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Terapia e fantasmi

vedo la gente morta... e la psicoanalizzo!
Recensione di  |   | italia/


Terapia e fantasmi
 


Terapia e fantasmi

Scheda IT-VBUIO-1

Anteprima

L’idea che sta alla base di Valter Buio è, per usare un eufemismo, (stra)abusata. Di storie di fantasmi e di sedute spiritiche, nonché di uomini che vedono, sentono (ed aiutano) spettri e affini ce ne hanno raccontate a bizzeffe. Dal cinema ai fumetti gli esempi si sprecano e non mancano neppure i termini di paragone che il personaggio ha con altri eroi dei fumetti. La preoccupazione quindi, al momento dell’approccio con Valter Buio, è quella di ritrovarsi fra le mani null’altro che l’ennesima variazione sul tema, che ripeta pedissequamente topoi conosciuti alla perfezione mancando di stupirci, emozionarci e sorprenderci.

Tanta (troppa) carne al fuoco

La stessa preoccupazione deve averla avuta anche Alessandro Bilotta che, probabilmente conscio delle problematiche insite nel suo personaggio, si adopera per rendere il più possibile interessante e coinvolgente questo numero d'esordio. Purtroppo però l’effetto è quello tipico della "troppa carne al fuoco" che si tramuta in una nuvola fumosa che poco sazia e di poco sa: infatti in questo primo albo abbiamo un assaggio di tutto quello che incontreremo nel corso della serie, solo che questo "tutto" è talmente abbozzato (per motivi di spazio) da rendere davvero poco, e di questo ne risentono soprattutto le tematiche più centrali.
Forse, tale struttura, pesa meno proprio sulla presentazione di Valter Buio e del suo universo. Affascinate psicologo di fantasmi, eroe con macchia e passato misterioso, non convenzionale nei metodi quanto nella vita: raccontato così parrebbe il solito cliché, ed infatti lo è in toto ed è forse per questo che il personaggio, alla fine, un po’ finisce davvero per interessarci. A renderlo più accattivante aiutano anche i comprimari: il "fidato compagno", un istrionico conte/medium con problemi economici e una dolce assistente che da poco pare essersi legata (per ora solo professionalmente) a lui. Manca all’appello la ex moglie presente, in questo albo, più come "fantasma personale" che come personaggio.
Il primo caso al contrario delude e non appassiona. Cesare Rocca muore suicida ed il suo spirito non riesce ad abbandonare il mondo dei vivi. Valter scopre che alla base dei problemi di Cesare c’è la classica famiglia disfunzionale con padre padrone e madre succuba. Ergo nulla di nuovo sotto il sole, con conseguente banale e assolutamente prevedibile svelamento. Di interessante c'è solo il legame che il caso ha con Valter nella parte finale, e la narrazione della catarsi del fantasma.

La prima apparizione di Valter Buio
disegni di Sergio Gerasi

(c) 2010 Edizioni Star Comics

La prima apparizione di Valter Buio<br>disegni di Sergio Gerasi<br><i>(c) 2010 Edizioni Star Comics</i>
L’ambientazione romana è purtroppo, forse, la parte meno riuscita dell’albo. Ci sembra di intuire che Bilotta voglia dare a Roma un ruolo più importante del semplice sfondo (o cornice), rendendola parte integrante del racconto. Una città viva che condiziona e accompagna i suoi abitanti nella vita di tutti i giorni e li tiene stretti a sé anche oltre la morte.
Il problema è che per creare questo legame la sceneggiatura si limita ad inserire belle vedute della città eterna, citazioni più o meno pertinenti (pag.52) ed elucubrazioni al limite del banale (pag.36). Ma per rendere una città viva non è sufficiente parlare di essa o percorrerla in lungo in largo rendendola sempre riconoscibile; bensì è necessario tempo, pazienza e una sottile abilità nella cura dei dettagli e delle emozioni che quella città sa suscitare. Si prenda ad esempio quello che rappresenta Praga per Dampyr oppure, in maniera meno viscerale, Ginevra per Napoleone.
In conclusione, si diceva, il classico colpo di scena. Era più o meno da metà albo che ce lo si aspettava e puntuale è arrivato in tutta la sua prevedibilità. È probabile che i continui e palesi rimandi alla figura del cattivo e al suo ruolo nella vicenda siano stati voluti e forse saranno anche utili alla costruzione della trama orizzontale che accompagnerà la serie da qui in avanti, ma ugualmente l’effetto sorpresa dato dallo svelamento è, purtroppo, pressoché nullo. Nonostante questo il "villain" sembra interessante e capace di fornire buoni spunti aumentando considerevolmente le incognite su Valter Buio.

Disegni e marketing

Ai disegni è apprezzabile il lavoro di Sergio Gerasi. Il disegnatore ha infatti un buon tratto e regge bene al primo impatto risultando godibile per l'intero albo. Sembra però che la gabbia delle tavole gli stia stretta: alcune soluzioni sono forzate e una maggiore libertà dalla sceneggiatura forse avrebbe giovato alla vitalità di alcune scene. Purtroppo l'atmosfera di alcune di queste è deludente, la bicromia è piatta e non aiuta l'immedesimazione ed il coinvolgimento (si prenda ad esempio l’incubo con gli insetti di pag.96 o, ancora, l’incubo a pag.77); escluse infatti due o tre vignette e leggermente la parte finale, per tutto l'albo c'è sempre la medesima "luce".
Nel complesso è ugualmente un buon lavoro e serve alla causa soprattutto per le descrizioni di Roma (anche se un risultato migliore Gerasi lo aveva ottenuto con Milano nel n.1 di Trigger) e per la caratterizzazione dei comprimari, resi interessanti ed espressivi. Degne di nota sono infine alcune inquadrature capaci di dare movimento all’albo.
Rimane comunque il primo impatto con il fumetto a lasciare perplessi. Sia il nome della testata che il disegno di copertina sono davvero poco accattivanti. Ignari di quali dinamiche abbiano portato alla scelta di "Valter Buio" come nome della serie, non possiamo esprimerci con sicura condanna ma rimane ugualmente una certa perplessità in quanto tale scelta risulta tutt'altro che seducente. Il lavoro di Martinello poi, se paragonato ad altre sue tavole (è possibile scorrerne alcuni sul suo blog) è alquanto deludente: la scialba atmosfera data dalla colorazione tendente all’ocra, la carente plasticità della posa e il poco fascino della ieratica figura di Valter Buio incoraggiano davvero poco all'acquisto. Dalla quarta di copertina si intravede però la cover del numero due che sembra invece più interessante e più vicina ai canoni del disegnatore.

Si può dare di più

Nonostante gli innegabili difetti, la banalità dell’idea di base e le lacune del plot, l’albo risulta scorrevole grazie ad una sceneggiatura veloce ed essenziale. Lo stesso personaggio, come già detto, ha dell’innegabile potenziale che non è escluso possa esplodere nei prossimi numeri. I disegni poi, assieme ad una indiscussa passione di Alessandro Bilotta per il genere e per il suo progetto non possono che invogliare ad una seconda possibilità. Scrivere un numero uno, è risaputo, è cosa complicata, per questo la speranza di una serie piacevolmente godibile non è da escludersi (è anzi più che auspicabile viste le premesse di questo albo), nonostante le pecche evidenziate in questa sede. Valter Buio 1, "I morti", di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi, 100 pg. b/n, brossurato, Star Comics, marzo 2010, € 2,70

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