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Cuore di cane

l'infanzia difficile di Stella Stevens
Recensione di  |   | martinmystere/


Cuore di cane
Martin Mystère 307 "Polvere d'oro"


Cuore di cane

Scheda IT-MM-307

Sapori antichi, nuove ricette

Da anni, ormai, una storia di Paolo Morales è come un rigenerante tuffo nel passato per il lettore mysterioso. Non perché Morales sia un fondamentalista - non, cioè, perché egli scriva un Martin Mystère ricalcato sui suoi fondamenti stilistici delle origini. E' anzi vero il contrario: Morales scrive un MM profondamente altro, seppure amministra l'integrità del personaggio con cura e rispetto. Il sapore antico deriva dal fatto che egli ne presenta una versione avvincente e appassionante: le sue storie coinvolgono il lettore e lo inducono - a volte lo costringono - anche a riflettere. La sua narrazione è realistica e concreta, ma sempre ben adattata alle atmosfere mysteriose. Tutto ciò latita da lunghissimo tempo negli albi del Detective dell'Impossibile, compresi quelli di un Alfredo Castelli che di rado si scrolla di dosso la noia che mostra aver maturata nei confronti del personaggio; noia che osserviamo riflessa nelle storie che Carlo Recagno scrive, con stile farraginoso, sul calco dei geniali racconti castelliani dei primordi.

Cogliere allusioni, lavorare negli interstizi: il segreto di Morales
Strategia di lungo corso di Morales è di lavorare nei sottintesi, negli appena accennati di Castelli. Il suo Martin appare di primo acchito così diverso perché egli riprende il discorso del creatore del personaggio laddove questi si ferma, senza perdersi nella sterilità dell'imitazione. Prende gli assunti della personalità di Martin, le sue caratteristiche date da Alfredo Castelli, e le sottopone a prova per verificarne la tenuta e i limiti. Lo vediamo anche in questa avventura, che si configura come esempio e paradigma del suo approccio. Per paradossale che sembri, Martin Mystère è sempre stato il personaggio più realistico della scuderia bonelliana (almeno fino a Caravan), dotato come è di una personalità che non ha solo funzioni narrative, ma descrive realmente un tipo umano, una figura tangibile di intellettuale e molto altro. Ma mai realistico quanto nell'interpretazione dell'autore romano, che lo analizza sul piano del dettaglio quotidiano con sguardo ravvicinato sulla sua psicologia. E su quella degli altri protagonisti: in questo albo Diana.

Paolo Morales
Ai testi della storia

(c) aventi diritto

Paolo Morales<br>Ai testi della storia<br><i>(c) aventi diritto</i>

Desueto rigore, lettura avvincente

Polvere d'oro ripropone anche un altro aspetto che caratterizza il narrare moralesiano: la sua rigorosa dimensione etica. Dalla lettura di questo racconto come di tanti precedenti si trae la riflessione di come sia possibile declinare l'avventura e il divertimento senza rinunciare a una cosciente attenzione verso il mondo che ci circonda e i troppi interrogativi che la sua gestione ci pone; come il recente Il Quinto Principio, romanzo del veterano della fantascienza italiana Vittorio Catani (che crediamo sarebbe apprezzato da Morales, così come immaginiamo che Catani apprezzerebbe Morales), questa storia di Martin Mystère induce a considerare come davvero troppo poche siano le opere narrative che di questi tempi riescono in tale coniugazione di scrittura e lettura per diletto da un canto, e tensione morale dall'altro.

Mestiere, concretezza, abilità e profondità analitica nel lavoro di Paolo Morales
L'albo mostra non meno l'abilità, se vogliamo la furbizia, di un autore smaliziato e padrone dei proprii mezzi. Stella Stevens è infatti un personaggio perfetto. Complesso e ambiguo, narrativamente: è infatti tanto imprevedibile che affatto prevedibile. Il glaciale killer dal nascosto lato umano e dalla vita quotidiana prosaica è da manuale, ormai quasi uno stereotipo, ma Morales ce ne dà un saggio che si smarca dal già visto: la caratterizzazione di Stella è tutta giocata sull'understatement, a partire dal tormentone della sua "infanzia difficile". Il personaggio è latore di ironia sottile (come quando rivela a Martin di "aver ucciso suo padre", o Martin si preoccupa che possa esserle accaduto qualcosa mentre in realtà la giovane sta picchiando un malcapitato informatore riluttante). Dalle sue azioni e discorsi emerge un codice morale difficilmente condivisibile in molti aspetti, ma impossibile da respingere in toto. Morales lascia che a conferire pienezza alla figura siano l'alternanza tra manifestazioni di odio "cosmico" e tenerezza, magari sui generis; l'esibizione del distacco e della remotezza umana della professionista abbinata alla pacatezza di alcuni risvolti umani (il rapporto che si instaura con Martin, ma anche la quasi partecipazione emotiva al momento della morte di Mirko); la coscienza della propria superiorità a confronto con l'avidità degli intrallazzatori e maneggioni con i quali si scontra. E quell'ironia cui si faceva riferimento. Stella in realtà non sarebbe - non dovrebbe essere - un personaggio con il quale il lettore instauri una sintonia; eppure, al di là dell'ammirazione per la sua identità letteraria, è impossibile non provare almeno un moto di simpatia per lei. E non per motivi esterni: l'immediatezza del "ricatto morale" che l'autore innesca raffrontandola con Cronenberg e la sua cricca, capaci di qualsiasi crimine in cambio del puro profitto. Non per l'affetto che ovviamente - e irragionevolmente - suscita in noi una donna così spietata e fredda nel momento in cui ne osserviamo la furia scatenata dal dolore per l'uccisione del suo cagnolino, Hispanico. E neppure è decisivo questo altro "ricatto morale" da parte di Morales: il destino della bestiola innocente (come pure quello ancora più orribile dei tanti poveri disgraziati vittime di Cronenberg e dei suoi sogni di dominio delle leve economiche mondiali). A renderci partecipi verso Stella è proprio l'articolata ramificazione della sua personalità; la sua tortuosità perfino, per la quale proviamo timore senza poter evitare di specchiarci in essa. La problematicità della giovane donna che emerge dal racconto pare svelarcene le molte sfaccettature, ma in realtà contribuisce ancora di più a celarne il nucleo del carattere e delle emozioni, dove pare possa trovare posto solo un piccolo cane. E un moto di umana gratitudine verso Martin. Al fondo, Stella resta un enigma irrisolto, ciò che ne accresce il fascino agli occhi di chi legge. La sobrietà stilistica con la quale Morales la tratta è lo strumento che conduce alla piena riuscita dell'operazione, inscrivendo Stella nella teoria di "eroi" ambigui o comunque vigorosi che egli ha saputo affiancare ai protagonisti della serie.

