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" Sotto il ponte
di pietra "


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Praga


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I fantasmi di Praga
recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Caleb è bello come un demonio, Nikolaus è un simpatico signore di mezza età. Eppure Caleb è il Rappresentante della Legge, del Bene, e risponde al nome di Camael - nome da angelo del Signore -, mentre Nikolaus sta con un’"altra squadra", come dice Caleb. Forse è il Diavolo, Nikolaus, se quel "Nik" con cui prende a chiamarlo Harlan non è solo un effetto dei fumi etilici ma riecheggia il popolare nomignolo inglese dell’Avversario: Nick.

Caleb e Nikolaus si contendono l’alleanza di Harlan Draka, il Dampyr; e nel farlo, non si fanno scrupolo di sfruttarlo per regolare i conti con un problema comune vecchio di secoli.

"Caleb e Nikolaus: due consumati attori per un palcoscenico di effetto"
   
Caleb e Nikolaus sono uomini di teatro, e la loro contesa si svolge su un palcoscenico d’eccezione: Praga. E si svolge in modo teatrale. I personaggi recitano tutti sotto l’accorta regia dei due vecchi e sapienti capicomici, manovrati come i burattini che accolgono Harlan al Teatro dei Passi Perduti, mentre i fili dei due marpioni li tira Mauro Boselli, divertendosi un mondo, immaginiamo. L’unico personaggio che sfugga di mano sia a Boselli che a Caleb e Nikolaus è la città stessa. Praga: il Golem, la Magia. Pare inevitabile. E forse è un po’ troppo visto ed abusato. Tuttavia, la città sfugge al suo Creatore ed ai suoi Controllori per fabbricarsi un’atmosfera propria, per prendere vita più e meglio del Golem, la cui rinascita è risolta in modo che appare troppo affrettato. Praga gigioneggia, istrionica. Luca Rossi (del quale sarà un piacere parlare tra poco) le mette a disposizione vicoli bui, angoli nascosti, anfratti umidi, nebbie, vecchi ponti, misteri.... tutti i belletti necessari alla matura ma splendida star per sfolgorare in tutto il suo atmosphere-appeal. E lei, civetta, non si sottrae: la lunga sequenza nel vecchio ghetto rimaterializzato dal rituale negromantico di Comenius seduce il lettore con la sua atmosfera di decadente sensualità.

Dove Boselli manca un po’ il bersaglio, è nel sovraffollamento di temi e personaggi secondari, quasi volesse "soffocare" a bella posta il lettore, inondandolo di sensazioni, emozioni, storie piccole e minime. Zrcadlo, Lenya, i fantasmi. La leggenda di rabbi Loew, la leggenda dell’Ebreo Errante, Asswerus. Asswerus che "presta" la sua anima al Golem, poi la sua anima viene sostituita da quella di Babinsky, l’assassino di Praga.

"Storia sovraffollata di personaggi, per una sceneggiatura che però tiene botta"
   
Tanti temi, forse troppi; anche se da questo incredibile crogiolo Boselli tira fuori una sceneggiatura coerente, giocata sul doppio binario dell’atmosfera magica e teatrale di Praga e sul duetto di Caleb e Nikolaus, vecchi nemici abituati a farsi la forca l’un l’altro, e decisi a conquistare l’appoggio del Dampyr.

Il Male e il Bene, ma ambigui di un’ambiguità intrigante: nonostante la sua apparente freddezza Caleb sa essere uomo di mondo e persona simpatica, mentre la simpatia del caro, vecchio Nikolaus non riesce a nascondere del tutto un angosciante senso di pericolo.



DISEGNI
Luca Rossi    

Luca Rossi, si diceva. Gli calza come un guanto, questa storia.

Dai suoi disegni emana un senso di arcano e meraviglioso, e la gran parte del merito dell’atmosfera "magica" dell’albo spetta a lui. Rossi gioca da maestro con la luce, traendone una città espressionista, dove buio e luce, nero e bianco, si scontrano con forza disegnando figure allucinate, volti lividi, contrasti forti, ricchi di suggestioni. E d’altra parte sa anche creare effetti di ovattata morbidezza che stemperano l’inquietudine del lettore, pur senza placarla del tutto. Quelle sue nebbie così soffici nascondono il pericolo, ma non lo eliminano. Alberto Breccia è presente in spirito.

