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" Il ragazzo dai capelli bianchi"

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Magico Vento

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di G.Pelosi

Articolo:
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di V.Oliva


Un feuilleton di fine '800
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Strano questo Magico Vento... In base ai primissimi numeri, la serie ideata da Manfredi sembrava davvero essere, per molti versi (e fatta eccezione per un solo albo: "Lady Charity" MV 3...), un horror-western di mediocre qualità, nel quale si potevano trovare mostri da B-movie (cfr. "La bestia" MV 4) e demoni della mitologia indiana spesso ridotti, ancora una volta, a "mostri" sui cui avere la meglio.

A partire dal n.12, "Cielo di piombo", la svolta! Inframezzati a dei fill-in di scarse pretese ("Il demone degli inganni" MV 13, "Blizzard" MV 15, "L'uomo dei gatti" MV 21...), nella serie cominciano ad essere pubblicate delle storie ben congegnate, nelle quali riemerge, a poco a poco, il passato di Ned (oltre allo stesso "Cielo di piombo", cfr. anche "Il collezionista" MV 17 e "La mano sinistra del diavolo" MV 19) e altre storie ancora nelle quali l'approccio alla cultura e alla storia degli indiani d'America diventa infine intrigante (cfr. "La danza degli spettri" MV 14 e, ancor più, "La grande visione" MV 16).

"Un albo particolarmente importante nella continuity della serie"    

Questo "Il ragazzo dai capelli bianchi" rappresenta, come già facevano capire l'anteprima di quarta di copertina del n.21 e il Giornale di Bonelli del mese di gennaio, un caposaldo importante nella continuity della serie, sia perché Ned recupera una parte importante del proprio passato, sia perché le rivelazioni che l'incontro col fantasma di Roderick (il padre di Ned) porta con sé costituiscono la scintilla che, molto presumibilmente, ci farà ben presto assistere allo scontro finale fra Magico Vento e Howard Hogan, il suo nemico n.1.

Un numero importante, dicevo, che però ho trovato abbastanza deludente. Alcuni fondamentali nodi narrativi, innanzitutto, sono un po' forzati. Che Zadig abbia l'impulso di accompagnare Magico Vento solo perché sua madre vuol fargli perdere i poteri ESP mi pare qualcosa di veramente pretestuoso. Allo stesso modo, ho trovato poco plausibile che il giornalista del Devils Lake Post possa essere così informato sugli sviluppi della relazione fra Nelly e Hogan...

I difetti maggiori, però, sono da ricercarsi in fase di sceneggiatura. Manfredi sembra aver scritto questa storia con una fretta eccessiva. La prima conseguenza è quella di aver reso un po' incolori e stereotipati quasi tutti i personaggi. La zia di Zadig è perfida e cattiva alla maniera delle matrigne o delle sorellastre di cui sono piene le fiabe; Rufus Dix, ciarlatano maldestro ma dal cuore d'oro, finisce ben presto per diventare, in ragione della sua eccessiva pateticità, un personaggio grottesco - senza che questo stemperi un poco la drammaticità (o meglio: la melodrammaticità) della storia - ; Zadig, il ragazzetto dai poteri ESP, appare inverosimilmente maturo per la sua età (cfr. ad esempio le pag.37-38, dove si rivela un abile analista del rapporto fra Ned e Roderick e delle ragioni che possono spiegare l'atteggiamento ambiguo di quest'ultimo nei confronti del figlio).

Stucchevoli, poi, certe scene, come l'abbraccio fra Ned e sua madre sotto gli occhi dello spettro di Roderick (pag.64). Altre scene ancora mi sono sembrate invece eccessivamente schematiche (cfr. la prima vignetta di pag.10, col povero Zadig che, scacciato dalla zia, si allontana da casa con sulle spalle il classico fagottino appeso ad un bastone). Abbastanza artefatti, infine, i dialoghi; o, ancora una volta, stereotipati (cfr. frasi come "avevo chiuso la porta del mio passato e gettato via le chiavi", pag.34, o "sono preda della mia ansia di sapere la verità", pag.54).

