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" Il lago nel cielo"


Pagine correlate:
Recensione 151

Un buco nell'acqua
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. Cristina e Pippo Neri
Sce. Tiziano Sclavi
   

"Il lago nel cielo" si apre con una scena di un minimalismo credo del tutto inconsueto nella serie dell'indagatore dell'incubo: un Dylan ancora più malincolico del solito intento, con un fare apatico, mesto ed esitante, nella sua abluzione mattutina; un Dylan che poi, inspiegabilmente "carico di ricordi" (non capita a tutti, del resto, di alzarsi, a volte, con un senso di depressione che non riusciremo magari a toglierci di dentro per tutto il resto della giornata?...), si chiude nel ripostiglio di casa e comincia a ripercorrere appunti e vecchie foto fino ad imbattersi nel ritratto di Spring Shorend, un "dimenticato" amore infantile dello stesso Dylan, una timida e dolcissima bambina capace di comunicare con le misteriose creature acquatiche del Loch Whirl, in Scozia.

I funerali del vecchio Bubs, il nonno di Spring, consentono a Dylan, una volta arrivato nel paesino rurale di Crossgate (nei pressi del Loch Whirl), di rivedere il suo antico amore. Ma la bambina fragile e sognatrice di un tempo ha lasciato il posto ad una acidissima top manager per niente disposta a rievocare né tanto meno a rivivere il passato. Senonché, le creature acquatiche tornano a manifestarsi, facendo crollare tutte le certezze della donna in carriera...

"forti i richiami a "Il lungo addio""    
Com'e' evidente, l'idea di base e le atmosfere de "Il lago nel cielo" sono molto simili a quelle de "Il lungo addio" (DD 74), una delle più belle storie di Dylan (storia esplicitamente citata, del resto, alle pag.8 e 9 di questo albo). In entrambi i casi Dylan ha un incontro con un vecchio amore apparentemente dimenticato, incontro che dà il via a una malinconica e poetica ricostruzione, attraverso una serie di flashback, di un passato inevitabilmente irrecuperabile.

Cristina e Pippo Neri, autori del soggetto (e moglie e cognato di Sclavi, detto fra parentesi), introducono però una serie di varianti. Innanzitutto Spring, al contrario di Marina (la coprotagonista de "Il lungo addio"), non è rimasta identica alla se stessa del passato; di conseguenza, mentre in un caso era Marina a guidare Dylan nella riscoperta del loro amore adolescenziale, in questo caso è lo stesso Dylan a cercare di far riemergere in Spring la bambina di un tempo. Il tema centrale de "Il lungo addio", inoltre, era il recupero del ricordo in se stesso. Ne "Il lago nel cielo", al contrario, finisce col predominare, almeno in tutta la parte centrale del racconto, una vera e propria indagine sulla natura delle misteriose creature acquatiche e sul perché esse ossessionino Spring. Mentre, infine, "Il lungo addio" era un ininterrotto viaggio onirico (o surreale), ne "Il lago nel cielo", pur non mancando sogni e/o allucinazioni, la storia si svolge in un contesto realistico (richiamando piuttosto, per questo aspetto, le atmosfere di "Lassù qualcuno ci chiama" DD 136).

La differenza più rilevante fra i due albi, però, è che mentre Marcheselli e Sclavi, coadiuvati dai disegni di Ambrosini, erano riusciti a offrirci una originale rievocazione di un breve ma intenso amore adolescenziale, Sclavi e signora (e fratello della signora) non riescono del tutto ad offrirci qualcosa di altrettanto evocativo.

Beninteso, la sceneggiatura funziona benissimo, malgrado i dialoghi abbondino di frasi stereotipate (come quella pronunciata da Dylan - con un'aria, fra l'altro, da cane bastonato - nell'ultima vignetta di pag.40) e melensaggini retoriche (come la "morale della favola" fatta pronunciare a pag.95 alla vecchia Libby): l'alternarsi fra realtà, sogni e ricordi è ben resa, così come sono ben orchestrati i passaggi fra una sequenza e l'altra (cfr., in particolare, la transizione fra pag.22 e pag.23) e così come molte inquadrature hanno un taglio particolarmente suggestivo (cfr. la primissima vignetta dell'albo; o, ancora, la prima vignetta di pag.8 e la seconda di pag.23, nelle quali la collocazione in alto del punto di vista "annega" ancora di più Dylan nel lago dei libri, delle agende, degli appunti dai quali è circondato...).

