash page a p.89, che, con dei toni più scuri, avrebbe potuto essere molto più drammatica.

La tavola iniziale è molto buona, sia per le ombreggiature, sia per il design dell'automobile, dalle forme arrotondate. I fari dell'auto portano a ricordare, con un po' di nostalgia, gli affascinanti effetti cromatici della graphic novel (a colori) "Terra".



GLOBALE
 

Avventura interessante, anche se non del tutto riuscita. Un punto in meno sul voto globale per la pessima copertina, sgraziata e approssimativa. Si fatica a credere che l'autore sia lo stesso Claudio Villa che disegna le copertine di Tex.
 

 


 
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