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"Il conte Magnus"

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Pagine correlate:

L'amore ai tempi dei vampiri
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Nel presentarci quest'albo, Boselli si premura di indicarci il suo modello di riferimento nello scrittore Montague Rhodes James, maestro assoluto del genere letterario del ghost story. Scopo dichiarato di questa storia è dunque far sperimentare al lettore la paura, il sentimento che, in assoluto, i racconti di James meglio veicolano nel lettore.

La scommessa, naturalmente, è resa interessante dalla differenza tra i media di cui James e Boselli si servono. Se nel caso del racconto l'abilità dell'autore sta nella capacità di solleticare l'immaginario orrorifico del lettore, nel campo del fumetto grandi responsabilità sono messe sulle spalle del disegnatore, la cui collaborazione con lo sceneggiatore deve essere totale.

Purtroppo questo tentativo di adattare le atmosfere dello scrittore inglese all'universo vampiresco della serie funziona solo a tratti. La storia inizia molto bene: il prologo è ben scritto e, cosa veramente meritevole, riesce a produrre una discreta tensione, generata dalla coniugazione tra le aspettative del lettore (che, sulla base delle proprie conoscenze dell'horror più tradizionale, immagina a quale pericolo il protagonista stia andando incontro) e l'effettivo svolgimento della sequenza, che si avvale di inquadrature intelligenti e disturbanti (si vedano le vignette inferiori delle pp.12 e 13).

Con l'ingresso in scena di Harlan e il conseguente inizio della vera e propria vicenda, la sceneggiatura perde invece immediatamente brio e ritmo. Boselli questa volta delude soprattutto nel campo a lui più congeniale, quello della caratterizzazione dei protagonisti e dei comprimari: Astrid ad esempio è in realtà una figura piuttosto convenzionale, le cui apparenti stravaganze rappresentano più che altro i tradizionali sfoggi di cultura dell'autore (si prendano come esempio le poesie soventemente recitate dalla ragazza).

Un poco sconcertante appare poi lo sviluppo dell'altro motivo principale della storia, rappresentato dall'approfondimento dei sentimenti di Tesla per Harlan. Il tema pare infatti trattato con superficialità, soprattutto in riferimento alla qualità dei dialoghi, in bilico tra lo stereotipo (le ripetute frecciatine di Tesla alla bella restauratrice ricalcano leziosamente un certo modello di donna aggressiva) e il patetico (si veda il dialogo di pp.80-81).

Poco convincente anche il finale, che nello spazio di pochissime pagine è costretto a condensare, oltre alla lotta tra Harlan e il conte vampiro, tutte le spiegazioni in merito alla dinamica della vicenda. In particolare ci saremmo aspettati maggior enfasi sulla sfortunata storia d'amore tra Magnus e Lucretia, tematica che avrebbe meritato sicuramente approfondimento (qualche flashback della loro convivenza alla corte della regina di Svezia, ad esempio).



DISEGNI
Marco Torricelli    

Si è parlato sopra delle responsabilità affidate al disegnatore nello scrivere una storia come questa, dove la ricerca dell'atmosfera e dell'emozione sono primarie per la riuscita dell'albo. Torricelli, in vacanza da Zagor, si rivela l'uomo giusto, sfoderando una prova strepitosa.

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Paesaggio norvegese.
Disegno di Torricelli, (c) 2001 SBE
   
Va subito detto che, se la storia lascia nel complesso un buon ricordo, il merito è soprattutto dei disegni, capaci, sin dall'esordio, di catalizzare l'attenzione e la concentrazione del lettore. L'autore si serve di un tratto dettagliatissimo, spesso finemente cesellato, capace di raggiungere effetti quasi impressionistici (si veda a lato). Colpisce l'abilità dell'autore di tirare sempre fuori il meglio da ogni inquadratura attraverso lo studio attento del taglio e della visuale.

Alcune vignette si segnalano proprio per la particolarità della soluzione visiva: si prendano ad esempio alcune prospettive mozzafiato come quelle di p.61 e p.13, o l'inquietante immagine centrale di p.44. Un lavoro che evidenzia dunque, al di là dell'ottima padronanza dei corpi, un'eccellente consapevolezza delle tecniche cinematografiche, almeno per quanto riguarda il genere horror.

Un difettuccio? Tra tanti personaggi ben caratterizzati, Tesla appare decisamente la meno convincente, soprattutto per quanto concerne la gamma espressiva. Una pecca che non preclude comunque la valutazione più alta ad un'opera capace di emozionare il lettore (e il critico!).



GLOBALE
 

Copertina che riassume bene gli elementi della storia, ma disegnata maluccio. Va detto comunque che Riboldi è in decisa crescita rispetto ai suoi mediocri esordi.

Spesso si parla di belle storie rovinate da disegni non all'altezza. Ogni tanto capita anche il contrario... ;-)
 

 


 
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