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" Il ritmo nel
sangue"


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Il malessere e l'inquietudine, mali tipicamente adolescenziali e drammaticamente d'attualità, talvolta possono portare a compiere gesti estremi; ricostruirne le motivazioni è il compito di Julia, qui impegnata in un'indagine non particolarmente complessa ma emotivamente intensa.

Blood's rap!
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi e
Lorenzo Calza
   

Va detto: nel corso di questi ultimi mesi, sia i commenti del popolo di internet che, in parte, le nostre recensioni, sembrano evidenziare un preoccupante trend negativo registrato dalla serie. Le storie pubblicate in questo lasso di tempo hanno un comune denominatore piuttosto evidente: al di là dei soggetti, spesso criticati per l'abusata similitudine delle situazioni, la qualità e la cura nella sceneggiatura sembra in effetti inversamente proporzionale al numero degli autori che hanno messo mano ai testi.

L'impressione è che il lavoro di squadra sulle sceneggiature non faccia per niente bene a Julia e, esprimendo un'opinione dall'invidiabile posizione di chi ha già letto anche i due numeri successivi a questo, risulta evidente come siano soprattutto le storie scritte dal solo Berardi ad essere le più curate da questo punto di vista.

Gradita eccezione alla considerazione di cui sopra (oltre alla storica collaborazione del fidato braccio destro Mantero) ci appaiono proprio le prove del giovane Lorenzo Calza. In questo "Ritmo nel sangue", infatti, la coppia Berardi-Calza, torna a deliziarci (dopo il precedente numero realizzato assieme sul n.22 della serie) con tecniche di sceneggiatura perfette, costruite secondo una tecnica collaudata e frutto di una sapiente commistione di elementi tipici del linguaggio cinematografico e di quello più specifico della narrazione a fumetti.

"...una tecnica di sceneggiatura perfetta, frutto di una sapiente commistione di elementi tipici del linguaggio cinematografico e di quello più specifico della narrazione a fumetti."    

Uno degli elementi più caratteristici di questo sofisticato stile narrativo è, senza dubbio, la capacità di collegare varie sequenze in maniera armoniosa e, al tempo stesso, articolata. Alcuni esempi, presenti in questo albo, per meglio illustrare questo concetto:

  • Pagg. 42-43, associazione: è questa una tecnica cinematografica molto usata, che consiste nell'incentrare l'attenzione dello spettatore/lettore su un particolare oggetto, che viene poi gradualmente trasferito, spesso attraverso una dissolvenza, in un'altra situazione, sancendo così il cambio di ambientazione. Nel nostro caso l'oggetto è il petalo di rosa che Julia rinviene sulla scena del delitto, petalo che si trasforma in una bellissima rosa, appartenente ad un piccolo cespuglio di fronte alla scuola dei ragazzi (cambio di scena). Al di là dell'indubbia eleganza del passaggio, non va trascurata l'importanza dell'elemento rosa, che si rivelerà determinante nel corso delle indagini. Berardi ha voluto quindi sottolineare l'importanza della connessione tra il fiore e Cindy, che non a caso è la prima a parlare davanti alla scuola.

  • Pagg. 72-73, contrasto: l'elemento accomunante le due sequenze è una canzone, ma, mentre nel caso precedente si procedeva per associazione, qui il passaggio viene effettuato attraverso un violento contrasto. Da una parte abbiamo infatti il mondo dei due criminali di colore, violenti, sadici, pieni di rabbia, le cui azioni sono sottolineate perfettamente dal rap arrabbiato di Tupac Shakur; dall'altra parte abbiamo invece il mondo di Julia, raffinato, caramelloso, cinguettante, la cui degna colonna sonora è appunto una (splendida) canzone dei Beatles. Il contrasto è quindi totale: si vengono qui a contrapporre due ceti sociali, due culture, due ideologie, due colori. Notate anche le parole delle canzoni e i differenti inviti che rivolgono. Tupac dice "non mi fermo ai semafori rossi", "non ho niente da perdere", "prego il mio Dio ogni giorno ma non mi ascolta", ecc...; di fronte a tali inviti all'azione, Julia non fa altro che rispondere "Quando ci sono dei problemi, lasciali essere...". Geniale.

  • Pagg. 105-106, similitudine: questa volta ad accomunare le due sequenze non è un immagine o una canzone, bensì un concetto. Julia e Webb hanno finalmente rintracciato l'identità di uno dei criminali, portando a termine un complesso processo deduttivo comunque ancora da chiarire completamente. Il senso è quello di una serie di pezzi di mosaico ricomposti faticosamente, unica via per raggiungere la soluzione. Nella pagina seguente, prima vignetta del nuovo scenario, Cindy sta aiutando il fratellino ritardato a completare il puzzle. Cindy è quindi la figura chiave del passaggio: è grazie a lei se Webb e Julia (faticosamente = fratellino ritardato) riescono a unire le tessere dell'indagine (mosaico = puzzle).

    Questi sono soltanto alcuni esempi, che dovrebbero servire a bloccare sul nascere ogni accusa di presunta superficialità di questa storia: Berardi può essere più o meno ispirato, ma di certo non lesina mai in perfezione tecnica. Anche se il soggetto certo non colpisce per originalità e, a tratti, la caratterizzazione dei personaggi potrebbe sembrare eccessiva e quasi caricaturale, alla fine del racconto, rimane netta la sensazione di aver letto qualcosa di intellettualmente molto piacevole. E' la griffe di Berardi, capace di trasformare in belle storie spunti mediocri e, talvolta, buoni soggetti in perfetti capolavori.



    DISEGNI
    Thomas Campi e
    Roberto Zaghi
       

    Bravissimi Thomas Campi e Roberto Zaghi, capaci di restituire in maniera praticamente perfetta una vicenda continuamente in bilico fra normalità ed eccesso, che di certo non offre spunti per inadeguati virtuosismi, e che anzi, al contrario, potrebbe risultare facile trappola per facili soluzioni di comodo.

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    Cindy, disegni di Campi e Zaghi - (c) 2001 SBE

    Oltre alla consueta coerenza narrativa, elemento chiave della serie, va sottolineata l'ottima resa dei personaggi nell'arco di tutta la storia. Particolarmente riusciti, in particolare, Julia, Webb e Cindy, molto intensi e dotati di una vasta gamma espressiva; buona la resa anche di tutto il cast di colore, dalla caratterizzazione estremamente complicata soprattutto sotto il profilo dell'inchiostrazione.

    Anche gli sfondi risultano nel complesso molto curati e ottima è la tecnica del chiaroscuro, adottata, funzionalmente alla narrazione, più marcatamente in alcuni passaggi della storia.



    GLOBALE
     

    Ancora una copertina di Marco Soldi efficace e di grande impatto drammatico. Va sottolineato che in questa occasione la scena rappresentata è a pauoroso rischio spoiler, essendo centrale nello svolgimento della vicenda; questo costituisce una insolita eccezione per la serie, che tende piuttosto a rappresentare passaggi marginali e solo apparentemente poco importanti.
     

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