"Luca Rossi non sbaglia una scelta stilistica che sia una"
   
Ogni scelta è quella migliore. Ogni vignetta è curata nei particolari, ogni inquadratura è studiata con attenzione. E i dettagli si fondono armonicamente in un insieme coerente: l’artista non si limita al bel disegno, ma racconta la storia al meglio. Rossi procede per quadri successivi, variando la resa del suo pennello di quel tanto che serve alla scena. Il bosco, alle pagg.8-10 pare uscire da un racconto di favole; poi ci si ritrova nella birreria fantasma, con quell’atmosfera sospesa tra la civetteria intellettuale e il ricordo dei bei tempi andati, quei volti che appartengono a un’umanità antica.

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Il ghetto di Praga
disegno di Rossi, (c) 2000 SBE
   
Prosegue quindi il viaggio, e si arriva al Teatro dei Passi Perduti, dove l’artista dispiega una fredda eleganza, una pulizia estrema del tratto: è il "tema di Caleb", come prima era il "tema di Nikolaus". Qui il contrapporsi dei volumi di luce ed ombra si fa ricerca dell’equilibrio della tavola e Rossi opera per separazioni nette, che però si fondono nell’economia della vignetta. Un’atmosfera "cattiva" pervade la scena ambientata nella Puppenklinik del negromante Comenius: quel mondo di bambole prigioniere comunica angoscia, come se le anime rinchiuse in quei piccoli corpi inanimati potessero trasmettere la loro sofferenza e farne partecipe il lettore. E’ però nella lunga sequenza ambientata nel vecchio ghetto di Praga che Luca Rossi dà il meglio, sin dalla grande vignetta introduttiva di pag.60, con quella prospettiva falsata, quell’inquadratura disturbante delle case del ghetto che trasforma il godimento estetico del lettore in disagio spirituale: siamo pronti ad accompagnare Harlan nei meandri di una città morta eppure abitata da presenze malsane, vecchie di secoli e che pure non si rassegnano al proprio destino. Rossi insiste giustamente nel forzare l’architettura delle case (pagg. 64,66-68) aumentando il senso di distorsione della realtà e l’angoscia del lettore.

"Rossi finisce dove aveva cominciato, in un circolo perfetto..."
   
Le soluzioni adottate in precedenza si fondono, si alternano, si rincorrono; predomina il "tema di Nikolaus", che novello Virgilio introduce Harlan in quel particolare inferno in terra: le soffici atmosfere nebbiose si fanno stregate da fatate che erano, la danza dei volumi di luce si fa frenetica, "cattiva"; fino all’apoteosi finale della grande vignetta di pag.95 che conclude circolarmente la narrazione: Rossi torna alla rappresentazione grafica delle case del ghetto, ma quanto diverse quelle vignette! A pag.60 il deformarsi dell’architettura avverte il lettore ed Harlan che ci si sta per inoltrare in una terra di inganni e di pericoli, e tuttavia l’inquadratura fugge verso l’esterno, la luce si allarga dal cuore della vignetta verso i suoi bordi: è un messaggio di speranza. A pag.95 la città si richiude malevola sull’intrappolato Comenius, le case si ripiegano in una prospettiva follemente distorta, il cuore di luce della vignetta è soffocato dal nero incombente delle case: la rappresentazione è finita, il sipario cala sul malaccorto mago e su una prova d’artista che speriamo di rivedere presto.



GLOBALE
 

Delude la copertina di Enea Riboldi che dei toni ora magici, ora cupi, ora inquietanti e ora stranianti della storia non coglie che la figura del Golem, l’elemento più brutale (almeno per come egli lo disegna).

Dampyr arriva così alla sua quinta storia, troppo presto per tentare un - anche provvisorio - bilancio. Si confermano però le alte potenzialità della serie, mentre Harlan dimostra di poter funzionare anche senza due ottime spalle come Tesla e Kurjak.
 

 


 
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