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" Nebbia"

TESTI
Paola Barbato
DISEGNI
Bruno Brindisi

Nebbia nel parco

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Per essere giusti è sufficiente non fare del male? Ed è sempre giusta la giustizia?

Nessuno è innocente
recensione di Cristian Di Clemente

Uno dei crimini più odiosi (la pedofilia, tra l'altro mai nominata nella storia) scatena una Giustizia con la G maiuscola, che non distingue tra carnefici e testimoni che hanno preferito tacere. Non hanno importanza le motivazioni di questi ultimi (la fretta, l'indifferenza, l'amore per il quieto vivere come dice Dylan), né se chi sapeva è sempre stata una brava persona attiva nel volontariato. Una giustizia "spietata", molto discutibile secondo la nostra mentalità "civile", che si riconduce ad un'idea assoluta di "giusto": se qualcosa esce dai binari non è consentito lavarsene le mani. Lo stesso Dylan si chiede, nell'ultima tavola, se ha fatto la cosa "giusta", nella consapevolezza che, comunque, "giustizia" è stata fatta.

Queste considerazioni emergono da un soggetto che, apparentemente incentrato su un solo aspetto (persone scomparse nel parco), mescola in realtà due piani di racconto, ben intrecciati: le mosse di un assassino ed una Natura giustiziera. Una soluzione, quest'ultima, di comodo ma di grande effetto.

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Giustizia
disegno di Bruno Brindisi (c) 2003 SBE

La sceneggiatura è sufficientemente scorrevole e mantiene costante l'interesse per tutto l'albo. Paola Barbato è molto attenta alle caratterizzazioni e relazioni interpersonali del classico trio di protagonisti (Dylan, Bloch, Groucho), mai aridi di personalità e vitalità. Il baffuto assistente, in particolare, pur essendoci poco, lascia il segno: dalla folle sequenza che apre l'albo (da antologia) al suo comportamento nel parco in cui Dylan è scomparso.

"L'indagatore dell'incubo è [...] cosciente di avere un ruolo analogo a quello di un prete che accompagna il condannato a morte al patibolo. "    
L'indagatore dell'incubo è, da un lato, sofferente e debole per l'essere uscito dal coma e, dall'altro lato, cosciente di avere un ruolo analogo a quello di un prete che accompagna il condannato a morte al patibolo. Un compito che assolve chiedendosi "perché proprio io", obbligato dalla Giustizia della Natura, pena subire la stessa sorte degli altri. Un compito che, già difficile di per sé, per Dylan lo è in maniera doppia, poiché il colpevole è Barry, l'uomo che lo ha assistito e rimesso in piedi dopo il coma.

Barry, fisioterapista, è simpatico e guascone, assassino con orribili colpe ma non un sadico. Purtroppo la sua preponderante presenza nella seconda parte della storia insinua il dubbio della colpevolezza anche al più distratto dei lettori.

Bruno Brindisi confeziona la consueta prova di classe nella rappresentazione di emozioni ed espressioni dei visi (la debolezza fisica nella quarta vignetta di pag.53, l'impotenza e la disperazione nella seconda di pag.80, l'orrore nella quarta di pag.81). Il suo tratto, pulito e realistico, in questo episodio supera brillantemente il limite dell'eccessiva solarità che, in passato, ha condotto a prove ottime dal punto di vista tecnico ma scarse di emozioni e fascino per chi legge. In "Nebbia", invece, i chiaroscuri e le sfumature grige hanno reso, con grande efficacia, le suggestioni della nebbia (pag.5, 28, 46-47, 97) e di altre situazioni oniriche (pag.48-51).

Bella ed affascinante anche la copertina di Angelo Stano, dopo quella veramente scialba del n.205, "Il compagno di scuola".
 

 


 
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