Giancarlo Alessandrini
Autoriratto dell'artista

(c) degli aventi diritto

Giancarlo Alessandrini<br>Autoriratto dell'artista<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

La stessa accuratezza è percepibile nel modo di illustrare anche gli altri personaggi. Basti vedere la finezza con la quale Morales lascia trapelare il dilemma morale del contabile Bill Wolonsky, che sarà il grimaldello che aprirà la vicenda all'indagine di Martin e Stella; per poi mostrarne in pieno il tumulto interiore.

Sprone pressante, impervio equilibrio

Al cospetto della figura di Stella (e in generale alle sollecitazioni delle altre figure analoghe tipiche dell'autore), il personaggio MM è sottoposto a uno stress anche maggiore di quello che la persona MM subisce nel tentativo di stare dietro al suo impeto. E' con molta fatica che il Martin Mystère di questa storia riesce a mantenere senza cadere nell'imbarazzo l'equilibrio tra l'aplomb e la capacità di indignarsi che Castelli gli diede; e ancor più a darne conto al lettore e al ruolo del suo personaggio. Morales lo pressa attraverso il pungolo di Stella, lo costringe a confrontarsi con aspetti del suo rapporto con Diana che per solito restano inespressi o sono volti in macchietta. Allo stesso pressing è sottoposta Diana. Il mènage dei coniugi Mystère ci viene in tal modo illustrato da un'angolazione inusuale (ma piuttosto abituale per l'autore) e matura. In piena armonia, giova rammentarlo, con le loro caratteristiche.

Come è per Morales, il tono della storia, nonostante l'uso dell'ironia, suona in qualche modo più "serio" che nella tradizione. E' una conseguenza del taglio ancora più realistico che l'autore conferisce al personaggio e alle situazioni che gli fa vivere. Qui e là pare tuttavia intrufolarsi a tratti una maggiore aderenza ai moduli più classici di MM, che però in questo caso appare stridente con l'impianto generale del racconto. Come pure certi attriti narrativi: che bisogno c'è della filippica a pag.44 sulle furbizie apprese dall'amico poliziotto per mostrare una semplice ricerca di un nominativo sull'elenco telefonico? (forse interventi redazionali poco attenti all'equilibrio della storia?).

Azione, dinamismo, sintesi secondo Alessandrini
pagina 61, Martin Mystère 307

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Azione, dinamismo, sintesi secondo Alessandrini<br>pagina 61, Martin Mystère 307<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Alessandrini presente, assente Java

Tutto quanto sopra si avvale, nello specifico di Polvere d'oro, dell'efficacia dell'apporto di un Giancarlo Alessandrini in ottima forma. Il creatore grafico di Martin Mystère fornisce un'interpretazione espressiva puntuale della psicologia dei personaggi. Il disegno è limpido ed essenziale, favorisce il dinamismo delle scene d'azione e l'introspezione. Una sintesi giunta a compiutezza.

Un Alessandrini che mostra un talento cristallino per un disegno depurato di ogni imperfezione
Volendo trovare delle pecche si osserva che perfino Morales, che in passato ha dedicato attenzioni particolari e storie memorabili al personaggio, pare aver dimenticato Java. Inserirlo nell'economia di una storia tanto polarizzata sul contrasto/consonanza tra Stella e il Detective dell'Impossibile (che per Martin resta inavvertito, al livello più profondo) , e sull'interazione tra Diana e il marito, senza dubbio creava difficoltà. Tuttavia la sua presenza è a tal punto relegata nell'anonimato da apparire più una scelta precisa che una conseguenza delle caratteristiche dell'albo. Martin Mystère 307, "Polvere d'oro", di Paolo Morales & Giancarlo Alessandrini, 160 pg. b/n, Sergio Bonelli Editore, febbraio 2010, € 4,70

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