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" Il fiore d'ombra "

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Ri-ditelo con un fiore!
recensione di Luigi Ferrini



TESTI
Sog. e Sce. Pasquale Ruju    

Un'idea di fondo molto interessante: un fiore che dona ai morti un "ultimo desiderio", tornare in vita per un breve periodo per portare a compimento un'ultima cosa, invece di vagabondare per anni in un limbo per lo struggimento di non esserci riusciti. Niente di originalissimo, intendiamoci, ma comunque nuovo per Dylan, e soprattutto perfetto per dare una interpretazione "poetica" del ritorno dalla morte. A nostro giudizio, però, Ruju riesce solo in parte nel tentativo: il dipanarsi della storia appare forzato da troppi fattori (ad esempio, l'assurda mania del killer di portare fiori sulle tombe delle proprie vittime, oppure lo scettico Bloch che chiede consulenza a Dylan); i personaggi non hanno, inoltre, sufficiente carica da farsi ricordare (siamo di fronte allo stereotipo del killer maniacale, come a quello, non meno abusato, della ragazza misteriosa che nasconde un terribile segreto); poi, la risoluzione finale è troppo semplicistica, sebbene molto poetica.

"i personaggi non hanno sufficiente carica da farsi ricordare"
   
In termini di sceneggiatura, comunque, la qualità sale lievemente; l'incipit promette molto, infatti, con la bella serie di scene aperte ciascuna dalla descrizione di un diverso fiore (per chiudersi su Dylan, in una carrellata molto cinematografica). Peccato che il dipanarsi della trama finisca troppo spesso per essere caotico e un po' incoerente, specialmente nei dialoghi e nelle sequenze di indagine.



DISEGNI
Montanari e Grassani    

Colonne portanti di Dylan fin dagli esordi della serie, Montanari e Grassani sono i veri "stakanovisti" del disegno, con un media di produzione altissima (alla quale si devono aggiungere tutte le produzioni di Montanari in coppia con Piccoli, sia per Bonelli che per altri editori). La qualità dei disegni, in definitiva, non è così eccelsa come potrebbe, ma neppure cala mai vistosamente di tono. Montanari e Grassani sono una sicurezza: i loro disegni sono sempre statici, poco espressivi, troppo squadrati, ma al contempo non lo sono mai eccessivamente. Anzi, sono dettagliati nei fondali, immediati nella lettura delle vignette, quasi angoscianti negli ossessivi chiaroscuri. Forse poco evocativi, poco onirici, in definitiva poco adatti a questa storia. Ma comunque validi; voto di mezzo, 3, per giustizia.



GLOBALE
 

La copertina, relativa a questa storia, è veramente bella, nella stupenda colorazione di Angelo Stano. Decisamente questa, delle tre storie dell'albo, si presenta come la migliore. In generale, comunque, non concordiamo granché con il giudizio espresso da Sclavi in seconda di copertina sulla qualità dell'albo.
 

 


 
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