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Dal tramonto all'alba

istantanee di un amor perduto
Recensione di  |   | nathannever/


Dal tramonto all'alba
Nathan Never 233


Scheda IT-NN-233

Il titolo non inganni, anche se può essere effettivamente fuorviante. Il tramonto e l'alba indicano, a parere di chi scrive, l'inizio e la conclusione di questa "seconda stagione" del rapporto tra Nathan e Sara.
L'agente Alfa ed il procuratore distrettuale che si ritrovano all'alba delle macerie di Urania: l'approdo sicuro, la luce che filtra tra le crepe, apparentemente. Peccato che l'oroscopo scritto per i due dalla musa dell'astrologia fosse una lenta discesa - un tramonto, appunto - verso le brume dell'incomunicabilità e del distacco: un muro pazientemente tirato su dagli autori nel corso di circa 7 anni di vista editoriale della testata (che non sono affatto pochi!), sebbene non gestito altrettanto bene.

Gli unici albi davvero degni di nota in questo periodo sono infatti i num.187/188 ed il num.212 i quali, elevandosi dal generale livello di inconsistenza verso la materia hanno saputo offrire due spunti di quanto in questo albo è stato finalmente portato alla luce - l'alba, si diceva.

L'agente Alfa e l'ex-magistrato ora consulente legale d'altissimo livello si lasciano, in un finale tutt'altro che affrettato: purtroppo la fine di un rapporto, qualunque sia il modo in cui esso si sia sviluppato nel tempo, avviene sempre e comunque in un determinato istante, e tutto il resto alla fine è solo contorno. Tant'è vero, più delle giustificazioni che Sara può addurre, possono la terza e l'ultima vignetta dell'ultima tavola.

Procediamo però con ordine: tralasciando il fatto che sia toccato a Medda tirare le fila di questo addio, lui che negli anni è stato il reale artefice della loro storia (passando per i num.18/19 ed il num.102, fino alla tripla post-Urania), risulta abbastanza semplice verificare come la struttura dell'albo sia molto lineare, priva di fronzoli, anzi per dirla tutta rispondente ai più elementari canoni narrativi che pure caratterizzano la gran parte dei blockbuster d'oltreoceano.

Si parte con la descrizione dell'evento su cui poggerà l'intero impianto (le tartarughe Lusk, in via d'estinzione per non meglio identificati motivi, al centro della diatriba tra l'organizzazione umanitaria Terra Mater e la multinazionale Kal-Ent).
Segue l'introduzione dei due protagonisti: si parte con Sara, intenta a definire un rapporto di consulenza con dei clienti (con il solito clichè del "se non mi paghi quanto chiedo, me ne vado"), che incontra la vecchia amica Anita Fossey, e viene da quest'ultima coinvolta in una missione nei territori del Margine per salvare la vita dei preziosi cheloni; si prosegue quindi con Nathan, coinvolto invece assieme a Branko nella più classica delle sequenze d'azione (che ricorda da lontano l'ingresso del personaggio nel num.1, o il suo "remake" del num.162).

Nathan e Sara finalmente si incontrano, e qui entra in azione il Medda più abile e "piacione", capace come è sempre stato di tradurre i sentimenti in parole belle da sole ed ancor più belle quando messe una accanto all'altra, in frasi brevi ma non limitate, ad effetto ma non barocche, di genere ma non banali, in una parola: veritiere. E la verità di Nathan è che il tempo scorre e lui avverte il tocco di questa corrente fatta di momenti d'acqua, che da un ponte all'altro trascina via la vita sempre più velocemente di quanto si riesca a percepire.

La quiete prima della tempesta

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

La quiete prima della tempesta<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

A questa fa però eco la verità di Sara, altrettanto sincera nella sua crudezza, una verità che parte da una crescita personale interiore che evidentemente si è adagiata lungo un corso d'acqua e di tempo ben diverso, e porta evidenti i lividi del sentimento che si è ridotto nel tempo ad un pragmatismo dell'amare.

Il registro cambia di nuovo, e si entra nel vivo dell'azione, che si svolge in parallelo tra i due personaggi, contrapponendo però ad una pur bella, intelligente e determinata Sara un Nathan più sfaccettato, vecchio e stanco, che forse non vedrebbe neanche troppo inappropriato un paragone con alcuni lati del carattere di Andy Havilland.

Rush finale: i nodi vengono al pettine ed i due si ritrovano alla fine della scena madre, dove i cattivi vengono puniti senza troppe scappatoie morali, ed alcuni innocenti trovano come da copione una morte da combattenti. Le ultime due tavole consegnano infine all'eternità ciò che è stato di Nathan e Sara.

Come si diceva, Medda si è preoccupato ben poco di dribblare alcune "leggerezze" di sceneggiatura: nella presentazione degli amici di Anita, è abbastanza chiaro che tra di essi vi sia un traditore (Karl Horn), così come l'ombra che si introduce furtiva nella stanza di Sara per sabotarne il cellulare è volutamente riconducibile alla guardia del corpo Chen.
Meno banale è il ruolo svolto delle tartarughe Lusk come motore dell'intera vicenda, e questo è uno dei punti a favore in sede di soggetto; a questo si accompagna comunque una sceneggiatura di buon mestiere, che le leggerezze di cui prima non intaccano se non in minima parte, mostrandosi in realtà funzionali ad uno svolgersi degli eventi che - soprattutto dopo una seconda lettura - risultano orchestrati proprio per concentrarsi solo su alcuni snodi importanti, relegando al resto un ruolo di contorno, per il quale quindi la plausibilità (ad ogni modo ben raccontata) può benissimo essere barattata con esigenze più incalzanti.

Sull'altro versante, De Angelis si produce in uno sforzo non eccessivo, per cui avvince pur senza eccellere. L'evoluzione del suo tratto mette in mostra una ricerca dell'essenziale che rende in cambio atmosfere di sobria eleganza, nella cornice di un futuro suggerito come sempre più pericolosamente sovrapposto al nostro presente. Nella cura dei personaggi, d'altro canto, sembrano affiorare non poche differenze nei modi in cui vengono rappresentati Nathan e Sara: quasi a sottolineare la distanza tra i due caratteri cui si è fatta menzione in precedenza, se per Sara l'artista mantiene il suo "solito" approccio, per Nathan è come se scivolasse verso un tratto più schizzato, graffiato, tagliato, come se volesse esprimere graficamente lo stato d'animo dei due; da una parte la consapevolezza della fine del rapporto (Sara, che infatti come è da manuale prende la decisione di troncare la relazione); dall'altra il tormento interiore, accumulato nel tempo per indole e per mestiere, e che ormai anche la stessa resa grafica non può più permettersi di nascondere (una condizione che, sebbene in un contesto differente, si ritrova anche a pag.58, dove le luci si abbassano e l'inquadratura si allontana sulle inquietudini che gli occhi spenti di Sigmund tradiscono per un breve attimo).

L'ultimo bacio (negato)

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

L'ultimo bacio (negato)<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Un plauso particolare va alla copertina: lo scheletro della tartaruga come potente metafora dei resti del rapporto tra Nathan e Sara, tabernacolo svuotato del sacro, vessillo spoliato e lasciato all'avidità del vento e della risacca.

In sostanza, una bella storia, che riassume molteplici sottotesti senza eccessivo autocompiacimento. Semplicemente, una storia che funziona. Doveva andare così, tra i due. È andata così. Punto. E le gocce di pioggia mimetizzano le lacrime dell'agente Alfa.



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