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" La saggezza dei morti"

TESTI
Michele Medda
DISEGNI
Giovanni Freghieri

La festa dei morti

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Life is what happens to you while you're busy making other plans (John Lennon)

Parla con me
recensione di Daniele Calandra

I morti compaiono in sogno e ci dicono i numeri vincenti del lotto, predicono il futuro, ricordano ciò che è stato dimenticato, oppure risorgono, nel giorno dell'Apocalisse, o in un film di Romero o in un albo di Dylan Dog.

L'indagatore dell'incubo ha affrontato i morti sin dal suo primo albo, e nel corso delle sue storie quelli sono sempre stati molto presenti se non onnipresenti: la sua nemesi è proprio un necromante (Xabaras) e i morti sono addirittura la metafora di un rimosso psicanalitico, esistenziale, nella prospettiva antiborghese che è propria del "Dylan" più ortodosso.

E "La saggezza dei morti" è certo un "Dylan Dog" molto ortodosso e "sclaviano" in un periodo in cui la Barbato spadroneggia: c'è il freak (il guardiano del cimitero), l'inversione (in questo caso i vivi e i morti) e l'espediente magico-poetico che regge l'insieme. C'è la società che ha perso la sua saggezza.

L'etica o la saggezza sono sempre al centro dell'attenzione di Medda che mette insieme i vivi e i morti, almeno in senso lato: il moralismo dei "buoni", la speranza e un certo cinismo che sa di morto, di carogna. Una novità è che questa volta è meno acido del solito.

Gioca sui luoghi comuni. Il lettore/Dylan Dog si aspetta che Lowhill sia un paesotto? Al contrario: è piena di vita, frenetica, pulsante, giovane. Il cimitero? Molto ordinato e riposante. La ragazza a cui in teoria Dylan Dog dovrebbe accompagnarsi non ha mai tempo, presa com'è da un vortice di impegni. A Lowhill nessuno ha mai tempo: cercano di vivere nel modo più intenso, corrono, di situazione in situazione: Lowhill è, naturalmente (per intriso metaforico), la nostra società ipercompetiva, che non tollera i tempi morti (il ragazzo balbuziente), e tanto più uno cerca di adeguarsi a un ritmo sempre più frenetico tanto più muore dentro.

"La storia ha un impianto pedagogico come capita quando i morti sono al centro della scena.."    

La vita si rovescia nella morte: la rivelazione è questa. Cosa vogliono i morti in questa storia? Sin dal titolo molto suadente, "La saggezza dei morti", si è invitati a farsi questa domanda. La storia ha un impianto pedagogico come spesso capita quando i morti guadagnano il centro dell'attenzione ("Spoon River", "I dialoghi dei morti" di Luciano...): ora sono alla ricerca del loro tempo perduto.

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La ricerca del tempo perduto
disegni di Giovanni Freghieri
(c) 2005 SBE
   
 
La parola è all'origine dell'evocazione dei morti e del riemergere del rimosso che rappresentano proprio loro e che caratterizzò anche la loro vita. Chiedevano solo attenzione. Il finale della storia sorprende perché sorprende la trovata che ha permesso a Medda di resuscitare i morti e la chiusura è ottima (la morte dello psicopompo).

I tempi narrativi sono ottimi, la lettura piacevole, il tono molto leggero. Ma l'uso delle metafore, che a suo modo è appropriato, risulta anche didascalico: tutto si legge come una metafora e, pur apprezzandone la struttura razionale, quasi con distanza.

I bianchi di Freghieri sposano bene la lievità dei testi. I disegni non sono particolarmente espressivi ma di certo armonici, puliti ed eleganti. I suoi personaggi sempre molto belli, le donne bellissime, e contribuiscono a creare quella patina di irrealtà che lo accompagna sempre: questo è un pregio di Freghieri ma alle volte anche un suo difetto, come in questo caso.

Perché "La saggezza dei morti" è una storia molto elegante ma anche molto leggera: è così per il modo stessa in cui è stata pensata. Ed è fredda: per i disegni armonici di Freghieri e per la razionalità con cui è scritta. Così tutti i suoi pregi si accompagnano ad una certa mancanza di mordente.

Vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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