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La fine di Rat-Man

riflessioni sull'esalogia della "Discesa"
Recensione di  |   | italia/


La fine di Rat-Man
Rat-Man 91-92-93


Partiamo da un presupposto. Leonardo Ortolani concluderà Rat-Man. Non è una questione di dichiarazioni, né una questione di numeri da pseudo-profezia Maya (il "numero 100"), è semplicemente una questione di osservazione.
Da anni in Rat-Man si assiste ad un certosino lavoro di "andare a chiudere i conti in sospeso", distribuito su più saghe, intervallato da distrazioni e divagazioni (che spesso aprono nuovi sospesi), ma comunque inesorabile.
Numero dopo numero, saga dopo saga, con una trilogia in quattro episodi qui ed una quadrilogia in sei parti lì, Rat-Man va a "finirsi". Va a completarsi.

Dovrebbe essere una cosa di cui essere contenti. Nessun personaggio carismatico, forte, sfaccettato e con "la stoffa delle leggende" ha mai beneficiato dalla "continuity"... figuriamoci un beota come Rat-Man!
A parte le facili battute, lo stesso Ortolani ha più volte messo il dito in quella piaga che rende ridicoli i più grandi personaggi e degrada le più grandi storie, quindi Rat-Man va a finire, va a completarsi. C'è da gioire.

Janus Valker non fa ridere.
I tipi di supereroi. Prima parte.

(c) 2012 Panini Comics

Janus Valker non fa ridere.<br>I tipi di supereroi. Prima parte.<br><i>(c) 2012 Panini Comics</i>

Questo però non sembra accadere ed è un po' il movente di questo articolo, abbozzato di getto, poi trattenuto, ed infine fatto uscire quasi come sfogo: le tappe di questo percorso, soprattutto quest'ultima, non sono ben viste da una parte dei lettori. Che ha fatto sentire la sua voce sui forum tanto da obbligare autore e responsabile editoriale ad una difesa d'ufficio dell'opera nell'editoriale e nella posta del numero 92.
L'argomento del contendere non è stato tanto l'andare a chiudere i conti quanto il come: il tono cinico e cupo di "La Discesa" (Rat-Man 91) è stato accusato di essere troppo lontano dal Rat-Man comico amato da questi lettori.
A questa critica si potrebbe replicare in molti modi. Di base ci sarebbe il salomonico "i gusti sono gusti", che però a volte suona come la famosa ragione che si regala perché non costa niente.
La seconda replica, molto più concreta, sarebbe che il protagonista della esalogia della "Discesa" (Rat-Man 91-92-93) non è Rat-Man ma Janus Valker, l'arcinemico, l'antitesi di Rat-Man.
Rat-Man è l'eroe, Valker il nemico; Rat-Man è un beota, Valker no; Rat-Man è incapace, ignorante, debole, Valker no.
Rat-Man fa ridere.
Valker no!
Al limite può far ridere quello che fa agli altri. Ma è un sorriso cinico e cupo.

Nemici mortalmente seri.
Tipi di supereroi. Parte seconda.

(c) 2012 Panini Comics

Nemici mortalmente seri.<br>Tipi di supereroi. Parte seconda.<br><i>(c) 2012 Panini Comics</i>

Ma la reale obiezione è che da anni si trascina un fraintendimento su quale Rat-Man Leonardo Ortolani vuole completare.
Il Rat-Man che "faceva tanto ridere ahahahah" (cit. "Scuola di Fumetto") è stato completato decenni fa, con la sua prima avventura. Semplice, lineare, completo: quel Rat-Man è finito e non ha nessuna preoccupazione per numeri 100 o altro, tant'è che non c'è nessun problema a ripresentarlo nelle varie parodie, da quelle riuscitissime come "299+1" a quelle un po' meno come "Il Grande Magazzi". Nasceva come parodia di Batman, come parodia si completava e come parodia si può ripetere all'infinito.
Da questo punto di vista, i sostenitori del "Rat-Man che faceva tanto ridere, ahahahahah" sono decisamente fortunati: il loro amato personaggio è di fatto eterno e periodicamente Ortolani, cinefilo, parodista, verboso, glielo ripresenta. Non può farne a meno. Nell'ipotesi migliore (?) questo Rat-Man diverrà un "marchio" come Lupo Alberto e verrà portato avanti da altri autori.

"L'altro" Rat-Man è un po' meno "fortunato". E' quello che Ortolani ancora sta cercando di completare, probabilmente ormai rassegnato a non farcela per il "numero 100", è quello la cui nascita possiamo identificare con una delle prime storie, "La Squadra Segreta" (Rat-Man 3-4) ed è quello che non fa ridere "ahahahahah", con una risata larga, spensierata, senza sensi di colpa.
No, se non fosse per le capacità di Leo Ortolani, questo Rat-Man farebbe solo piangere. Esattamente come il Ragionier Ugo Fantozzi, "supereroe" a cui viene spesso accomunato, che ha potuto far ridere solo grazie al talento mostruoso di Paolo Villaggio.
Del resto come può far ridere l'epopea di un eroe con "superSpoteri", ovvero dei superpoteri negativi: è superstupido, superantipatico, superdebole, supermaniaco, superegoista e supersuperficiale (e come caspita si fa a scrivere supersuperficiale ancora me lo devo spiegare)?
L'unico aspetto positivo di questo personaggio è una speranza assoluta, e basta rifletterci un attimo per capire come sia impossibile che una cosa del genere faccia ridere: è drammatico, è ingiusto, è crudele. Toglie proprio la fiducia nel mondo pensare al fatto che possano esistere persone così sfortunate che, oltretutto, subiscono pure la beffa della cieca speranza.

