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" Il Teatro dei
Passi Perduti"


TESTI
Mauro Boselli
DISEGNI
Maurizio Dotti

Offenbach tra realtà e fantasia

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recensione di Guido Del Duca

Un evento. No, non il ritorno alle atmosfere praghesi a breve distanza dall'ultima volta, il vero evento è la rappresentazione al Teatro dei Passi Perduti per sancire la tregua tra i Vip delle due forze in eterna lotta, il Bene e il Male.
Una tregua di cui Mauro Boselli non ci spiega nè le motivazioni nè l'origine, e questo chiarisce subito un fatto: questa storia, slegata dalla continuity, vuole essere un piacevole divertissement, e lo è per una buona metà.

L'autore si diverte a costruire una situazione che è all'opposto di una normale storia d'avventura, con la preparazione della rappresentazione teatrale, Caleb nei panni di regista e i nostri eroi in quelli di assistenti.

"L'autore si diverte a costruireunsituazione all'opposto di una normale avventura"    
La scena, in senso letterale, è per gli artisti, tutti ben caratterizzati (chi più chi meno), le cui schermaglie da commedia anni '30 occupano buona parte dell'albo
Poi però il meccanismo perde colpi, quando si comincia a fare sul serio ed entrano in scena prima Samael, che spasima per Tesla, combattuta tra la fedeltà alla 'squadra' e il fascino del principe dei seduttori, poi Nergal che tenta di violare la tregua, e infine angeli e demoni vari, nuovi inviati dall'iInferno e il ritorno degli Amesha di Boston, per la verità abbastanza superfluo.

Una quantità di sottotrame, personaggi e dialoghi a volte troppo prolissi che finiscono per accavallarsi in una sceneggiatura che nella parte finale perde ritmo, indecisa fra l'atmosfera delle prime pagine e la concitazione delle ultime. Il finale è quantomai confusionario, con tutti i personaggi in scena, in un sovraccarico di eventi che però si risolvono in poche vignette, e in maniera non sempre chiara.
Ma in fondo, come per i protagonisti, anche per il lettore la messa in scena è una specie di sogno, cui non chiedere troppe spiegazioni.

Molto buona la prova di Maurizio Dotti, che per la prima volta abbandona l'avventura tout-court e si occupa di Praga. E il suo voto è necessariamente la media tra il 7 che meriterebbe per i disegni in quanto tali, e il 5, per l'adattamento dei medesimi disegni all'ambientazione praghese.
Il disegnatore fatica un po' a calarsi in queste atmosfere, soprattutto le prime tavole sono troppo spoglie, quasi non si riconosce la città ammirata nei disegni di Luca Rossi ma anche di Nicola Genzianella. Poi, man mano che si prosegue, Dotti comincia ad adattarsi e le cose migliorano decisamente. Molto bene le tavole della rappresentazione teatrale, un po' meno bene nella rappresentazione di mostri e spiriti, decisamente efficaci le espressioni dei protagonisti, mentre i personaggi praghesi (Nikolaus a parte) sono troppo difformi dalle precedenti raffigurazioni.
In ogni caso, Dotti dimostra di aver superato il difetto imputatogli nelle precedenti prove, ovvero una sostanziale disomogeneità del tratto.

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Il compositore Jacques Offenbach in una foto d'epoca e in un disegno di Maurizio Dotti
(c) 2004 SBE

Un voto non particolarmente alto per una storia come questa, sospesa in una sua perfezione formale, ma troppo fredda, priva di mordente, quasi un esercizio di stile, anche se piacevole, con cui l'autore vuole mostrare la sua bravura e la sua erudizione.
La copertina di Enea Riboldi, con i suoi colori troppo accesi, la mancanza di attinenza con l'atmosfera soffusa e onirica dell'albo, ma soprattutto la poca cura con cui sono stati tratteggiati il volto di Harlan e le decorazioni del teatro, non può contribuire, se non in negativo, al voto globale.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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