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"Parole, parole, parole!"

quando neanche la Menorah salva la situazione
Recensione di  |   | martinmystere/


"Parole, parole, parole!"
Martin Mystère 283 "Castigo degli Elohim, Il"


"Parole, parole, parole!"

Scheda IT-MM-283

Dietro una splendida copertina di Alessandrini si nasconde il solito tedio di una storia dal potenziale enorme che si rivela un bluff. Nonostante il passaggio di periodicità e l'aumento delle pagine sembra che Alfredo Castelli non riesca più a ingranare e continua a scrivere le solite storie senza mordente in cui Martin Mystère si imbatte nel solito pericolo "mysterioso" e vive l'avventura "raccontandola e ascoltandola", con pochi sprazzi di azione e/o tensione.

Passavo per caso

Il BVZM incappa fortuitamente nell'ennesimo oggetto "mysterioso", nientemeno che la Menorah, il mitologico candelabro della tradizione ebraica, in grado di scatenare la catastrofe se sollecitato dal terribile "suono in grado di creare ma anche di distruggere". Il solito gruppo di "senza scrupoli" intende attivarla con l'ausilio di potenti computers per portare a termine un piano criminoso devastante. Martin Mystère, dopo decine e decine di tavole in cui chiacchiera con gli altri protagonisti in un salotto o per strada o al telefono, interviene nelle ultimissime tavole e salva la situazione con uno stratagemma ridicolo quanto quello usato nel finale di "007 - Missione Goldfinger" dove una bomba nucleare viene disattivata pigiando l'interruttore "on/off" (proprio come una lavatrice. sigh!).

...location esotica...
disegni di Devescovi

(c) 2006 SBE

...location esotica...<br>disegni di Devescovi<br><i>(c) 2006 SBE</i>

È ormai chiaro che Castelli ha perso la sua proverbiale verve e sembra incapace di tessere quella meravigliosa maglia di azione, cultura, mistero e

Il ritmo è completamente annullato da un esagerato numero di tavole esclusivamente dedicate ai dialoghi.
umorismo che contraddistingueva gli episodi migliori della serie e alcuni splendidi specials. Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, le storie si trascinano in una sequenza praticamente ininterrotta di dialoghi e luoghi comuni. In questo episodio gli ingredienti ci sono tutti (location esotica, ironia, orrore) ma risultano mal miscelati, applicati senza logica e a nulla servono gli stacchi stile soap opera che la condiscono.

"Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai!"

Il ritmo è completamente annullato da un esagerato numero di tavole esclusivamente dedicate ai dialoghi: ottantasei su centocinquantatre (ben il 56,2%) sono veramente troppe persino per Mystère. Ed è il fallimento dello sceneggiatore perchè non si può delegare al dialogo tra due o più protagonisti ciò che si può raccontare per immagine. È un trucco che già Castelli usava per i suoi finali, quando Martin scriveva a computer le considerazioni conclusive sull'avventura appena terminata, inserendo praticamente il vero finale ma raccontato. Adesso la situazione sembra essere sfuggita di mano.

...ironia...
disegni di Devescovi

(c) 2006 SBE

...ironia...<br>disegni di Devescovi<br><i>(c) 2006 SBE</i>

Altra nota dolente sono i dialoghi, ridondanti e ripetitivi: è inutile fare sempre affermazioni tipo "e - per rispondere immediatamente a una domanda che sicuramente intendete pormi -" quando si può andare direttamente al punto. È una tecnica narrativa che ricorda gli inseguimenti in auto di certi films: interminabili e inutili se non a far raggiungere alla storia un minimo di minuti utile per non esser considerati cortometraggi. Altro punto su cui vale la pena soffermarsi è l'utilità di Martin alla storia. Viene intervistato, dà un consiglio a

L'idea dei computers in grado di innescare processi mistici che a noi umani sono preclusi è veramente buona!
un giovane sfortunato in amore e versa acqua minerale nel punto giusto, al momento giusto. Stop. Per il resto l'azione è svolta da un gruppo di uomini nella Valle del Siddim, a sud del mar Morto, e da Don Francesco con l'amico rabbino in Italia. Un ultimo appunto sulla storia: l'idea dei computers in grado di innescare processi mistici che a noi umani sono preclusi è veramente buona e, ovviamente, trascurata. Per il resto è un continuo riferimento al Mossad "carogna" (guarda caso nei cinema c'è "Munich" di Spielberg: ma esistono i servizi segreti "buoni"?), al Vaticano coinvolto in segreti innominabili (addirittura la strizzatina d'occhio al "Codice Da Vinci" di Brown è sottolineata da una battuta di Martin stesso) e agli oggetti occulti in grado di scatenare orrendi poteri distruttivi (son passati ventisei anni da "I predatori dell'arca perduta"). Unico punto a favore è un battibecco tra Martin e un negoziante fiorentino che avrebbe dovuto essere un contorno e invece si rivela la parte più piacevole dell'albo.

...e orrore!
disegni di Devescovi

(c) 2006 SBE

...e orrore!<br>disegni di Devescovi<br><i>(c) 2006 SBE</i>

Effetto Roger Rabbit

I disegni di Devescovi sono buoni: tratto pulito, locations e personaggi veramente belli e ben delineati. Purtroppo Mystère è disegnato stile Alessandrini rendendolo una sagoma di cartone, stonando non poco con il contesto realista delle varie vignette: un vero effetto Roger Rabbit.
L'autore ci ha dato dimostrazione di come NON si deve fare una sceneggiatura.
È un'opinione strettamente personale: questo avviene quando il disegnatore non entra in sintonia con il personaggio e non è in grado di darne una versione personalizzata.

Conclusione

Il problema delle serie storiche Bonelli è che ognuna ci ha regalato autentici momenti d'oro e il lettore difficilmente è propenso ad abbassare la soglia delle aspettative. Inoltre Castelli è stato uno dei pochi autori italiani capaci di rendere la quantità direttamente proporzionale alla qualità. Nonostante questa sua (ex?) peculiarità il trend discendente della serie continua. L'autore ci ha dato dimostrazione di come NON si deve fare una sceneggiatura. Ormai la solita cultura e i soliti riferimenti a fatti misteriosi non sono più sufficienti a donarci il piacere di una buona lettura. Nemmeno un elemento imponente come la Menorah, le cui implicazioni possono essere infinite, riesce a sollevare le sorti del racconto. È quindi necessario che Castelli e il suo entourage di collaboratori si ritrovino a tavolino e facciano un po' di brainstorming al fine di salvare la situazione: Castelli ha dimostrato più volte di essere un grande inventore e sceneggiatore e il personaggio ha ancora un potenziale eccezionale. Viene da pensare che l'aumento di pagine abbia nuociuto alla narrazione piuttosto che ampliarne le possibilità. Martin Mystère - Febbraio 2006 - Sergio Bonelli editore - 16 x 21 cm, brossurato, B/N, 160 pagine - 4,40 € - bimestrale

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