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" Nella mente del
mostro"



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recensione di Fabrizio Gallerani



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi    

Albo dopo albo siamo arrivati alla travolgente conclusione della vicenda di Myrna Harrod. E a carte ormai scoperte, è facile evidenziare come tra le caratteristiche più rilevanti, nella trilogia, ci sia quella di essere stata concepita come l'assieme di tre capitoli assolutamente indipendenti: la storia racconta infatti una unica vicenda (corredata dei canonici inizio, svolgimento e conclusione) ma gli stili narrativi adottati da Berardi fanno si che ognuno degli episodi offra molto di più di quello che racconta.

Dei temi affrontati dai primi due episodi abbiamo già avuto occasione di parlare, (vedi le recensioni dei precedenti Julia n.1 e Julia n.2), mentre, per questo terzo capitolo, è senz'altro interessante rilevare come, oltre a svolgere perfettamente il compito assegnato (e cioè quello di sciogliere la vicenda legata alla cattura di Myrna), esso costituisca principalmente una incisiva (e inedita a quanto mi risulta) analisi dall'interno, della psicologia di un assassino seriale, mostrandoci la persona che si nasconde sotto l'etichetta dell'ormai abusato "mostro" delle prime pagine dei quotidiani.

"Berardi è abilissimo nell'operazione di spiazzamento, nascondendo questo suo attento viaggio "nella mente del mostro" proprio sotto un titolo così cinico e inflazionato"    

Berardi è abilissimo nell'operazione di spiazzamento, nascondendo questo suo attento viaggio "nella mente del mostro" proprio sotto un titolo così cinico e inflazionato. E per dare centralità alla figura della sua assassina, rinuncia persino al contrappunto dei brani del diario di Julia, finora nota distintiva della serie, qui sostituiti dai lucidi, e al contempo deliranti, pensieri di Myrna.

Questo ribaltamento del punto di osservazione (i due capitoli precedenti erano narrati secondo la soggettiva di Julia, mentre questo terzo lo viviamo direttamente attraverso gli occhi di Myrna) costituisce la nota distintiva dell'episodio, che lo eleva al di sopra degli altri due. La prosa di Berardi conferisce al mostro il fascino inquietante della quotidianità, le sue abitudini ci sono così familiari al punto da rendere perfettamente plausibile la nostra identificazione con esso.

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Myrna e Julia, disegno di Soldi
(c) 1998 SBE
   

Perfetta allo scopo la narrazione a singhiozzo che Berardi utilizza per tutto l'albo, alternando sequenze dove Myrna è protagonista ad altre dove è Julia a tenere la scena. Questa sorta di ritmo sincopato, che dura per tutta la parte centrale dell'albo, contribuisce a far crescere la tensione in attesa dell'epilogo finale, la cui annunciata drammaticità si respira in ogni pagina.

Da notare come Julia, character sicuramente molto distante dall'archetipo dell'eroe classico, non si sia finora mai sottratta al canonico faccia a faccia finale con il cattivo di turno. E anche in questo, come negli episodi precedenti, la vicenda la porta alla fine a scontrarsi direttamente (e fisicamente) con Myrna, che la costringe a subire una violenza psicologica che probabilmente la segnerà più di qualsiasi altra ferita.

Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.



DISEGNI
Gustavo Trigo, con la collaborazione
di Marco Soldi e Luca Vannini
   

Dispiace purtroppo il dover rilevare che, dopo la scelta infelice di assegnare a Corrado Roi i disegni del numero precedente, anche questo terzo episodio evidenzi notevoli carenze legate alla scelta del disegnatore. Infatti, le tavole di Gustavo Trigo (peraltro autore di livello modesto in tutte le sue prove sulle testate bonelliane) risultano qui particolarmente rozze e affrettate, al punto da rendere inevitabile l'intervento redazionale nel tentativo di ripristinare almeno la coerenza grafica dei personaggi principali.

In questa occasione poi, i ritocchi apportati ai disegni da Marco Soldi e Luca Vannini (e forse anche da qualche altra mano all'interno della redazione), sono così determinanti da dover essere citati nei credits dell'albo. Risulta infatti evidente come intere tavole siano state realizzate completamente dai due autori (tutta la sequenza iniziale, almeno fino a pag.18, per Vannini e quasi per intero quella finale, da pag.88, per Soldi) e come anche numerose vignette della parte centrale portino la loro firma.

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Quale Myrna preferite? Quella di Vannini (la prima a sinistra), quella di Soldi (l'ultima a destra) o quella di Trigo (la terza da sinistra)? Nell'imbarazzo della scelta :-) , le nostre preferenze vanno al bel ritratto dallo stile classicissimo (il secondo da sinistra) di una ignota quanto talentuosa mano redazionale, tratto dalla prima vignetta di pag.19. - (c) 1998 SBE

Il risultato è un albo privo di coerenza visiva (e in questo sono sicuramente complici anche alcuni ritocchi maldestri) che alterna tavole graficamente efficaci ad altre estremamente infelici. A farne maggiormente le spese, proprio il personaggio di Myrna, sballottata da una mano all'altra e, in particolare, oggetto di una caratterizzazione piuttosto sofferta di Trigo che, purtroppo, si trova a raffigurarla nella maggior parte delle vignette che la vedono presente.



GLOBALE
 

Malgrado l'ennesimo scivolone sulla scelta del disegnatore, il capitolo finale della trilogia dedicata a Myrna risulta un piccolo capolavoro e il finale aperto lascia ben sperare per un futuro ritorno del personaggio che, pian piano, è riuscito a rubare letteralmente la scena alla protagonista.

Soldi firma inoltre un'altra splendida copertina, illuminata da una livida luce violacea, che punta tutto sull'effetto drammatico della sequenza shock del rapimento di Julia, efficace cornice ai toni drammatici dell'episodio.

 

 


 
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