Quel che proprio non funziona, invece, è il soggetto, il quale, dopo le buone premesse iniziali, finisce sempre più col fare acqua da tutte le parti (ehm, questa battuta era un po' facile, vero? ;-)); o meglio si rivela, per dirla tutta, un bluff! Dopo aver creato un senso di mistero sulla natura degli "acquatici", sui periodici svuotamenti del Loch Whirl e sulle angosce di Spring, Cristina e Pippo Neri pensano bene, infatti, di cavarsela giocando maldestramente la carta dell'autoreferenzialità narrativa (cfr. le "spiegazioni" che la creatura acquatica fornisce a Dylan a pag.88).

Io non sono uno di quei lettori che vogliono che tutto sia sempre spiegato per filo e per segno. Mi limito a chiedere, in qualità di lettore che non ama essere preso per i fondelli, che le spiegazioni, una volta che vengono date, non siano palesemente ridicole.

Risibile, inoltre, anche la spiegazione pseudo-psicanalitica del perché Spring si sia trasformata, eliminando del tutto la propria sensibilità di bambina, in una donna in carriera, ovvero il modo in cui la piccola Spring rimuove d'un colpo la morte dei propri genitori (cfr. pag.93-94).

Se a tutto questo si aggiungono luoghi comuni sul saper preservare il "fanciullo" che è in noi, la solita crociata tipicamente sclaviana contro computer e cellulari (visti, di per se stessi, come un male) e facilonerie come il far desiderare a Spring, nel finale, di abbandonare la Lomax Inc. per diventare una scrittrice di libri per bambini, si capirà perché io abbia deciso di dare al soggetto un misero 2/2...



DISEGNI
Bruno Brindisi    

(23k)
Spring e il suo doppio acquatico
disegno di Brindisi
- (c) 1999 SBE
   
Impeccabile, come sempre, la resa grafica di Brindisi, bravissimo nel suggerire la malinconia di Dylan Dog sin dalla prima vignetta dell'albo, così come nel disegnare qualunque tipo di ambiente (dalla città sotto il lago al ripostiglio in cui Dylan si accovaccia in cerca di ricordi, dalla vegetazione che circonda il Loch Whirl al fumoso interno del Water Witch Inn...). Da lodare, inoltre, la sua capacità di inventare un gran numero di fisionomie diverse non solo per i vari comprimari della storia, ma persino per le comparse più effimere (cfr. l'ultima vignetta di pag.24, la prima di pag.37, la terza di pag.40...). Una dote, questa, che molti altri pur apprezzabili disegnatori non hanno.

A volergli trovare un difetto, si potrebbe dire che il tratto deciso e marcato di Brindisi poco si adatta a riprodurre le numerose creature acquatiche presenti nel testo, in quanto fa mancare loro quel senso di leggerezza che degli esseri fatti d'acqua dovrebbero per l'appunto avere. Credo però che un compito del genere sarebbe stato arduo da assolvere anche per un qualunque altro disegnatore. Anche il Dylan acquatico di copertina, ad esempio, non è a mio avviso molto convincente, malgrado Stano possa far ricorso, contrariamente a Brindisi, all'uso del colore.



GLOBALE
 

Un buco nell'acqua, quindi, in ragione, essenzialmente, di un soggetto fondato su dei presupposti troppo fragili. Tutto sommato, però, il talento congiunto di Sclavi & Brindisi fa sì che questo numero di Dylan sia comunque di piacevole lettura. Ecco dunque che, in definitiva, il voto globale resta relativamente alto.

Due parole, infine, su questa stessa recensione. Vi sarete senz'altro accorti, percorrendo il What's new di questo mese, che ci sono ben due recensioni de "Il lago nel cielo". Perché? Tutto nasce dalla voglia mia e del mio amico Vincenzo Oliva di confrontare compiutamente (ovvero: in forma per l'appunto di recensione) i nostri pareri diametralmente opposti su questo albo (qualcosa di simile è stato fatto anche per la recensione a "Il ragazzo dai capelli bianchi" MV 22, per il quale ci siamo scomodati, sia pur in maniera diversa, addirittura in tre :-)).

Lo spirito col quale io e Vincenzo abbiamo inteso questo esperimento era essenzialmente quello di divertirci a battibeccare amichevolmente; e, per altri versi, quello di "ufficializzare", una volta tanto, una delle epiche divergenze di opinioni che talvolta infiammano ;-) la mailing list interna di uBC. Per il resto, tutto quello che possiamo sperare è che anche chi ha scelto di scaricare entrambe queste recensioni possa aver trovato almeno un poco divertente e/o interessante questo esperimento.

 

 


 
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