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" L'uccisore di mostri"

TESTI
Pasquale Ruju
DISEGNI
Pietro Dall'Agnol

Come spegnere un rogo

Pagine correlate:

Più una gitarella fuori porta che una trasferta.

Monsieur Dog
recensione di Cristian Di Clemente

L'indagatore dell'incubo non è mai stato un giramondo e le sue trasferte fuori dal regno di Sua Maestà, in 18 anni di servizio, si riducono a rarissimi viaggi in America (n.18 e Gigante 5c), Italia (Venezia nei n.126 e n.184 e Buffalora in poche vignette dello Speciale 3), Germania (n.3), India (n.41) e Africa (forse solo in sogno, nel finale del n.102). Ecco quindi che, in attesa di scoprire se il team-up tra Dylan e Napoleone del prossimo luglio si svolgerà nella patria adottiva dell'albergatore (Svizzera), la trasferta in Francia già da sola destava un certo interesse per "L'uccisore di streghe", che diventava qualcosa di più se nella copertina viene piazzato il simbolo della capitale francese. L'ignaro lettore che non abbia letto la presentazione dell'albo sul sito della Bonelli o che non abbia sbirciato nell'Horror Club prima di pagare l'edicolante, non può sapere, tuttavia, che la copertina è a dir poco ingannevole. Anche Groucho, a modo suo, si lamenta a pag.36 ("Come? Non passiamo neanche da Parigi a vedere il Colosseo?"). Con l'interesse per l'albo ormai dimezzato, la delusione è ancora più cocente scoprendo, pagina dopo pagina, che nulla sarebbe cambiato se l'episodio si fosse svolto in una qualsiasi zona del Galles o della Scozia, per una classica gitarella fuori porta, anziché nell'immaginario paese francese di Beauport.
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Un salvataggio poco ortodosso
disegno di Pietro Dall'Agnol (c) 2004 SBE

"...un ciondolo che, al collo dell'indagatore dell'incubo, ricorda, in una sorta di gemellaggio, la sacca della medicina di Magico Vento"    
Venendo all'episodio in sé, abbiamo un mix di elementi noti: la richiesta d'aiuto da parte di una ragazza conosciuta o amata in passato ed un serial killer di streghe o comunque persone da "purificare". Di novità abbiamo, invece, un'impostazione più moderna (le streghe sono giovani studiose dell'occulto con un loro sito internet, più simili a quelle emerse in televisione o in edicola negli anni recenti anche se senza particolari poteri, non certo le vecchie sulla scopa omaggiate in copertina) ed onirica, con Dylan e Véronique in contatto tramite un ciondolo che, al collo dell'indagatore dell'incubo, ricorda, in una sorta di gemellaggio, la sacca della medicina di Magico Vento (anche Dylan, come lo sciamano bianco creato da Manfredi, crolla svenuto al termine delle visioni).

La trama si svolge in maniera ordinata sino alla sua conclusione, con qualche passaggio forzato qua e là (vedere la scheda della storia) e con una narrazione più incentrata sulle indagini, mischiate al sogno e alle visioni, piuttosto che sulla caratterizzazione dei vari personaggi (le "sorelle di Beauport" Véronique e Sandrine ed i poliziotti Rochefort e Granger), poco interessanti e più che altro funzionali alla storia. Buono il colpo di scena sull'identità del serial killer e la sottotrama sul tentativo infruttuoso di cambiare il proprio destino, che aggiungono una nota triste e malinconica al finale, con Dylan che non riesce ad evitare la morte della persona che doveva salvare.

"...uno stile sempre più raffinato e sintetico ma, nel contempo, non del tutto immediato o di facile lettura"    
Pietro Dall'Agnol, al suo secondo ritorno sulle pagine della serie in quasi otto anni, conferma l'evoluzione del suo tratto verso uno stile sempre più raffinato e sintetico ma, nel contempo, non del tutto immediato o di facile lettura. Uno stile dai netti contrasti in bianco e nero, con personaggi sempre ben riconoscibili ed espressivi anche con una quantità irrisoria di linee. Ad un esame per singola vignetta, il suo tratto può sembrare spoglio e approssimativo nei dettagli o negli scenari ma, durante la lettura in sequenza, questo stile semi-onirico si rivela efficace e funzionale al mezzo di comunicazione "fumetto", con la mente del lettore che va a colmare quello che non si vede, cosa che con colleghi "certosini" dal tratto più realistico o dettagliato non è possibile (anzi, se manca qualcosa nella vignetta, lo si nota subito ;-)). Semplicemente, un modo alternativo di raccontare per immagini. Solo rare vignette (come la quarta di pag.93 col primo piano di Véronique) ci suggeriscono che la mano del disegnatore è la stessa del giovanotto che realizzò, quindici anni fa, "Il buio" (n.34).

Bella la copertina di Angelo Stano, peccato solo che con la storia non c'azzecchi proprio nulla ...
 

 


 
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