Apprezzabili, invece, come sempre accade nelle sceneggiature di Manfredi, la fluidità dei passaggi fra le varie sequenze. Per avere degli esempi di questa fluidità basterà pensare agli stacchi fra pag.9 e pag.10, alla transizione operata nella striscia centrale di pag.10 e, di nuovo, allo stacco fra pag.11 e pag.12. Particolarmente riuscita, dal punto di vista della struttura narrativa, la sequenza del racconto di Nelly a suo figlio (pag.58-64), in quanto il sapiente intrecciarsi con i flashback rende ancora più intenso, nella percezione del lettore, il recupero della memoria da parte di Ned.

"Il sospetto è che il peggio, dal punto di vista della melodrammaticità degli eventi, debba ancora venire"    
Quel che però mi spinge a dare un giudizio tutto sommato abbastanza negativo a questo albo è l'ipermelodrammatica rivelazione finale, quando scopriamo che l'amante di Nelly e, al tempo stesso, lo spietato assassino di Roderick è nientepopodimenoché Howard Hogan. La tensione con la quale vorrebbe lasciarci l'ultimissima pagina (quando Poe evita di rivelare a Ned la verità) lascia così spazio alla preoccupazione che il peggio, dal punto di vista della melodrammaticità degli eventi, debba ancora venire... Alludo, caso mai non fosse chiaro, alla possibilità, per non dire alla certezza, che Ned sia in realtà figlio di Hogan... :-(

Per altri versi, invece, non mi dispiace affatto la concezione di un fantasma che, diversamente da quello del padre di Amleto, si manifesta non per chiedere vendetta, ma semplicemente per ricondurre il figlio smemorato e irrequieto al capezzale della madre morente.



DISEGNI
Goran Parlov    

(12k)
Un Magico Vento meditativo. Disegno di G. Parlov
(c) 1999 SBE
   
 
Nella recensione a "La grande visione" (MV 16) avevo lodato lo stile di Parlov, pur criticando la sbrigatività di certe tavole. In questo numero, il senso di approssimazione purtroppo aumenta, in maniera tale da rendere i risultati, ancora una volta, alterni. A volte l'estrema sintesi, la concisione, il tracciare ad esempio un profilo con pochi sottili tratti, offre infatti espressività (si guardi il profilo di Zadig nell'ultima vignetta di pag.15); altre volte, invece, offre l'idea di un lavoro affrettato e quindi poco curato, sommario, ai limiti dello sgraziato (si guardi, in questo caso, il primo piano di Ned a pag.36).

Bisognerà dunque ammettere che, mentre Frisenda sta sempre più crescendo di albo in albo, Parlov (il più illustre ex-allievo di Milazzo, in ragione del suo Texone di un paio di anni fa) sta invece regredendo e quindi sta tradendo (non certo per mancanza di talento, beninteso) le promesse?

Sarebbe un vero peccato, perché un Parlov un po' meno frettoloso ;-) potrebbe essere uno fra i più grandi disegnatori bonelliani di questi anni...



GLOBALE
 

Malgrado la delusione (anche la copertina di Venturi non è, a mio parere, ai suoi soliti alti livelli...), anche questo albo contribuisce in ogni caso a rendere Magico Vento una delle migliori serie bonelliane fra quelle attualmente in corso di pubblicazione (come è testimoniato anche dalla recente votazione per il premio inca).

Nel bene e nel male, una serie caratterizzata da una forte continuity, ovvero una serie con una macrostoria che si dipanerà ancora a lungo di albo in albo, ha sempre e comunque qualcosa in più rispetto a certe altre serie nelle quali l'assoluta indipendenza delle singole storie autoconclusive fa sì che, da un albo all'altro, il personaggio protagonista diventi quasi irriconoscibile (penso a Nathan Never, ormai rovinato dall'essere stato affidato a troppi sceneggiatori mal coordinati fra loro) o, al contrario, diventi lo stereotipo di se stesso (penso a Dylan Dog, dato che persino Sclavi potrebbe talvolta essere "accusato" di manierismo nei confronti dei testi che egli stesso ha scritto dieci anni fa...).
 

 


 
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