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" I cavalieri del
cerchio d'oro"


TESTI
Gianfranco
Manfredi

DISEGNI
Ivo Milazzo,
Giuseppe Barbati,
Bruno Ramella


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Lotta per la libert´┐Ż
recensione di Filippo Cardini

Il tratto distintivo di Magico Vento, il suo carattere originale rispetto alla produzione Bonelli degli ultimi anni, ´┐Ż quello di riuscire ad amalgamare con disinvoltura la ricostruzione storica con una continuity che, in quanto a complessit´┐Ż, ´┐Ż sicuramente unica nel panorama italiano attuale. Infatti la ricchezza di spunti e idee ´┐Ż tale che Gianfranco Manfredi pu´┐Ż eliminare con disinvoltura personaggi centrali e interessanti, come Cavallo Zoppo (che tuttavia ritorna, seppur come spirito, in molti episodi della serie) o come Herbert, il sicario di Hogan, sicuramente uno dei "cattivi" pi´┐Ż affascinanti degli ultimi anni.

Nell'ultimo episodio della serie (diviso in due parti, "I cavalieri del cerchio d'oro" e "Il nemico invisibile") vediamo infatti mischiati con abilit´┐Ż, come ormai sta diventando tradizione, personaggi storici realmente esistiti (come George Washington Cochran), personaggi fissi (Little Boy, il senatore Fulton, Dick Carr) e personaggi secondari, come Wu Sung, che Manfredi non disdegna andare a ripescare in caso di necessit´┐Ż. Magico Vento ´┐Ż un'opera corale, nella quale l'ex soldato Ned Ellis ´┐Ż solo una delle figure che si muovono. Manfredi ha creato un mondo realistico, una realt´┐Ż alternativa alla nostra, ma con tanti e tali elementi in comune con essa da non esserne pi´┐Ż distinguibile. Anche in quest'ultima avventura l'intricatissima trama coinvolge tanti e tali personaggi che alla fine rimane assai arduo riuscire a seguire tutte le linee narrative. E cos´┐Ż, purtroppo, proprio la complessit´┐Ż del racconto sembra essere il punto debole di questa storia: il desiderio di mettere troppa carne al fuoco, e allo stesso tempo, il dover convivere con un numero limitato di pagine (anche se sono due albi, la materia poteva essere compresa perfino in un ambito pi´┐Ż grande), fanno cadere il solitamente ottimo Manfredi in alcune sviste. Ad esempio: il personaggio del giovane avvocato anarchico Bobby ´┐Ż assai poco convincente, e le motivazioni che lo muovono a favore della comunit´┐Ż di Cochran sono piuttosto vaghe e fumose. E inoltre: che fine fa costui? Perch´┐Ż sparisce a pagina 65 senza pi´┐Ż riapparire? Altro appunto: verso la fine del secondo albo vediamo Wu Sung e i suoi compatrioti eseguire una azione da commandos vestiti da ninja e armati di spade katana e altri strumenti di guerra? All'occhio di un inesperto quale io sono, tutto questo somiglia a una azione militare giapponese...ma Wu Sung non era cinese? Insomma, sembra che la preoccupazione di Manfredi di disegnare un quadro storico realistico e avvincente sia tanto forte da portarlo a volte a commettere degli errori, o meglio, delle ingenuit´┐Ż.

Ma questo non incide sulla leggibilit´┐Ż della storia, anzi: si tratta di una storia che si divora con facilit´┐Ż, che appassiona e alle cui vicende si partecipa, cosa non sempre facile (e chi legge fumetti lo sa): un compito facilitato non poco dai disegnatori: un Milazzo in ottima forma per il secondo albo, mentre del primo si sono occupati Barbati e Ramella (che nella tavola d'apertura non disdegnano di citare l'intro di "C'era una volta il west").

Molto bella la copertina del primo albo, con un gioco di piani sovrapposti che trasmette l'idea di profondit´┐Ż. Assai peggiore la seconda, con un Ned dal volto inespressivo che fissa un oggetto che solo ad albo concluso si intuir´┐Ż essere uno shuriken.

Vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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