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" I killer vanno in pensione?"

TESTI
Giancarlo Berardi
Maurizio Mantero
DISEGNI
Alberto Macagno
Claudio Piccoli

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Il titolo è quello di uno di quelli che ci si aspetta di trovare sulla copertina di qualche giallaccio da pochi soldi. La copertina, statica e con quel bolso vecchietto che consegna una pistola a Julia, ha un che di deprimente. Apri l'albo e ti trovi a leggere otto tavole in cui un'anziana coppia di coniugi tuba in stile famigliola felice ("ecco il caffé, cara"). Poi, il botto. E pian piano ci ritroviamo a leggere uno dei migliori numeri di Julia usciti sinora, per quanto riguarda la storia.

Una storia che si regge, essenzialmente, sul personaggio protagonista, Frank D'Angelo. Uno che aveva fatto il suo onesto lavoro di killer a pagamento per tutta una vita, senza farsi mai beccare, conducendo, parallelamente, una doppia vita di marito affettuoso (e di divoratore di libri), che pensava di potersi ritirare dal giro come se nulla fosse e che invece è costretto a rientrare in carreggiata per sterminare tutti quelli che gli hanno impedito di potersi godere la meritata pensione - già consapevole, arrivato all'ultima vittima, di dover chiudere in maniera ancor più definitiva la propria carriera.

Sì, il punto di forza di questo albo è senz'altro la rassegnata impertubabilità di Frank, l'apparente indifferenza con la quale spara in faccia ad un pesce piccolo "d'intralcio" (pag.93-94) o tortura qualcuno per farsi rivelare il nome di un informatore da sopprimere. Con un personaggio così suggestivo e con una sceneggiatura così perfetta (anche dal punto di vista "tecnico": scelta delle inquadrature, stacchi fra sequenze...) diventa persino perdonabile il fatto che le premesse della conclusione siano decisamente poco plausibili (che avrebbero mai potuto dirsi Frank e Garrison?).

Purtroppo, i disegni non sono al livello della storia. A prescindere dalle numerose vignette in cui Julia non ha il volto di Audrey Hepburn, i personaggi, ad esempio, hanno delle posture un po' troppo rigide. Quel che importa, però, è che Macagno e Piccoli rendono egregiamente la malinconica impassibilità di Frank.
 

 


 
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