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" Quest'urlo che tace"


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TESTI
Sog. Giancarlo Berardi
Sce. Giancarlo Berardi
con la collaborazione di Lorenzo Calza
   

Ancora una volta abbiamo un nuovo nome nel tamburino di Julia accanto a quello di Berardi: dopo le collaborazioni di De Nardo, D'Antonio, La Neve e della Salvatori (e ovviamente del fidato Mantero), la collana tiene a battesimo il debutto del giovane Lorenzo Calza ai testi.

Debutto che porta con se anche un piccolo cambio di registro nelle atmosfere della serie: ad alleggerire infatti i cupi toni drammatici delle investigazioni di Julia fanno la loro comparsa alcune inedite sfumature tipiche della commedia brillante, delle quali è protagonista il personaggio di Virgil Rufus, prototipo del simpatico cialtrone, modellato sulle fattezze del Jeff Bridges de "Il grande Lebowsky".

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Virgil
Disegno di Roberto Zaghi e Thomas Campi (c) 2000 SBE

   
L'uso di un personaggio dalla caratterizzazione così precisa e riconoscibile non è tuttavia fine a se stesso, ma giustificato dalla strategia di inganno ben pianificata da Berardi: appropriarsi di un character omologato positivamente dal cinema (ma anche da tanta letteratura e televisione di genere), per prevedere la risposta del lettore ed usarla contro di lui al momento più opportuno.

Virgil infatti, a dispetto della sua iniziale ritrosia, non fatica a conquistare la fiducia di Julia e la simpatia dei lettori, assumendo ben presto il ruolo di coprotagonista dell'indagine e di accattivante spalla comica.

Durante l'intera parte centrale dell'albo è lui a tenere la scena rubandola a tutti gli altri comprimari, fino all'apice della sua collaborazione alla cattura del killer di turno. Ma il finale ci riporta di botto alla cruda realtà: il mercy killer, colpevole dell'omicidio di cinque barboni, è proprio il simpatico Virgil, che si rivela con un ribaltamento psicologico fin troppo sorprendente e dall'apparenza quasi posticcia, e che forse costituisce proprio la parte più debole dell'albo.

La sceneggiatura si mantiene sugli elevati livelli ai quali Berardi ci ha ormai abituato: pur non concedendosi nessun virtuosismo, si conferma secca, scorrevole e senza sbavature, arricchita da dialoghi pregevoli e ottime caratterizzazioni. La ricerca di una precisa uniformità qualitativa dei testi è talmente evidente che anche l'apporto del debuttante Calza appare da subito in perfetta sintonia con gli standard berardiani, cosa che non sempre si era verificata nelle passate collaborazioni.



DISEGNI
Roberto Zaghi
con la collaborazione di Thomas Campi
   

Doppio esordio anche per l'accoppiata Roberto Zaghi e Thomas Campi alle matite: evidente l'evoluzione di Zaghi rispetto alle sue ultime prove su Zona X, tutta puntata ad arricchire di sfumature la recitazione dei personaggi. Di notevole impatto soprattutto il prologo iniziale, reso con un accorto e sapiente uso del bianco e nero.

Ottima l'interpretazione di tutti i componenti del cast, Julia in testa, anche se il personaggio graficamente più riuscito è senza dubbio Virgil. La sua personalità si sposa alla perfezione con la fisionomia scelta per lui: in questo caso l'abilità del disegnatore è stata quella di convogliare su precisi binari personali il modello cinematografico di riferimento, senza abusarne mai nella caratterizzazione.

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Grandi pulizie! :-)
Disegni di Roberto Zaghi e Thomas Campi (c) 2000 SBE

Anche l'apporto dell'esordiente Campi (questo albo costituisce infatti la sua prima prova bonelliana, anche se al suo attivo può vantare già una breve storia di 32 tavole, "Mem il cercatore", realizzata su testi di Vietti e pubblicata da Comics e dintorni) si amalgama alla perfezione con lo stile di Zaghi, tanto da rendere praticamente impossibile l'individuazione delle rispettive responsabilità, garantendo quindi una perfetta uniformità stilistica.



GLOBALE
 

Copertina che riprende in maniera puntuale gli elementi della vicenda, con una Julia centrale ma allo stesso tempo defilata, e che bene si adatta le tematiche dell'albo.

Fondamentalmente un'altra buona storia, che sconta tuttavia ancora una volta la sostanziale imutabilità caratteriale dei personaggi principali, a dispetto delle illusorie promesse di evoluzione, evoluzione che, sono convinto, sarebbe in grado di far fare alla serie un sostanziale salto di qualità e che, a questo punto, arriva a costituire il principale fra i miei auspici da lettore.

 

 


 
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