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" Tutti gli uomini di Lopez"

TESTI
Giancarlo Berardi
Maurizio Mantero
DISEGNI
Mario Janný

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recensione di Francesco Manetti

La copertina ci dice giÓ tutto: una terrorizzata ma energica Julia, finita sott'acqua all'interno di un elicottero, cerca di risalire in superficie tirandosi dietro il corpo esanime del pilota.

Tutto questo, per˛, accade nelle ultime pagine dell'albo. E non Ŕ neppure il peggio che ci possa capitare...

L'albo si pu˛ dividere in due parti. Nella prima lunghissima parte (fino a pag.82), un gruppo di criminali assalta un ufficio postale e prende degli ostaggi allo scopo di ottenere la liberazione del narcotrafficante Alonso Lopez, chiuso nel carcere di Saint Patrick. Tutte cose giÓ viste e riviste (anche all'interno dei questa stessa serie, cfr. "I sequestrati" JU 5): ammazzamenti, ostaggi presi dal panico, trattative con i poliziotti e, per finire, l'irruzione dei corpi speciali con arresto dei criminali.

Poi l'"inaspettato" colpo di scena: l'assalto all'ufficio postale altro non era che uno stratagemma per introdursi nel carcere di San Patrick e far evadere direttamente Lopez (e, visto che ci siamo, anche tutti gli altri detenuti, giusto per scatenare un caos di copertura). Il che genera, in realtÓ, uno spara-spara ammazza-ammazza ancora pi¨ noioso di quanto giÓ visto nella prima parte.

Julia, consulente della Procura chiamata di solito a tracciare profili psicologici e ad interagire verbalmente con i criminali per ridurli a tenere mammolette, non resiste alla tentazione di ritagliarsi un ruolo anche in mezzo alla baraonda di un'evasione di massa. Salita su uno degli elicotteri di ricognizione, becca subito la pista giusta: mentre Webb Ŕ ancora intento a girovagare per stradine di campagna, lei, fianco a fianco col pilota Sam Cooper, Ŕ l'unica che riesce a dare del filo da torcere a Lopez e suoi uomini.

Questi uomini di Lopez, superorganizzati, si sono premuniti anche di un bazooka ultramoderno (di quelli che sparano missili che inseguono le fonti di calore). Con un primo missile fanno esplodere un elicottero che aveva raggiunto quello di Cooper (Ŕ la solita triste fine delle comparse). Un altro missile esplode a pochi metri dall'elicottero nel quale si trova Julia, ferendo Cooper. Julia, che giÓ ha fatto un po' di pratica di volo col tiger di Leo, si trova quindi costretta a prendere in mano la cloche.

"Un supereroe di nome Julia"
   
E qui viene il meglio. Schivato un terzo missile come nulla fosse, Julia decide di contrattaccare nell'unico modo possibile (visto che il suo elicottero non ha armi), ovvero, schiantandosi come un kamikaze sull'aereo col quale i criminali stanno per svignarsela. Segue la scena di copertina. Ciliegina sulla torta, una volta risalita in superficie Julia trova Alonzo, rimasto a terra per consentire a suoi la fuga, che, invece di spezzarle le braccina, l'aiuta a soccorrere Cooper e quasi si complimenta con lei.

Bah! Berardi ci ha abituato, a partire dalla lotta sul tetto di un treno in corsa col quale si chiudeva "Kidnapping express" JU 24, ad accettare che Julia possa essere, talvolta, non un fumetto realistico, ma parodistico-farsesco. Qui, per˛, ha forse esagerato.

Mario Janný, al suo esordio su questa serie dopo aver collaborato a lungo per Nick Raider, non contribuisce ad elevare la qualitÓ dell'albo. Ho sempre trovato i suoi personaggi un po' sgraziati (le proporzioni spesso non sono azzeccate) ed espressivamente limitati, il suo tratto incerto, l'inchiostratura troppo pesante e incapace di modellare le forme, di suggerire efficacemente la tridimensionalitÓ di persone e oggetti.

Nella serie creata da Nizzi, Janný aveva per˛ come punto di riferimento (al pari di tanti altri disegnatori della serie) Bruno Ramella, il che rendeva comunque accettabile il volto del suo Nick Raider. Qui, dovendo adattarsi ad una nuova serie, Janný - incerto, probabilmente, sul disegnatore dello staff da prendere come modello - non solo accentua i propri difetti, ma cade innanzitutto sulla rappresentazione grafica della protagonista. La sua Julia Ŕ - in moltissime, in troppe vignette - un insulto alla memoria di Audrey Hepburn.

 

 


 
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