Apocalypse Now Redux

aiutiamo un po' questi giovani...
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Apocalypse Now Redux
Nathan Never 187-188 "Sara McBain"


Apocalypse Now Redux

Scheda IT-NN-187-188

Sara è in fondo l'anima di Nathan Never, o almeno del Nathan di Medda. E' un centro di interesse emotivo in cui si raccordano ricordi importanti, dove fanno capolino incertezze, frustrazioni, sensi di colpa e speranze.
La sua presenza ci rimanda a una lunga trama sviluppata negli anni dalla sua prima apparizione (ne "L'abisso delle memorie", 1992) all'ultima in ordine di tempo ("L'ultimo addio", 2005), dove improvvisamente lei e Nathan si erano ricongiunti, ponendo fine con un abbraccio alla lacerazione del loro rapporto e il lungo periodo di separazione, finanche fisica, e di certo traumatica, che ne era seguito.
"Sara McBain" è il titolo del primo albo di questa storia doppia, ma c'è da dire che la bionda ex-procuratore si lascia un più mettere da parte dalle sue insicurezze, e il suo problema personale si riduce innanzitutto a una questione deontologica che la allontana spiritualmente da Nathan per un centinaio di pagine. Ritorneremo più avanti su di lei.

L'azione e l'attenzione si concentrano piuttosto su un gruppo di ragazzi speciali, i cosiddetti "figli dell'apocalisse" che danno il titolo al secondo albo.
Chi sono? Non soltanto i giovani "x-men" rincorsi dai soliti cattivi per tutta la storia, ma anche Nicholas Bates o la figlia di Sara, per altri aspetti. Le nuove generazioni insomma, che sono le prime vittime di un mondo abbrutito, perché pessimamente generato da altrettanto pessimi genitori: da quelli irresponsabili (di Ben, di Kate) a quelli che cercano in una progenie solo una copia di se stessi (Neil Bates), fino addirittura a quelli che hanno il "complesso degli dei dell'olimpo" (la multinazionale) e costruiscono figli disinteressandosi della felicità, chiedono solo venerazione ma al contempo li trattano in modo arbitrario e dispotico.
Medda costruisce un interessantissimo gioco di specchi dove la "trama vera" è in realtà un pretesto per parlare di pedagogia: tutto il mondo e i suoi malanni riescono a rientrare in un discorso sui genitori ed i loro figli (naturalmente la parte dei bravi genitori nella geometria del racconto spetterà a Nathan e Sara).

Incontrarsi...
disegni di De Angelis

(c) 2007 SBE

Incontrarsi...<br>disegni di De Angelis<br><i>(c) 2007 SBE</i>

E' sempre la fine del mondo

Sembra che la dimensione della coppia Nathan-Sara sia grossomodo risolta, che i due abbiano lasciato qualcosa di importante alle loro spalle visto che "Dopo l'apocalisse" (n.162-164) il senatore Sawyer è morto e con lui, simmbolicamente, è venuto meno l'Ostacolo, ossia la loro immaturità, tutti gli errori passati e in un certo qual modo anche la loro giovinezza.
Da persone mature i due possono quindi proporsi come coppia genitoriale e aiutare le nuove generazioni che vivono su di se l'angoscia della propria adolescenza (dal latino "adolescere", crescere), in pratica una nuova Apocalisse.

Ma se Nathan impersona il ruolo dell'eroe nel modo più "classico", ossia risolvendo un'indagine e uscendo vincitore in una serie di sparatorie, pur lasciando percepire nei suoi dialoghi che è un uomo buono e che di lui ci si può fidare, la situazione che Sara si trova di fronte è completamente diversa, dovendo infatti far fronte ad un delicato problema di deontologia professionale che risolverà, per farla breve, anteponendo la sua coscienza di madre a quella (disumanizzante) di professionista.

Da persone mature (Nathan e Sara) possono proporsi come coppia genitoriale e aiutare le nuove generazioni che vivono su di se l'angoscia della propria adolescenza...

