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" Il numero duecento"


Pagine correlate:
Controrecensione

Un gioco con i lettori più affezionati...

A celebration
recensione di Cristian Di Clemente



TESTI
Sog. e Sce. Paola Barbato
   

Il soggetto del duecentesimo albo di Dylan Dog, incentrato sul suo passato da alcolizzato e sull'esordio come indagatore dell'incubo, è semplice e poco originale, dato che mancano autentiche sorprese rispetto a quanto già conosciuto. L'obiettivo di questa celebrazione è, infatti, vedere il mondo di Dylan Dog, come lo conosciamo da anni, partire da zero e svilupparsi pagina dopo pagina. Le sorprese dell'albo non sono, quindi, le idee in quanto tali ma scoprire come i vari elementi già conosciuti si incastrano tra loro come pezzi di un puzzle: un gioco con i lettori più affezionati, quelli che, negli anni d'oro del personaggio, conoscevano a memoria il contenuto dei suoi albi.

"L'obiettivo di questa celebrazione è [...] vedere il mondo di Dylan Dog, come lo conosciamo, partire da zero e svilupparsi pagina dopo pagina."    

Il coinvolgimento dei personaggi protagonisti della serie è forte, in particolare quello dell'ispettore Bloch, del quale conosciamo una famiglia della quale non abbiamo mai saputo nulla e l'origine del suo rapporto quasi paterno con Dylan. A spiegare troppe cose si corrono, tuttavia, dei rischi. Così, se il rapporto tra Dylan e Bloch convince, quello tra Dylan e Groucho lascia un po' a desiderare: la figura dell'assistente baffuto assume credibilità, in questo albo, soltanto se si pensa a lui come ad un angelo custode che aiuta Dylan, che non conosce, nel suo momento più difficile. Il passo con la fatidica domanda "E' veramente necessario, dopo molti anni, dover spiegare rapporti e relazioni che il lettore reputa consolidate?" è breve, ma queste considerazioni possono essere fatte in un discorso che riguarda la totalità della serie e non il singolo albo.

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Uaaaarrrgh!
disegno di Bruno Brindisi (c) 2003 SBE

Le caratterizzazioni psicologiche sono efficaci: angoscia e autodistruzione per Dylan, sofferenza per Bloch. Groucho non è soltanto l'inarrestabile spara-battute, ma sa anche essere serio (vedere la tavola d'indagine, senza parole, di pag.51) e amico fidato (vedere il suo metodo per far smettere Dylan di bere). Le vicende del trio di protagonisti si alternano a quelle di Virgil, figlio di Bloch, con una brillante sceneggiatura dal taglio cinematografico e con i passaggi da una situazione all'altra spesso segnati da collegamenti intuitivi (per es., pag.32-33 oppure pag.41-42). Segnaliamo anche, a pag.7, la vignetta finale, dallo sfondo bianco con le sagome nere di Dylan e Bloch che si fissano, una soluzione di forte impatto che sottolinea il grande legame tra l'old boy e il vecchio ispettore.

Paola Barbato si districa con abilità nelle numerose spiegazioni contenute nell'albo, e strizza l'occhio al lettore mostrando alcuni work in progress (le definizioni sul mestiere di Dylan, la sua tariffa, la targhetta della porta). Anche se, a dire il vero, è sembrato un pò eccessivo il ruolo di Hamlin nell'arredamento dell'ufficio di Dylan: d'accordo sul galeone, ma il diario (con penna d'oca inclusa) e il campanello appaiono eccessivi.



DISEGNI
Bruno Brindisi    

Bruno Brindisi conferma la sua abilità nel fare esprimere emozioni ai suoi personaggi con gli sguardi (vedere, solo a titolo di esempio, il delirio di Virgil nell'ultima vignetta di pag.15, le riflessioni serie di Groucho a pag.51, ultima vignetta, lo smarrimento di Dylan e poliziotti nella quinta vignetta di pag.95). Molto precise e ben dettagliate le varie ambientazioni, che rappresentano una "normalità" quasi desolante. Non mancano comunque sequenze visionarie, tutte riguardanti Virgil (personaggio graficamente ispirato al Zanardi di Andrea Pazienza), in cui il ruolo di Brindisi è fondamentale per far provare un brivido d'angoscia al lettore: segnaliamo, in particolare, la claustrofobica tavola di pag.10, che contravviene alla suddivisione delle vignette in riquadri regolari, come per sottolineare le gabbie che avvolgono l'anima di Virgil.

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Virgil... o Zanardi?
disegno di Bruno Brindisi (c) 2003 SBE
disegno di Andrea Pazienza (c) 1980 Andrea Pazienza

Efficace l'effetto lifting per l'ispettore Bloch (all'epoca degli eventi narrati e durante l'infanzia di Virgil). Dylan e Groucho, invece, sono esattamente come li vediamo ogni mese e non mostrano segni di ringiovanimento. Va beh che i protagonisti dei fumetti non invecchiano mai, però... :-)



GLOBALE
 

La bella cover di Angelo Stano (ma quello sfondo era proprio necessario?) saluta l'esordio, in copertina, dei fidi Groucho e Bloch, così importanti nella serie dell'indagatore dell'incubo e nella sua vicenda personale.

Il centesimo numero di Dylan Dog aveva "massacrato" buona parte di quello che i lettori pensavano di avere capito sul loro personaggio preferito, raccontando addirittura la fine della serie. Ma ai testi c'era un certo Tiziano Sclavi, l'unico che poteva permettersi di farlo. In tal senso, il duecentesimo albo ha osato ben poco ed è stato molto "rassicurante": quanto raccontato non ha fatto a pugni con quanto abbiamo scoperto in quasi 17 anni di incubi.

"il duecentesimo albo ha osato ben poco ed è stato molto "rassicurante""    

Considerando la quasi totale assenza di continuity nella serie (a proposito, rivedere Xabaras , anche se solo in una vignetta, ha fatto provare al sottoscritto emozioni da troppo tempo dimenticate) e il progressivo distacco di Sclavi dalla serie, l'asso nella manica "passato di Dylan" era di forte interesse e l'albo ha festeggiato in modo adeguato il traguardo dei duecento albi. Peccato per la pubblicità che la Sergio Bonelli Editore) ha riservato all'albo: troppe anticipazioni, con un'inevitabile effetto "spoiler".

Per ulteriori note ed informazioni, vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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