Forse è un po' duro porla in questi termini, ma a scusarsi più che l'autore avrebbero dovuto essere i lettori distratti.
Ortolani già ai tempi di "La Squadra Segreta" ci introduceva al Rat-Man tragico, al Rat-Man unico sopravvissuto alla cancellazione sistematica dei supereroi, dei suoi amici e dei suoi amori. Quel Rat-Man che nonostante tutto quello che era successo, nonostante l'abisso che c'era tra lui e la sua antitesi, nonostante la sproporzione di forze tra le sue (inesistenti) e quelle dei suoi nemici, capaci di condizionare i potenti, comunque, senza esitare "flette i muscoli ed è nel vuoto".
Quale enorme distrazione può aver fatto credere che quello potesse essere ancora "il Rat-Man che faceva tanto ridere, ahahahahah"?

Detto questo, resta poco da dire di questa esalogia: Ortolani va a chiudere dei conti. Chiude i conti con la scomoda presenza di Topin, personaggio che era riuscito ad emigrare dal "Rat-Man che faceva tanto ridere ahahahah" all' "altro", nonostante fosse alla fine solo una macchietta da parodia. Per questo suo sconfinamento entra evidentemente nelle antipatie dell'autore, che fin da "La Squadra Segreta" lo tratta come un piccolo doppiogiochista invidioso e poi cerca di dimenticarselo per decenni, fino a rendersi conto, per sua stessa ammissione, che non si possono sottovalutare i piccoli doppiogiochisti invidiosi. Il Topin da cui ci separiamo è infatti uno dei personaggi più inquietanti costruiti da Ortolani, è una buona metafora di quanto non esista "grande malvagità" che possa essere oscura e feroce come un coacervo di "piccole malvagità".

Topin privato della comicità.
Il parere dell'autore in bocca ad un personaggio.

(c) 2012 Panini Comics

Topin privato della comicità.<br>Il parere dell'autore in bocca ad un personaggio.<br><i>(c) 2012 Panini Comics</i>
Chiude anche i conti con Janus Valker, lo scienziato, il burattinaio, il killer, il supereroe Valker. Supereroe nero, ma sempre supereroe, perché l'antitesi dell'eroe deve rispecchiarne le caratteristiche: Valker è intelligente laddove Rat-Man è un beota, Valker è atletico laddove Rat-Man ha la pancetta, Valker è disposto a sacrificare qualunque cosa per il suo scopo, Rat-Man alla fine fa male sempre e solo a sé stesso.
Valker ha una speranza.
Rat-Man anche.
Anche questo, a pensarci, non può far ridere. Che persino con le caratteristiche e la determinazione di un superuomo Janus Valker non riesca a realizzare il proprio sogno, non riesca a veder soddisfatta la propria speranza, non fa ridere. Con questa esalogia viene chiarito al di fuori di ogni possibile dubbio che Valker è il padre di Rat-Man, non legati dal sangue ma da questa maledizione della speranza.
Chiude infine i conti con Kalissa, la Dark Lady: la raffinata, intelligente, spietata moglie del supereroe Janus Valker. Lasciata congelata nel tempo in attesa della resa dei conti, congelata, come il filo di fumo della sua sigaretta, nella memoria dei lettori ad attendere l'incontro con il suo ex-marito. Da quell'esatto fotogramma si rianima e ritroviamo l'eroina negativa delle tragedie, di quelle che vanno incontro alle conseguenze della loro passione senza battere ciglio.
Tanto grandiosi i due coniugi Valker che, probabilmente, persino Ortolani alla fine non riesce ad essere spietato fino in fondo.

Quindi, concludendo, ci si può lamentare di questo percorso? No, non ci si può lamentare: cosa intendesse fare Ortolani lo aveva già chiarito da tempo, non si può rimanere sorpresi da questa esalogia se si è continuato a seguire Rat-Man. Chi voleva solo il "Rat-Man che faceva tanto ridere, ahahahahah" avrebbe dovuto abbandonare questa testata da anni e comprare solo gli speciali ed alcune parodie estemporanee.
Perché possiamo anche essere d'accordo con i diritti del lettore scritti da Daniel Pennac, ma dobbiamo perlomeno onorare il dovere di comprendere cosa si sta leggendo senza farsi condizionare dai pregiudizi.
Possiamo dire che questa esalogia sia una bella storia? Sì, i gusti sono soggettivi, ma questa è una bella storia, ben costruita, ben raccontata, ben disegnata. Con un tratto, avevamo trascurato di dirlo, anch'esso "anomalo" per Rat-Man. Fatto apposta, come detto, per Janus Valker.
Fa ridere?

Un drammatico reincontro.
Perché Leo Ortolani è sempre Leo Ortolani

(c) 2012 Panini Comics

Un drammatico reincontro.<br>Perché Leo Ortolani è sempre Leo Ortolani<br><i>(c) 2012 Panini Comics</i>
Sì, comunque fa ridere. Perché alla fine, il talento resta talento. Esalogia della "Discesa", Rat-Man Collection 91-93 (2 episodi in ogni volume), di Leo Ortolani, Panini Comics, € 2,50 a numero

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