Fare un passo avanti

Il lettore rischia di essere indotto a dubitare di Sara perché lei, in termini narrativi, impiega molto tempo prima di risolversi a fare la cosa "giusta".
Medda dal canto suo conosce molto bene il suo personaggio, perché lo ha creato e sempre meravigliosamente scritto, e si ricorda perciò di quanto lei sia insicura: è in fondo la stessa Sara che in "Una canzone per Sara", a lei completamente dedicata, si ritraeva e nascondeva il suo corpo per tutto il tempo, non riuscendo così ad afferrare la felicità che sembrava esserle regalata.

Sara è ancora la stessa donna e conserva ancora quelle difficoltà relazionali che una vita blindata le ha trasmesso, ma ora è in grado di fare un passo avanti.
Lascia da parte quelle insicurezze che nella forma della sua professionalità in altri momenti la avevano bloccata e riesce ad agire per il meglio, e Nathan può entrare in questa sua "sfera", quando prima veniva lasciato chiuso fuori.
E significativamente, alla fine della storia, riceve anche una sorta di chiamata-premio da parte della figlia estraniata, forse perché i bravi genitori permettorno al mondo di andare avanti.

Oblomov

C'è invece chi resta fermo.
Una sottorama molto interessante è quella dell'ipotetica vendetta della B.Yonder. Tutta la storia, nelle sue primissime pagine, si annuncia come la realizzazione di questa vendetta, ma poi qualcosa si inceppa.
Succede che Nicholas Bates, clone/figlio di Neil Bates, non riesce a decidersi e rimane per gran parte del tempo a ponderare cosa dovrebbe fare, senza poi davvero determinarsi a farlo.
Nicholas crede di soffrire della sindrome di Oblomov, ma non è vero, perché tale malattia risulta essere una finzione, introdotta ad arte per mascherare una normale abulia adolescenziale: un rifiuto inconscio di relazionarsi al mondo dei padri.
Nel mondo cinico che Medda racconta, le industrie farmaceutiche l'hanno inventata, e presentata come sindrome, solo per vendere i loro medicinali. Nicholas scopre l'inganno e improvvisamente si sveglia dalla sua abulia, decide di incamminarsi sulla strada giusta, ma dopo sarà fermato dai suoi stessi creatori della B.Yonder, che in pratica lo priveranno di ogni prospettiva ideale, lo svuoteranno di nuovo: lo oblomov.

Maschere vuote
disegni di De Angelis

(c) 2007 sbe

Maschere vuote<br>disegni di De Angelis<br><i>(c) 2007 sbe</i>

Maschere vuote

Medda prova anche a coinvolgerci nel complicato maneggio politico dei suoi personaggi, un intreccio apparentemente noioso in se stesso ma proprio attraverso di esso, tra tanti nomi e complicazioni, osserviamo come a muovere le fila della malvagia organizzazione sia solo una nidiata di spettri: una serie di maschere vuote.
E di Medda apprezziamo il forte senso morale: egli è in grado come pochi di restituire l'idea che nel nostro mondo/nel mondo di Nathan ci sia effettivamente qualcosa di corrotto, di sporco, di marcio.
E l'altro volto di una realtà siffatta sono le parole dure di Nathan o Branko, mosse dalla ripugnanza e dalla rabbia, espresse con un linguaggio che sembra appartenere più propriamente al tipico frasario ruvido di Tex Willer.
La storia raccontata è molto interessante dal punto di vista tematico e di certo è ben triste. In termini di scrittura si tratta di un lavoro notevolissimo.

Sui disegni e nel complesso

Necessariamente poche parole da spendere sugli stupendi disegni di De Angelis. Tratto pulito, deciso e perfettamente definito, personaggi tutti ben caratterizzati e sempre espressivi. Scorrere le pagine è una gioia per gli occhi.

Volendo formulare un giudizio complessivo: si tratta di un bel lavoro, forse appena un gradino al di sotto di altri lavori di Medda ma comunque un'ottima prova, coadiuvata da un De Angelis in forma strepitosa.

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Scheda IT-NN-187-188

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