Mosca Bianca

ritorno alle steppe innevate per Nathan
Recensione di R.Prevedello |   | nathannever/

Mosca Bianca
Nathan Never 177 "Circo bianco, Il"

Mosca Bianca

Scheda IT-NN-177

Cuscinetto

Il circo bianco” è una di quelle “storie cuscinetto” inseribili tra una saga e l'altra, senza compromettere intrecci e piani, una storia addirittura trasportata in un contesto lontano da quelli “caldi” in cui si svolge la continua evoluzione del mondo di Nathan Never. Tutto vero, ma c'è dell'altro.
In questo tipo di storie a volte si dà spazio alla filosofia, alla psicologia dei personaggi, alle chiavi di lettura, ad evoluzioni di altra natura. Quando si concepisce un fumetto in continua crescita come è Nathan Never, assieme agli eventi devono evolvere anche i personaggi e il loro mondo,come crescono a loro volta i numerosi autori e disegnatori. In particolare in Nathan Never ogni evento è premeditato con lungimiranza e preceduto da frecciate e anticipazioni disseminate qua e là negli albi, fino a comporre un preciso mosaico (come si lascia intendere nella rubrica Alfacom, forse sta in questo l'importanza di quest'albo: l'introduzione di personaggi e location che saranno approfonditi poi nel Gigante 2007).

...un Nathan che ritorna un duro, deciso e risoluto nel risolvere con la forza della ragione, dei sentimenti e del carattere una fase di blocco senza via d'uscita…

Passato-remoto, passato-futuro

Arriva il circo di Mosca, ma Mosca non c'è più: la città rossa è diventata città bianca, il circo non porta magia ma pagliacci tristi, neanche tanto pagliacci.
Il ritorno al vecchio continente e' un ulteriore segnale di quella che sembra l'ultima tendenza della serie: riscoprire il passato remoto come risposta ad un passato prossimo da dimenticare (ad esempio, quanto accaduto con Urania) ed in parte negato anche ai lettori, catapultati direttamente al di là dell'immediato dopo catastrofe, come se la cosa non li avesse riguardati.
In questa tendenza si inserisce la riscoperta dell'Europa, di cui per anni abbiamo quasi ignorato l'esistenza se non per la trasferta lagunare dello speciale n.4, e poco altro.
Dopo Nuova Amsterdam (nel n.175) è il turno della nuova Russia, con i relativi boschi e le steppe innevate, capace di ospitare ancora qualche piccolo zar (Hyan Kursk) con il proprio piccolo Rasputin, (in questo caso una mercenaria spiccia e concreta, Reika), la mafia locale, le miniere...e il passato radioattivo – perchè da Chernobyl in poi (forse anche da prima) ai Russi scappa sempre qualcosa.

Crepe

C'è una crepa in ogni cosa, ed è da quelle crepe che entra la luce...
Quella crepa ha portato via anni, personaggi, luoghi e situazioni. Filtrano solo sporadici riferimenti che aspettano di essere approfonditi, porte aperte a nuovi spunti narrativi, frecciate a cui è abituato un attento lettore della testata.

Nell'albo in questione le crepe entrano invece nei personaggi, nella loro caratterizzazione, nella loro identificazione; entrano nei concetti, confondono e distinguono bianco e nero, buono e cattivo, giusto e sbagliato, mettendo in evidenza i contrasti che generano l'ordine e ne fanno parte.

Nathan furioso
pag.89 - disegni di Patrizia Mandanici

(c) 2006 SBE

Nathan furioso<br>pag.89 - disegni di Patrizia Mandanici<br><i>(c) 2006 SBE </i>

C'è il cattivo che non è del tutto cattivo, ma è anche un padre; c'è l'eterno dilemma del fine che giustifica i mezzi; c'è quell'idea mistica che dal male possa nascere il bene (vale anche il viceversa); c'è la guaritrice che giudica e punisce (come un medico che non rispetta il giuramento di Ippocrate) contrapponendo alle discriminazioni della società altre discriminazioni; c'è l'amicizia mai accomodante, quella tra Diane e Yelana, quella tra i due mutanti, quella tra Diane e Nathan; c'è il catalizzatore di eventi e sentimenti contrapposti, vale a dire Hanna, la bambina malata, vera e unica vittima inerme; e infine c'è l'arbitro, Nathan, a fare i conti ancora una volta con se stesso ma anche con un suo “alter ego”, Kursk, con ferite e sensi di colpa uguali a quelli che in quest’ultimo non si rimarginano: un Nathan che ritorna un duro, deciso e risoluto nel risolvere con la forza della ragione, dei sentimenti e del carattere una fase di blocco senza via d' uscita… ed ecco che il fine giustifica i mezzi, qualche volta.
L'idea del circo, invece, sembra non servire al delinearsi della storia: è una possibile faccia dell'emarginazione, comunque poco caratterizzata, un tendone con pochi carrozzoni e qualche

“Il circo bianco” è una di quelle “storie cuscinetto” inseribili tra una saga e l'altra, una storia trasportata in un contesto lontano da quelli “caldi” in cui si svolge la continua evoluzione del mondo di Nathan Never. Tutto vero, ma c'è dell'altro.
relitto umano: sono i mutanti (non i mutati), risultato di una diaspora radioattiva del futuro che ha creato l'ennesima “zona d'ombra”, una sorta di “territorio”(vedi ed esempio la doppia dei n.14/15, etc.) senza legge.

Sceneggiatura e disegni

La sceneggiatura conferma la maniacale attenzione di Vietti per i particolari, a volte anche inutili dal punto di vista della narrazione, e una predisposizione dell'autore ad una introspezione psicologica dei personaggi di solito riservata ad albi di più ampio respiro, distruggendo gli stereotipi da fumetto così poco umani.
In particolare qui la trama è un po' forzata, con eventi creati ad arte intorno ad un debole filo conduttore. L'autore riprende ambientazioni e personaggi da lui creati ne “La Morte Bianca”, aggiunge un circo abbozzato, un agenzia di ingaggio-mercenari, dei mutanti cannibali: tutte cose ridondanti e tirate per i capelli. Probabilmente un giorno tutti i nodi verranno al pettine, magari si troverà il modo di dare un valore a queste briciole seminate male... e ci verranno a dire che era tutto voluto.

Dall’altra parte, i disegni della Mandanici sono forse più adatti a storie come questa che a storie d'azione, ma risultano comunque un po' deboli per Nathan Never. In particolare risultano poco caratterizzati il personaggio di Nathan (che nella storia ha sprazzi da vero duro non supportati da una grafica adeguata), i mutanti (in particolare il gigante con la faccia da peluche), l'architettura del palazzo di Kursk, il circo, le ambientazioni un po’ stereotipate, la dottoressa Weston così diversa da quella uscita dalle chine di Casini nel n.141. Insomma, trasuda un certo buonismo da favola.

Il "gommoso" Igor
pag.56 - disegni di Patrizia Mandanici

(c) 2006 SBE

Il "gommoso" Igor<br>pag.56 - disegni di Patrizia Mandanici<br><i>(c) 2006 SBE </i>

La copertina infine non è particolarmente incisiva, e non sembra ben legata al contenuto della storia, se non per un senso di staticità e di leggero assopimento accentuati dallo stile pastello che contraddistingue l'ultimo Roberto De Angelis.

Parere complessivo? Si può trovare il buono anche nel marcio.
In fondo le storie non sono soltanto “pure action, baby" e alcune volte il fine può giustificare i mezzi.

O no?

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Scheda IT-NN-177