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Nostalgia: Magico Vento e Kerry il Trapper
C'era una volta, nelle foreste del Canada...
di Vincenzo Oliva

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Queeg e Kerry, disegno di Bianchini
(c) 1983 SBE
   

E' di questi giorni il primo "compleanno" di Magico Vento.

Il successo sembra aver arriso facilmente e velocemente alla creatura di Manfredi; un successo meritato per la cura che i realizzatori hanno profuso nella serie, anche se proprio il personaggio principale necessita, a mio giudizio, di essere un po' "messo a punto"; e meritato anche perch´┐Ż non era del tutto certo che un western cos´┐Ż atipico dovesse raccogliere i consensi che sembrano andare allo sciamano bianco dei Sioux.

Certo questo bel successo non sarebbe, forse, stato possibile senza quello, ormai pi´┐Ż che decennale e largamente consolidato di Dylan Dog e senza l' abitudine alla contaminazione western/horror che Zagor (e in misura minore Tex ) ha instillato nel lettore bonelliano.

Tuttavia, se, a prima vista, le fonti di ispirazione interne alla casa editrice sono quelle sopra esposte, ad un esame pi´┐Ż attento non pu´┐Ż sfuggire un precedente specifico: Magico Vento, infatti, non ´┐Ż il primo horror di ambientazione western della SBE. Molti anni fa (precisamente nel 1983), prima che Dylan Dog facesse di lui una star del campo, Tiziano Sclavi cre´┐Ż "Kerry il trapper", ambientandone le storie nelle grandi foreste del Canada. Oggi credo siano ben pochi a ricordare con nostalgia questo personaggio che fu ospitato in appendice al Comandante Mark (dal n´┐Ż 197 del gennaio '83 al n´┐Ż 221 del gennaio '85), uno dei tanti che si alternarono a riempire le pagine finali dell' albo consacrato all' eroe della guerra d' indipendenza americana.

Non so se lo scarso successo di Kerry sia stato dovuto al suo essere, probabilmente, in anticipo sui tempi; ad un difetto di fondo del personaggio, mal riuscito o non sufficientemente caratterizzato (quasi un esperimento fallito sulla strada che porter´┐Ż all' indagatore dell' incubo); allo scarso credito che, chiaramente gli dovette essere accordato all' interno della casa editrice (dopo tutto fu pubblicato come riempitivo del Comandante Mark...) che, pertanto, non fece nulla per lanciare il personaggio. Fatto sta che dopo una vita editoriale non particolarmente lunga il personaggio scomparve senza lasciar traccia di se, o almeno cos´┐Ż sembrava.

Non ho idea di quanto Manfredi avesse presente il personaggio del biondo trapper quando ha posto le basi del suo personaggio, ma - pur tenendo conto delle differenze notevoli tra i due: basti pensare al fatto che Magico Vento ´┐Ż un personaggio maturo e pensato si per un pubblico giovane, ma perfettamente godibile da parte di chiunque, laddove Kerry era un eroe adolescente (certo l' atmosfera "sclaviana" che ne permeava i racconti, non ne faceva un classico eroe adolescente, tuttavia il personaggio aveva praticamente tutte le caratteristiche del clich´┐Ż) - la similitudine del carattere di fondo ´┐Ż innegabile.

Ovviamente la cura del dettaglio culturale che caratterizza MV era sconosciuta all' epoca di Kerry e l' elemento fantastico era molto meno attento alle tradizioni dei nativi americani, pur riuscendo a trasmettere un forte senso della specificit´┐Ż del mondo spirituale dei pellirosse. Questa diversit´┐Ż ´┐Ż chiaramente evidente sin dalle figure dei "padri spirituali" dei due. Se, infatti, Manfredi ha dato all' ex soldato bianco la figura realistica di un anziano sciamano Sioux che rappresenta la guida e la chiave del mondo spirituale (certo, realistica per quanto possa esserlo un personaggio come Cavallo Zoppo, che ´┐Ż, comunque, una delle architravi del mondo magico di Ned); a suo tempo Sclavi dot´┐Ż il giovane trapper Kerry, di una figura di padre putativo che ne guidasse - nella migliore tradizione dell' eroe adolescente - l' iniziazione alla vita prima ancora che ai segreti del mondo esoterico; una figura, tuttavia, completamente fantastica: Queeg ultimo sopravvissuto della fantomatica trib´┐Ż dei Manitoes, custode di antichissime tradizioni, in possesso di poteri arcani (pi´┐Ż spirito che uomo alle volte) e, sicuramente il vero personaggio carismatico della serie.

Le storie di Kerry, approdato alle grandi foreste canadesi alla ricerca del padre, erano sicuramente ingenue, prive di un grande spessore umano, con personaggi stereotipati, a partire dallo stesso giovane eroe, per proseguire con McBull, classica figura di vecchietto western, con la non meno classica bionda fidanzata dell' eroe ecc.; il solo Queeg, con la sua ben resa carica di mistero, risaltava dalla massa dei personaggi. Pur con questi indubbi difetti la serie era interessante, secondo me, l' elemento fantastico essendo molto ben delineato e costruito con sapienza; in sostanza, avrebbe potuto essere un' occasione da sfruttare meglio.

Mi chiedo se, visto il successo che sembra andare al suo lontano discendente (o forse solo simile...) l' Editore non possa prendere in considerazione l' idea di ripubblicare le storie di Kerry il trapper con la dignit´┐Ż di una propria testata e - ma qui forse la fantasia corre davvero troppo - se le vendite dovessero essere buone, pensare a nuove avventure.
 

 




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