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" Un mondo di mostri "

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Baron Samedi

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Mazza li mostri!
recensione di Giorgio Loi

Quando ci si avventura in un pianeta "oltre i confini dell'universo conosciuto" imbattersi in un buon numero di mostri é il minimo che ci possa capitare. Ma se questi mostri ci ricordano vagamente Vincent Price, Peter Cushing e Marty Feldman allora qualche perplessità é d'obbligo!



TESTI
Sog. e Sce. Stefano Piani    

Classico nel classico. Se già Gregory Hunter è, o pretende di essere, un ritorno al vecchio stile di fare fumetto d'avventura, questo albo rappresenta quanto di più tradizionale, scontato, "già visto" ci possa essere; eppure, proprio in questo trova un certo spunto di originalità. Un alieno naufrago su un pianeta sperduto, novello Robinson Crusoe ma anche potentissimo telepate, dà corpo alle sue fantasie immaginando scenari ispirati ai classici dell'orrore degli anni cinquanta. E proprio in questo scenario si trova immerso Gregory, altro eroe "anni cinquanta" così come è stato concepito dal suo creatore Antonio Serra (che nell'alieno potebbe quindi avere un alter ego). Ecco quindi che la sequenza di banalità, scene scontate e citazioni di cui questo tredicesimo numero è pieno trova una plausibile giustificazione nel finale, essendo esse state partorite dalla mente di qualcuno che voleva coscientemente far rivivere, in una sorta di amarcord, tutti gli archetipi del genere horror.

"Questo albo rappresenta quanto di più tradizionale, scontato, "già visto" ci possa essere; eppure, proprio in questo trova un certo spunto di originalità."
   

Peccato che tutto si esaurisca nello spunto iniziale, indubbiamente interessante ma anche insufficiente a trainare una storia di 94 pagine il cui soggetto è niente più di un collage di situazioni pescate da film arcinoti, mentre la sceneggiatura si limita a incollare i vari spezzoni in modo corretto ma anche banale, prevedibile, eccessivamente lineare (con l'eccezione di un guizzo di fantasia nel finale, quello della "morte" di Badger: troppo poco, comunque).



DISEGNI
Onofrio Catacchio    

Catacchio non ha sicuramente un tratto di facile digeribilità: deformato, grottesco, quasi caricaturale, molto "carico" (pieno, cioè, di neri). Non ci piace assolutamente su una serie come Nathan Never ma lo troviamo più a suo agio nell'universo semi-serio di Gregory. Ovvio che, dato il suo stile, la sua interpretazione di Badger sia molto più convincente di quella di Gregory ma, nell'insieme, il risultato è più che accettabile.

Intendiamoci, siamo lontani anni luce dal tratto oleografico, e nel contempo esteticamente affascinante, di una Pianta o una Platano, eppure le forzature di Catacchio qui rendono un buon servizio alla storia, "nera" e comica allo stesso tempo. Certo, in qualche caso si fatica a mandare giù certe "libertà" (per esempio, il fatto che madre e figlia siano disegnate come due coetanee e che quasi si fatichi perfino a distinguerle) ma il giudizio complessivo è senz'altro positivo.



GLOBALE
 

La copertina parte da un'idea interessante, ossia i mostri degli anni cinquanta riprodotti in bianco e nero come se posassero per una foto d'epoca, ma la realizzazione è mediocre, ben al di sotto di altre copertine che l'autrice ha realizzato in passato (e anche in futuro, vista l'anteprima del n.14).

Complessivamente una storiella di riempimento, nata da un'idea interessante ma non sviluppata adeguatamente. Dimenticabile.


 

 


 
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